Il Pd e il caso Sardegna: Regionali a febbraio, ma manca il candidato

A quasi un mese dalle elezioni regionali in Sardegna, il Pd cerca ancora il suo candidato dopo il passo indietro - obbligato - di Francesca Barracciu

francesca barracciu pd

Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie del 29 settembre scorso, ha ritirato la sua candidatura alle elezioni regionali (restoalsud.it)

Il prossimo 16 febbraio la Sardegna tornerà alle urne per eleggere il presidente della Regione e a quasi un mese dal voto il Pd è ancora alla ricerca del proprio candidato. Da giorni a Oristano vanno avanti le riunioni dei vertici sardi del partito, incontri conclusi in sostanza con un nulla di fatto.

Chi sarà il candidato del Partito Democratico alle ormai imminenti elezioni regionali ancora non è chiaro. Dopo la rinuncia – obbligata – di Francesca Barracciu, la direzione regionale del Pd continua a valutare diverse ipotesi, ma senza arrivare a una conclusione univoca. I nomi di alcuni papabili riempiono le pagine dei quotidiani e delle testate online, ma la soluzione si fa attendere. Oggi 5 gennaio è prevista un’ulteriore riunione del partito, che la vigilia dell’Epifania segni la svolta tanto attesa?

Il caso Sardegna si sta dimostrando una vera e propria grana per Renzi e i suoi. Il voto in Sardegna dovrebbe costituire il primo banco di provare per la nuova segreteria, che ha insistito affinché la Barracciu rinunciasse alla propria candidatura. Quella dell’eurodeputata infatti non è stato un ritiro spontaneo: la decisione di fare un passo indietro è arrivata dopo diversi incontri ristretti, mirati proprio a convincere l’esponente del Pd a farsi da parte. Un’impresa piuttosto impegnativa per il Pd sardo, poiché il suo vicesegretario regionale non aveva alcuna intenzione di rinunciare al proprio ruolo. Cosa è accaduto in queste ultime settimane in casa Pd?

IL RISULTATO DELLE PRIMARIE – Era il 29 settembre quando Francesca Barracciu vinceva le primarie in Sardegna. Un appuntamento che aveva catalizzato l’attenzione di numerosi elettori del centrosinistra, chiamati a esprimere la propria preferenza su diverse personalità isolane e tra queste individuare chi fosse meritevole di correre alla presidenza della Regione, sfidando ancora Ugo Cappellacci. Il risultato era stato piuttosto chiaro: l’ex sindaco di Sorgono nonché ex consigliere regionale si era imposta sugli avversari con ampio margine. Per lei il 44,32% delle preferenze, con ben dieci punti di vantaggio sul secondo candidato, Gianfranco Ganau, attuale sindaco di Sassari.

Dopo l’investitura popolare, la campagna elettorale con protagonista proprio la Barracciu sembrava ormai cosa fatta. Sembrava appunto, perché subito dopo per la Barracciu, così come per altri consiglieri ed ex consiglieri di diversi schieramenti politici, sono arrivati gli avvisi di garanzia. Nel mirino della Procura di Cagliari è finito il presunto uso illecito dei fondi dei gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. Da qui persino alcuni arresti eccellenti con l’accusa di peculato: due inchieste distinte, ma tra loro collegate. Dinanzi ai magistrati la Barracciu ha poi sostenuto di aver speso i contestati 33 mila euro, per effettuare dei rimborsi benzina per attività sul territorio. Giustificazione piuttosto indigesta all’opinione pubblica, elettori compresi.

«Con me si può vincere e mandare a casa Cappellacci», continuava a ripetere Francesca Barracciu mentre la direzione pressava per il suo ritiro. Nell’isola si attendeva persino l’arrivo di Renzi, ma il neo segretario del Partito Democratico si è limitato a inviare Stefano Bonaccini. Da qui ore di pressing, per un passo indietro che tardava ad arrivare.

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Matteo Renzi, neo segretario del Pd (corriere.it)

LA GIORNATA PIÙ LUNGA – Mentre la base spingeva per la rinuncia, è nella serata del 30 dicembre che è arrivata la svolta, dopo una telefonata con il nazionale. Francesca Barracciu si è ritirata, non senza togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Non consentirò a nessuno e in particolare a chi ha perso le elezioni nel 2009 – ha dichiarato subito dopo il passo indietro, non proprio spontaneo, a chi ha rinvii a giudizio pesantissimi con processo già fissato a maggio 2014 di fare la morale agli altri. Non consentirò di escludere dalle liste persone o partiti, ad esempio il Psd’Az, non graditi a personaggi come questi». Un’aperta polemica con Renato Soru, ex presidente della Regione Sardegna e fondatore di Tiscali.

La Barracciu ha confermato di aver maturato tale decisione per il bene del Pd sardo, ma una scelta di questo tipo sembrava a dir poco inevitabile. Intanto la stessa europarlamentare si è riservata di avere voce in capitolo nelle future scelte del partito, compresa quella sul nuovo candidato.

QUESTIONE DI CREDIBILITÀ – «Perché tutti assieme non facciamo capire che per il bene del Centro Sinistra e della Sardegna è meglio che tutti gli indagati per peculato facciano subito un passo indietro in vista delle elezioni regionali 2014?» Si chiedevano a gran voce i giovani del centrosinistra, firmatari di una lettera indirizzata ai vertici del Pd sardo. Una posizione ferma, e condivisa dai più.

Una questione di credibilità, ma anche di tempestività. È incomprensibile che si arrivi alla vigilia delle elezioni e della scadenza della presentazione di candidature e liste, senza avere ancora un nome certo. Così come lo è stato un passo indietro tardivo, effettuato all’interno di un partito che sposa l’etica di liste pulite e candidati non indagati. Intanto mentre il Pd fatica a trovare una soluzione, da tempo gli avversari hanno iniziato la propria personale campagna elettorale, tra tutti Ugo Cappellacci e la scrittrice Michela Murgia.

Tra qualche ora potrebbe arrivare finalmente un nome, tra i più quotati c’è quello di Francesco Pigliaru: i tempi sono stretti e il Pd sardo non ha più tempo.

Angela Piras
@AngePiras

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