Il Paraguay alle prese con la sospensione dal Mercosur

Fernando Lugo, presidente deposto

Il 28 giugno scorso, il Mercosur – organizzazione di stampo economico formata da diversi stati dell’America meridionale – ha votato la sospensione dello stato del Paraguay, alle prese con una crisi istituzionale che ha portato alla destituzione dell’ex presidente Fernando Lugo a seguito di un contestato procedimento di impeachment.

Appena sei giorni prima la riunione del Mercosur, infatti, il senato del Paraguay aveva votato a favore – 39 voti favorevoli, 4 contrari – della rimozione di Fernando Lugo, messo in stato di accusa per cattiva gestione degli affari del Paese e, in particolare, per la mancata risposta agli scontri di metà anno tra contadini e forze dell’ordine, che avevano fatto 17 morti.

Il voto, fortemente contestato da tutti i paesi latino-americani, è però previsto dalla costituzione del Paese all’art. 194, nel quale si specifica la possibilità del voto di censura nei confronti delle alte cariche dello Stato e la rimozione delle stesse con una maggioranza dei due terzi di ciascuna camera componente il Congresso. In tal caso, è il vicepresidente ad assumere l’incarico di presidente.

Ciò che ha insospettito la Comunità internazionale – e che ha portato a una lunga serie di richiami degli ambasciatori – è il clima nel quale si è svolta l’intera procedura, giudicata irregolare ed eccessivamente rapida rispetto ai dettami costituzionali già citati, e che farebbe pensare ad una volontà golpista del Parlamento, ipotesi questa che merita una breve digressione storica.

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Il Paraguay, come gran parte degli stati dell’America del sud, dopo aver ottenuto l’indipendenza – in questo caso, dalla Spagna – ha conosciuto uno sviluppo democratico, sino al periodo dittatoriale della presidenza di Alfredo Stroessner

Il presidente in carica Federico Franco

Matiauda, che detenne il potere ininterrottamente dal 1954 al 1989. Durante la dittatura, il Partido colorado – d’ispirazione nazionalista e conservatrice – fu l’unico ammesso al voto, avendolo Stroessner reso suo strumento di rappresentanza nel Parlamento.

Dal ritorno della democrazia, il partito ha conosciuto un lento declino, culminato con la sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2008, che videro prevalere il candidato dell’Alleanza patriottica per il cambio Fernando Lugo, ma ha mantenuto una pur risicata maggioranza in ambedue i rami del Congresso.

Il clima d’incertezza politica, al quale si aggiunge una storia tutto fuorché tranquilla, potrebbe fare immaginare che il Paraguay si avvii verso un ritorno al potere dei nazionalisti. La sospensione dello stato dal Mercosur, che ha effetti solo politici e non economici – il paese è infatti alle prese con un difficile recupero dalla crisi economica mondiale del periodo 2008-2010 – terminerà solo ad aprile 2013, quando la nuova tornata di elezioni presidenziali porterà, salvo scenari diversi e non certo auspicabili, all’elezione di un capo di Stato legittimato dai circa due milioni di elettori paraguaiani.

Fino ad allora, il Paraguay resterà bloccato nel limbo di una presidenza, quella di Federico Franco, ufficialmente e costituzionalmente corretta, ma ufficiosamente frutto di manovre ancora da chiarire.

Stefano Maria Meconi

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