Il “Piano Salva Stati”: perplessità e oscillazioni

Le borse aprono in ribasso dopo l’exploit di ieri e in molti solevano dubbi e perplessità sull’attuazione del “Piano Salva Stati” varato dall’Ue

di Silvia Nosenzo

Erano le 2 di mattina ieri, quando i Ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno varato il cosiddetto “piano salva Stati” per difendere l’euro, che prevede un supporto di 750 miliardi di euro in aiuto dei 16 membri deboli dell’eurozona.

Tre sono state le principali misure adottate:

  • Lo stanziamento di 60 miliardi di euro controllati dalla Commissione Europea x stabilizzare quei paesi che sono sull’orlo del collasso finanziario. Il capitale verrà preso in prestito dai mercati, utilizzando il budget dell’Unione Europea come collaterale. Siccome però legalmente il budget dell’Ue non può andare in rosso, tutti i 27 membri sono pronti a intervenire di tasca propria qualora i Paesi più deboli non siano in grado di restituirli.
  • Sulla base di un accordo tra i governi dei membri Ue verrà creato uno speciale fondo che immetterà 440 miliardi di euro sui mercati, tramite prestiti e garanzie di prestiti da parte dei 16 membri della moneta unica. Sarà la Commissione Europea a gestire il fondo che avrà una durata di 3 anni.
  • Il Fondo Monetario Internazionale porterà un contributo di 220 o 250 miliardi.
  • La Banca Centrale Europea ha accettato di iniziare a costruire un mercato finanziario tra i vari governi europei.

Rimane qualche perplessità:

  • Fonti ben informate sostengono che i ministri dell’Ue non abbiano ancora ben chiaro in mente come funzionerà il loro piano: avrebbero solo smesso di interrogarsi, preparando un piano nelle prime ore del mattino consapevoli del fatto che i mercati stavano per aprire in Asia.
  • Il piano implica la nascita di un’unione fiscale in cui i Paesi ricchi e forti pagano per i più deboli. Ma questo creerebbe ulteriori problemi a Paesi già fortemente indebitati come Italia, Portogallo e Francia.
  • Jörg Krämer, economista della Commerzbank, ha notato lunedì in una nota che l’eurozona si sta trasformando da unione monetaria in unione per il trasferimento di capitali, e sottolinea che questo potrebbe essere pericoloso dal punto di vista politico, perché è difficile credere che i Paesi che ricevono supporto lasceranno dettare le politiche economiche agli altri. Inoltre, secondo Krämer, questi ultimi non hanno alcun interesse nel fornire un aiuto economico permanente agli Stati più in difficoltà.
  • Benché ai mercati venga detto di trattare l’eurozona come una singola fortezza, difesa da un budget illimitato, non si sta preparando il terreno per un’unione fiscale. Il governo centrale europeo è ancora debole e deve creare nuove strutture per amministrare gli aiuti promessi, e alcuni capi dei governi dei Paesi membri, come la Merkel, ancora esitano a sottolineare l’importanza del piano salva Stati.
  • Jean Claude Trichet, Presidente della Banca Centrale Europea

    Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, ha messo in guardia i governi europei, che devono raggiungere gli obiettivi sul deficit a cui hanno acconsentito all’indomani della creazione dell’euro: nonostante il piano salva Stati devono continuare a tagliare le spese di governo.

In ogni caso, ieri i mercati sembravano essersi ripresi: il Dow Jones ha chiuso a +3,92%; a Piazza Affari l’Ftse Mib ha chiuso a +11,28%, Sono balzati anche gli scambi, che hanno toccato i 7 miliardi di controvalore, arrestandosi a 6,99 miliardi di euro, il nuovo record dell’anno.

Oggi, invece, le Borse Europee hanno avuto una brusca frenata: Parigi ha ceduto il 2,14%, Francoforte ha perso l’1,61%, e Londra è calata dell’1 per i timori legati alla perdurante instabilità nell’eurozona. A Piazza Affari, invece, l’indice Ftse Mib ha perso l’1,3%. Come conseguenza, anche le borse asiatiche hanno chiuso in ribasso: l’indice Nikkei ha perso 119,60 punti, registrando un calo dell’1.14.

Foto home page via venetoagricoltura.org

Foto 1: via centromedicoagora.it

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