Il padiglione delle meraviglie di Ettore Petrolini al Teatro Vascello

padiglione romamoda.it

(romamoda.it)

Al Teatro Vascello di Roma è in scena fino al 13 ottobre Il padiglione delle meraviglie, scritto dal genio di Ettore Petrolini. Lo spettacolo è interpretato da una compagnia di attori di rara bravura: Manuela Kustermann, Emanuele Carucci Viterbi, Gloria Liberati, Giuseppe Sangiorgi, Luigi Pisani, Chiara Lucisano e Massimo Verdastro che è anche il regista della piéce.

Lalli gestisce insieme a sua moglie Zenaide una sorta di zoo dove tiene in gabbia fenomeni da baraccone e uomini dalle capacità insolite: Amlù il selvaggio antropofago, Tigre il guerriero più temibile al mondo, Elvira la sirena e Tiberio il domatore di folle. La vita di questi personaggi ruota intorno agli spettacoli che ripetutamente devono portare in scena nell’arco della giornata e proprio tra uno spettacolo ed un altro si consuma la tragedia che vede protagonisti Tiberio, Tigre ed Elvira. Una piéce amara e cinica, quella con maggior impatto fra tutte i drammi petroliniani. L’attore romano fa un salto indietro nel tempo, descrivendo quel mondo che fu culla fertile nell’età in cui lui stesso si consacrò alla recitazione: Piazza Guglielmo Pepe dove erano solite radunarsi diverse tipologie di esseri umani, fauna variopinta che popolava lo spazio occupato da baracconi precari. E proprio questi loschi individui vengono ritrovati nei tratteggi sommari dei personaggi che “lavorano” dentro Il padiglione delle meraviglie, l’unico punto fisso e di riferimento di queste anime tormentate.

(lanouvellevogue.it)

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Anche il pubblico si disorienta e percepisce solo una vaga parte di quello che accade in questo luogo misterioso, non tutto è comprensibile, si percepiscono solo sussurri, ombre e velature. Tutto diventa immaginazione e gli istinti primari prendono il sopravvento, quelli che veramente sono fondamentali nella vita anche per la sopravvivenza. Ecco che il padiglione si rivela come luogo ancestrale che viene domato dal buio e luce, silenzio e rumore, felicità e paura. Gli interrogativi più ostici sorgono e tormentano chi resta interdetto tra il torpore e la verità. Improvvisamente però le creature che abitano questo luogo si distaccano dalla loro realtà e vestono panni comuni, perdendo le loro caratteristiche e iniziano a dare voce alla loro interiorità solo per pochi attimi. Così si concretizza ciò che Petrolini chiamava “Slittamento“, ossia una fuga dal testo che è una prigione. L’attore deve sapere entrare ed uscire dal personaggio.

Questo processo sembra che affondi le sue origini nella psiche di ogni attore che sa trasformarsi in una persona opposta a quella che interpretava. In verità questi personaggi disgraziati sono solo il frutto di una vita condotta malamente e al margine ma la loro interiorità sembrerebbe essere intaccata, profonda, impetuosa e talmente nascosta che solo in alcuni rari momenti ha la necessità di eruttare e farsi sentire disperatamente. Quest’opera così malinconica vuole incitare l’umanità al rinnovamento, lasciando presagire una profonda speranza nell’uomo che potrà un giorno decidere di abbandonare i suoi vizi e lasciarsi trascinare dal puro istinto  per poter evolversi verso una nuova direzione.

Giulia Orsi

Foto: lanouvellevogue.it:romamoda.it

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