Il Pd apre all’arresto per Berlusconi

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Il senatore Maurizio Migliavacca del pd

Roma – Qualcosa sembra chiudersi attorno a Silvio Berlusconi e potrebbero essere le sbarre del carcere. Se i grillini avevano già annunciato che al Senato potrebbero votare a favore del suo arresto, in caso i pm di Napoli avanzassero la richiesta per l’indagine sulla corruzione del senatore De Gregorio, oggi è una voce dal Pd a comunicare quanto la possibilità sia presa in considerazione anche dalla sinistra.

«Se in Parlamento arrivasse una richiesta di arresto per Silvio Berlusconi e gli atti fossero corretti e fondati, il Pd non avrebbe alcuna preclusione a dire di si. Noi rispettiamo il lavoro dei magistrati». Le parole sono di Maurizio Migliavacca, un democratico che appartiene alla cerchia dei fedelissimi del segretario Bersani, che le ha pronunciate durante un’intervista a Sky Tg24. Così, mentre i parlamentari del Pdl minacciano l’Aventino, Movimento 5 Stelle e sinistra si dicono disponibili ad analizzare la questione.

Il calcolo al Senato è presto fatto: se l’opinione di Migliavacca rispecchiasse quella della maggioranza dei suoi, per Berlusconi si aprirebbero nuove porte, quelle del carcere (o quantomeno dei domiciliari; c’è già chi scommette sulle sue precarie condizioni di salute in merito). La nota di ieri del presidente Napolitano sembra quasi mirata a tenere a bada i pm troppo solerti con queste richieste ma è anche vero che l’impegno politico non può essere agitato come bandiera per un’immunità di fronte alla giustizia, come segnalava lo stesso inquilino del Quirinale.
La sfida, quindi, sarà estremamente delicata e molto del futuro politico del paese potrebbe giocarsi a cavallo di due aule: quella del Senato e quella del tribunale.

All’equilibrio giudiziario, si aggiunge anche il rischio di una decisione per l’ineleggibilità nella Giunta di palazzo Madama: la legge 361/1957 prevede infatti che i concessionari di un servizio pubblico non siano eleggibili e Mediaset, di proprietà di Berlusconi, detiene la concessione pubblica per le trasmissioni via etere. Sono le parole di Vito Crimi, futuro capogruppo grillino al Senato, a inchiodare Berlusconi anche a questa responsabilità: «Voteremmo anche per l’ineleggibilità – aveva detto – se saremo in Giunta per le elezioni. Ci aspettiamo, comunque, che altri votino per l’ineleggibilità. Poi sia Berlusconi a fare ricorso».
Fuori dal Conclave, Berlusconi rischia di trovarsi anche fuori dalla politica. Eppure potrebbe “finire dentro”.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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