Il PD bolognese “vota” Renzi: la segreteria si avvicina?

Matteo Renzi, un toscano alla conquista dell'Emilia Romagna

Matteo Renzi, un toscano alla conquista dell’Emilia Romagna

Bologna – Un fiorentino alla conquista di Bologna. Non si parla di disfide e lotte medievali, ma dell’apparizione di Matteo Renzi, sindaco del capoluogo toscano, alla Festa dell’Unità del capoluogo emiliano. Un’apparizione applaudita e partecipata, con la presenza di numerosi esponenti del Partito Democratico, a cominciare dal sindaco Virginio Merola, fino ad arrivare ai segretari della provincia di Bologna e della regione Emilia Romagna che, seduti in prima fila, hanno applaudito e sostenuto il discorso del giovane rottamatore.

Recuperare il voto dei delusi, attingere al bacino elettorale del Popolo della Libertà e del MoVimento 5 Stelle, aprire alla discussione locale della linea nazionale e, soprattutto, ridurre il fenomeno delle correnti e della contrapposizione interna. Questi, in sostanza, i punti del discorso (e programmatici) del 38enne sindaco, che sembrerebbe aver conquistato così i confinanti emiliani, che neanche un anno fa avevano assegnato a Pier Luigi Bersani quasi il 61% delle preferenze nel ballottaggio delle primarie.

«Sogno un Pd che smetta di chiedere la linea a Roma ma che parta da chi lavora sul territorio, dai sindaci e non da quelli che pensano di essere superburocrati», ha detto Renzi, rivolgendosi a quasi quattromila persone, alle quali si è rivolto con un messaggio chiaro e contundente, che risponde alle polemiche dei bersaniani: «Io non mi sono candidato per prendere il partito, ma per restituirvi il partito».

La posizione dell’elettorato delle primarie, che proprio a novembre lo aveva accreditato del 40% dei voti, sembra però aver fatto breccia anche nella nomenklatura del Pd, e in particolare nell’ex segretario Dario Franceschini, che a margine della Festa nazionale di Genova aveva detto: «Se come ha detto in questi giorni, Matteo Renzi lavorerà per innovare e unire, e non per dividere, sono pronto a votare per lui».

Un endorsement importante per Renzi, che viene ancora visto da molti protagonisti della scena politica democratica – Bersani in testa, D’Alema, Civati e Cuperlo che dovrebbero sfidarlo alle prossime primarie – come un ostacolo, ma che invece potrebbe, in ottica futura, riportare alla vittoria lo schieramento di centrosinistra, sottraendolo al giogo dell’alleanza con la destra di Silvio Berlusconi. Sarà vera gloria? Alle urne – delle primarie, e nazionali – l’ardua sentenza.

Stefano Maria Meconi

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