Il Paradiso all’improvviso. E con pochi euro

Una speciale intervista sul sogno di mollare tutto e fuggire in un paese esotico. Con il portafogli (quasi) vuoto. L’intellettuale napoletano Attilio Wanderlingh ci spiega come parlando del suo ultimo libro, “Scappo via! Paradisi esotici dove vivere alla grande con meno di mille euro al mese”. Una guida per gli Eden a basso costo

di Adriano Ferrarato

Paradisi esotici Da dove nasce l’ idea di questo libro?

In realtà l’idea un po’ romantica e avventurosa della “fuga” ha sempre pervaso l’animo degli uomini ed è diventata persino argomento di molta buona o cattiva letteratura. Continuare a scriverne è quasi un obbligo, soprattutto da quando, negli ultimi dieci anni, la “fuga” nei paesi esotici sta assumendo aspetti quasi di massa in rapporto al passato. Personalmente da cinque anni (l’Autore divide il suo tempo anche con la sua abitazione sulla costiera amalfitana) ho scelto di risiedere sei mesi all’anno in Kenya, durante i nostri mesi invernali che lì corrispondono ai mesi più gradevoli.

Quanto ha contato nella sua decisione di scriverlo l’esperienza di vita in Kenya?

In effetti la realtà sociale ed economica vissuta in Kenya mi ha spinto a riflettere sul fenomeno di questa lenta, ma costante trasmigrazione all’estero; tuttavia solo la conoscenza di tanti altri paesi di altri continenti mi ha permesso di generalizzare il fenomeno e quindi di documentarlo in una vera e propria guida dal titolo “Scappo via!”.

Come mai in Kenya e in altri paesi esotici che lei cita (ad esempio Tunisia, Egitto, Capo Verde, Thailandia) vi sono queste condizioni economiche così favorevoli? Quanto il turismo ha inciso in questo?

Purtroppo i privilegi degli occidentali che si recano in uno dei paesi esotici citati nel mio libro derivano dalla mancanza di privilegi delle popolazioni di quei luoghi: ad esempio in Kenya un manovale guadagna 70 euro al mese, un insegnante 160 euro, un manager non raggiunge i duecento euro mensili. E’ facile intuire che rispetto a questi stipendi locali, la pensioncina di 800 euro o un reddito di 1000 euro – che in patria sono sinonimi quasi di povertà – consentono in questi paesi a qualsiasi occidentale una vita non solo dignitosa, ma quasi lussuosa. Il turismo ha inciso in questo? Certamente, ma  nel senso che ha permesso la conoscenza di questi luoghi a tantissimi stranieri, una piccola parte dei quali ha poi scelto di ritornarvi più o meno stabilmente. Ciò ha innescato un altro fenomeno: la crescita di una edilizia residenziale a bassissimo costo, consentita dai prezzi irrisori del terreno e dai costi competitivi della manodopera.

Paradisi esotici In che modo ha raccolto tutti i dati per scrivere il suo libro? Sono luoghi che lei ha visitato di persona?

Come già detto, i dati derivano da una diretta esperienza. Tutte le località citate sono state meta di miei viaggi: infatti esistono molte altre nazioni che sarebbe stato utile citare, ma per correttezza non sono state inserite proprio perché mancava una mia diretta esperienza sul luogo. Ma naturalmente cifre e particolari sono anche frutto di un lavoro di documentazione a cui hanno concorso amici del luogo e  i preziosi “forum” sull’argomento che affollano internet.

Oltre ai singles e ai pensionati, quali altre categorie di persone decidono di tentare questo nuovo stile di vita all’estero? Quali sono le motivazioni principali, oltre a quelle economiche, che spingono a fare questo?  Possiamo considerare la fuga all’estero solo come un tentativo di evasione dal soffocamento della nostra società moderna o è anche spirito di avventura?

Fino a cinque anni fa la netta maggioranza dei “fuggiaschi” erano pensionati che godevano di un piccolo reddito che garantiva loro una sicurezza economica nella nuova nazione prescelta e una possibilità di ritorno in Italia nell’alveo familiare per alcuni mesi all’anno. Da qualche tempo le cose sono cambiate: almeno il 50% dei “fuggiaschi” appartengono alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 50 anni. In sostanza si è fatta strada la filosofia che dovendo scegliere tra essere precario in patria o essere precario all’estero è comunque meglio optare per il sole dei tropici. Proprio in quest’ultima categoria giovanile o semigiovanile trovi quella fascia di residenti all’estero che sceglie di “scommettere” in attività imprenditoriali o in lavori stabili nel settore dei servizi legati al turismo.

Oltre alle scuole subacquee, agenzie immobiliari e ristoranti, di quali altri impieghi ha potuto constatare in questi paesi?

Il ventaglio è davvero ampio e tutto è demandato alla fantasia e all’esperienza che uno possiede. Ad esempio nella cittadina dove risiedo in Kenya, a Malindi, un giovane imprenditore si è inventato dal nulla un’azienda casearia che tra l’altro produce dell’ ottima “mozzarella” africana!

Come mai molti rimangono delusi da questa esperienza? Se io decidessi di seguire l’esempio del suo libro, cosa dovrei fare per andare a vivere in un paradiso esotico?

Il paradiso sulla terra non esiste ed in ogni luogo troverai non solo difficoltà da superare, ma un vasto elenco di rinunce a standard di vita occidentali. Ma in generale i “delusi” appartengono sostanzialmente a due categorie: quelli che sono partiti senza un euro in tasca, confidando nel miracolo di un facile successo senza sforzo; e quelli che si sono catapultati in un luogo senza prioritariamente conoscerlo, senza passarci prima qualche sperimentale mese di vacanza, senza un indirizzo o una conoscenza che possa indirizzarli o aiutarli.Paradisi esotici

Se però un consiglio fondamentale va dato a chi si voglia apprestare a compiere questo salto, è il senso umano da dare a questa scelta: è molto importante non chiudersi nella comunità italiana del luogo prescelto, non fare la vita da “neocolonialista“, non restare uno straniero in un paese straniero. Bisogna tentare invece di avere un rapporto con la popolazione locale, esserle – se è possibile – d’ aiuto, sforzarsi d’impararne la lingua. Non a caso nel mio libro per ogni paese ho inserito un capitoletto dal titolo “come rendersi utile”. Ed è facile: in Africa, ad esempio, con 5 euro puoi regalare una visita medica specialistica ad un bambino ed in molti casi salvargli la vita. Non è forse questa la soddisfazione più bella in una nuova scelta di vita?

La domanda più classica di tutte: perché comprare questo libro?

Semplice: perché senza informazioni e senza riferimenti concreti la “fuga” non può far parte nemmeno di un sogno.

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Una risposta a Il Paradiso all’improvviso. E con pochi euro

  1. avatar
    Laura 31/12/2009 a 15:30

    Nella nostra libreria l’abbiamo venduto bene…forse perchè c’è un desiderio di fuga davvero sentito e condiviso, fuga da questa società e da questa contingenza storica. Speriamo che il libro dia davvero buoni consigli..soprattutto applicabili!

    Rispondi

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