Il nuovo libro di Sándor Márai: Sindbad torna a casa – la recensione

 

Il nuovo libro di Sandor Márai

Sindbad torna a casa - la copertina

E’ uscita in tutte le librerie una nuova edizione del libro di Sándor Márai Sindbad torna a casa (Adelphi 2013, «Biblioteca Adelphi» € 18,00), comparso per la prima volta in assoluto nel 1940 e ora riedito dalla casa editrice Adelphi, nel corso dell’opera di progressiva pubblicazione o ristampa di tutta la produzione dell’autore ungherese.

Sindbad è il soprannome di un personaggio realmente esistito: lo scrittore Gyula Krúdy, dandy della bohème letteraria dei primi del ‘900, celebre per essere stato un gentiluomo, ma con una forte inclinazione allo sperpero del denaro in gioco, vita notturna e corse dei cavalli, oltre che per le numerose amanti. Sándor Márai rimase tanto affascinato da tale personaggio da farne il protagonista di questo libro, immaginandolo come un uomo quasi alla fine dei suoi giorni, minato dalle conseguenze di una vita dissoluta, che compie un ultimo simbolico viaggio in una Budapest divisa tra il progresso e la propria identità ormai quasi totalmente perduta. 

Il protagonista ha infatti ormai superato i cinquant’anni, la salute è cagionevole e la mancanza di denaro è cronica. Ma non opprimente, almeno per quanto lo riguarda: si è rassegnato da tempo al suo pessimo rapporto coi soldi. Tuttavia si è accasato con la prima donna dalla quale non abbia sentito l’impulso di fuggire e con lei ha avuto una bambina. Ora però non hanno i fondi per il cibo, per pagare le bollette e nemmeno per  permettere alla figlia Zsòka un vestito buono per gli esami. Allora Sindbad esce di casa, con la ferma intenzione di procurarsi il necessario per le esigenze della famiglia.

Ma da qui inizia il suo viaggio attraverso Budapest, una città che non riconosce più: non è la Patria in cui gli scrittori e i gentiluomini in genere venivano rispettati e remunerati per il loro valore e dove nei bagni turchi si potevano incontrare gli intellettuali più in vista della città «perché qui…Occidente e Oriente si confondevano nella nebbia bollente».  Non è neppure più la città dei caffè in cui passare interminabili ore in silenzio coltivando solitudine e memoria  e sono ormai pochi i ristoranti dai quali esce, invitante e delizioso, l’odore del gulasch.

Sindbad compie l’errore di salire su una carrozza pubblica e dirigersi in città: da qui i suoi propositi si sciolgono e inizia a visitare tutti quei posti di una Budapest che non c’è più, interagendo con i personaggi e i luoghi del suo glorioso passato che sta lentamente andando in frantumi per lasciare spazio al progresso e a una nuova politica. Quest’ultima avventura terminerà solo verso l’alba successiva quando Sinbad tornerà verso casa nella carrozza ciondolante, con una certezza in più: «bisogna andarsene via per tempo da un mondo con cui, in realtà, non abbiamo più nulla da spartire».

Sándor Márai utilizza un pretesto narrativo di pura invenzione per affrontare un tema doloroso che ha contraddistinto tutta la sua vita: la delusione per la direzione sociale e politica scelta dall’Ungheria che lo porterà, pochi anni dopo la prima pubblicazione di Sinbad torna a casa, all’esilio in Svizzera, in Italia e infine gli Stati Uniti, Paese in cui morirà suicida in età avanzata, pochi mesi prima del crollo del comunismo.

libro di Sándor Márai

Sándor Márai www.evbtg.blog.tiscali.it

L’autore prende quindi un personaggio dal quale era molto affascinato per intraprendere un viaggio simbolico in una città sospesa tra la fine di un’epoca, vista con rimpianto e nostalgia, anche a seguito della mancanza di identità nazionale seguita alla frammentazione dello Stato e del popolo ungherese al principio degli anni ‘20 e l’inizio di una nuova era, ancora tutta in divenire al momento della stesura, ma che porterà nel giro di qualche anno all’alleanza coi regimi fascisti di Italia e Germania e in seguito all’annessione alla dittatura sovietica, costringendo Márai a fuggire.

Il libro è certamente complicato. Innanzitutto per la tecnica narrativa, assimilabile per certi versi allo stream of consciousness di Joyce, sia per il pretesto del viaggio simbolico che avvicina Sindbad a Leopold Bloom dell’Ulisse, sia per il fatto che ogni riflessione e ogni vicenda passano per la testa del protagonista in un continuo flusso di pensieri, ricordi e deduzioni, pur senza mai raggiungere l’estremismo stilistico dell’autore irlandese e degli altri seguaci della suddetta tecnica narrativa. In secondo luogo per i continui riferimenti a personaggi e situazioni conoscibili solo agli ungheresi o ad appassionati della storia magiara.

Resta tuttavia da sottolineare che, come accade spesso per libri di difficile lettura, è anche un concentrato di informazioni preziose sulla cultura e la storia del Paese d’origine di Sándor Márai: aspetto che rende Sindbad torna a casa una pietra preziosa della letteratura europea del novecento.

Sándor Márai. Sindbad torna a casa. Adelphi 2013, «Biblioteca Adelphi» € 18,00

Daniele Leone
@DanieleLeone31

Foto in copertina: www.albin-michel.fr

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