Monti-bis. Soluzione gradita dai politici o anche dal cittadino?

Roma – Una parola che può essere paragonata al tormentone dell’estate in ambito politico: il Monti-bis. In prima fila, tra i più strenui sostenitori dell’attuale presidente del Consiglio, troviamo l’Udc di Pier Ferdinando Casini, che non ha mai nascosto il desiderio di affiancare Mario Monti al timone del nostro Paese anche per le prossime elezioni.

Monti-bis. Il presidente del Consiglio Mario Monti

Il presidente del Consiglio Mario Monti

In termini cronologici, l’ultima esternazione di appoggio totale nei confronti di Monti proviene dal vicepresidente della camera dei Deputati Rocco Buttiglione. «Riteniamo che dopo queste elezioni – afferma l’esponente dell’Udc – bisognerà tornare da Monti e chiedergli di governare un Monti bis». Lo stesso Casini sembra non prendere in considerazione altre soluzioni quando dichiara che «dopo Monti c’è solo Monti».

Dello stesso parere, invece, non sono i rappresentanti del Pd che, per quanto sottolineino continuamente di sostenere il governo tecnico fino al termine del mandato, tramite le parole di Pier Luigi Bersani fanno sapere: «Tocca agli italiani e solo agli italiani decidere chi governerà».

Sul fronte centro destra, il segretario del Pdl Angelino Alfano apre un possibile spiraglio ad un Monti-bis, ma soltanto nel caso in cui il presidente del Consiglio si candidi per le prossime elezioni.

Bocciatura totale di questa eventualità giunge dalla Lega Nord e dall’Italia dei Valori, con il segretario del Carroccio, Roberto Maroni, che vede quasi improbabile una candidatura di Monti visto che «il Paese resta sull’orlo dell’abisso».

Il diretto interessato, per ora, continua a negare un succedersi a se stesso a Palazzo Chigi. Definisce il governo tecnico come limitato nel tempo, e certo che al termine del suo mandato, gli italiani saranno in grado di trovare un nuovo leader all’interno di quei partiti che hanno recuperato credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, avendo dimostrato responsabilità in questo periodo di transizione.

A livello politico, quindi, non c’è uniformità di pensiero, che può creare diversi scenari per le prossime elezioni. Di certo per ora non si può dare nulla per certo.

La sorpresa, però, proviene dai cittadini che bocciano il governo tecnico, ma non la persona di Monti, augurandosi di vederlo nelle schede elettorali a concorrere, nuovamente, per la guida del nostro Paese.

La fonte è rinvenibile nella ricerca “Atlante Politico”, svolto dall’istituto Demos & Pi per il quotidiano la Repubblica. Il sondaggio è stato svolto nella prima settimana di settembre, con un campionamento (1351 intervistati), reputato dall’istituto stesso rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni.

Al quesito inerente una valutazione sull’operato del governo tecnico, il 52% degli intervistati ha espresso un giudizio positivo. Evidente, però, la drastica diminuzione di questo risultato se confrontato a quello che fa riferimento al mese di novembre, quando Monti s’insediò a Palazzo Chigi (78,6 %). Dimostrazione lampante di come l’euforia, per le dimissioni di Silvio Berlusconi, fosse alle stelle. Non c’è dubbio che a pesare sono state alcune scelte, ritenute impopolari da molti, fatte dall’Esecutivo in questi mesi. Tra queste primeggiano, naturalmente, le riforme delle pensioni (il 66,9% degli intervistati le valutano completamente negative), l’Imu (il 68,9%) e la riforma del lavoro (il 55,9%).

La figura di Mario Monti è, invece, apprezzata nel 55,2% dei casi (con un aumento rispetto a maggio di quasi il 6%). In calo l’apprezzamento per quasi tutti gli altri leader di partito come Bersani, Antonio Di Pietro, Casini e Gianfranco Fini. Il che conferma il disappunto dei cittadini nei confronti dei partiti ancora alla ricerca della credibilità e della legittimità perse strada facendo.

Monti-bis. Giorgio Napolitano, Mario Monti e la sua squadra di tecnici

Giorgio Napolitano, Mario Monti e la sua squadra di tecnici

Ora è vero che si tratta di una ricerca dove il campione di riferimento, per quanto definito rappresentativo dall’istituto Demos, non può reputarsi una verità assoluta. Mette in luce, però, alcuni aspetti interessanti, oltre la conferma di come i partiti debbano rimboccarsi le maniche durante questi mesi pre-elettorali.

Mario Monti, in questi mesi di governo, è stato, indubbiamente, emblema di responsabilità e serietà, già desumibile dal suo linguaggio utilizzato in pubblico, che da anni non eravamo abituati più a vedere sulla scena politica. Ha messo in luce come l’Italia sia collegata e dipendente all’Unione europea: creandosi quel rispetto in sede internazionale, cosa che il precedente governo non prendeva minimamente in considerazione, ha ottenuto risultati concreti, ma, soprattutto, ha restituito credibilità al nostro Paese agli occhi delle istituzioni europee. È vero che a suo favore gioca il fatto che non è obbligato a rendere conto alle richieste dei cittadini, il che lo porta a muoversi più “liberamente”, pur sempre nei limiti impostigli dal Parlamento. Quest’ultimo, non dimentichiamoci, è responsabile di alcune scelte attuate dal governo tecnico, costretto, in più occasioni, di rivedere alcune di esse per venire incontro alle esigenze di quei deputati e senatori che, nella realtà dei fatti, rappresentano soltanto in apparenza il popolo italiano dopo la caduta del governo Berlusconi.

Naturalmente, non si vuole far passare l’attuale presidente del Consiglio come il salvatore della patria, l’eroe senza macchia. È indubbio però che da quando lui è al governo, sono venute a meno quelle sensazioni di vergogna esperite da noi italiani prima di novembre, che erano divenute ormai una routine.

Una cosa è certa: il cittadino vuole tornare ad avere un ruolo importante, votando un governo veramente rappresentativo delle sue esigenze (secondo sempre il sondaggio della Demos, il 51,9% degli intervistati preferisce un governo di coalizione eletto dal popolo).

Il punto è: chi votare? Ma, soprattutto, come votare? Perché il tempo passa, e, mentre i partiti si dilettano a cercare alleanze, ad elogiare Monti, ad auspicarsi una continuità delle misure intraprese dal governo tecnico, ancora non si hanno certezze sulla famosa riforma elettorale. Alla fine, da parte loro, si tratta di semplice “coerenza”.

Giorgio Vischetti

foto|| biografieonline.it; wikipedia.org; euronews.com

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