Il Papa all’attacco dei ‘media ostili alla fede’

Giunto a Malta per incontrare (a porte chiuse) 8 vittime di abusi perpetrati da preti pedofili, Benedetto XVI coglie l’occasione per ammonire quei media portatori di «idee e valori che sono talvolta in contrasto con quelle vissute e predicate da nostro Signore Gesù Cristo»

di Pietro Paciello

Benedetto XVI

Come annunciato da giorni, papa Benedetto XVI, in visita a di Malta per commemorare l’anniversario dello sbarco sull’isola di San Paolo, ha incontrato, nella nunziatura apostolica di Rabat e a porte chiuse (segreto pontificio?), un gruppo di 8 fedeli molestati in gioventù da ecclesiastici.

La descrizione dell’incontro è affidata (e non poteva essere altrimenti) a una nota, redatta in inglese, della sala stampa vaticana: “Egli (il papa, ndr) era profondamente commosso dalle loro storie ed ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ha pregato con loro ed ha garantito loro che la Chiesa sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere per indagare le accuse, assicurare alla giustizia coloro che sono responsabili degli abusi e applicare effettivamente le misure tese a salvaguardare i giovani in futuro

Lawrence Grech

Chissà se il pontefice, in quegli intensi attimi di commozione (e di vergogna), abbia anche invocato il perdono di quella piccola delegazione di maltesi esibendo loro (magari tradotto dal latino all’inglese) il documento-circolare firmato nel 2001, assieme al suo sodale Bertone, non per “salvaguardare i giovani in futuro”, bensì i mascalzoni in tonaca che abusavano di loro. Probabilmente, la reazione di quella piccola delegazione di abusati che ha espresso “soddisfazione” per quell’incontro sarebbe stata differente. Soprattutto quella di Lawrence Grech, gestore di una piccola società di pulizie di tappeti, che ha dichiarato, dopo l’incontro, di sentirsi “liberato e sollevato da un grande peso”, nonché di sentirsi nuovamente “un cattolico convinto”.

La visita di papa Ratzinger a Malta si è così tradotta in un grosso successo che ha consentito al Vaticano di recuperare parte del prestigio perduto. Cosa peraltro prevista da Barbara Dorris, portavoce della SNAP, un’associazione americana che raccoglie le vittime di preti pedofili che aveva respinto al mittente la proposta del Vaticano di un incontro con le vittime di pedofilia: “Un incontro è un fatto di immagine che gioca a favore del Papa […] i bambini hanno bisogno di sostanza, non di simboli”.

Infatti, una volta incassata la “soddisfazione” da parte degli otto maltesi e pronto ad altri incontri con vittime di abusi (come affermato anche nella lettera ai cattolici irlandesi sul tema della pedofilia), il pontefice, rivolto ad un gruppo di giovani che lo aveva accompagnato fino al “porto grande” di La Valletta,  ha lanciato un duro attacco contro i media, definiti “ostili alla fede cristiana” e propalatori di “idee e valori che sappiamo non sono ciò che il Signore davvero vuole da noi”; per poi concludere su temi a lui molto cari: “Dovreste essere orgogliosi  che il vostro Paese difenda il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo no all’aborto e al divorzio“.

don Vitaliano della Sala

Concludiamo con una riflessione: che i media spesso diffondano idee non consone alla fede e ai valori (quelli veri) cristiani è un dato di fatto. Ma, volente o nolente, rispecchiano fedelmente il mondo in cui viviamo registrandone i perenni cambiamenti di cui la Chiesa si ostina a non prendere atto. A tal proposito sarebbe utile riflettere sulle parole pronunciate da don Vitaliano della Sala subito dopo aver rilasciato un’intervista: ”A volte penso che l’atteggiamento di chiusura da parte del Vaticano sui temi più svariati, dall’aborto all’eutanasia, dagli omosessuali al divorzio, sia riconducibile ad una certa paura nel voler affrontare il futuro. E questa, secondo me, è mancanza di fede“.

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