Il mondo di Fernanda Pivano in mostra a Milano

MILANO – Fino al 18 luglio 2011, giorno del suo compleanno, si potrà visitare presso la Galleria del Credito Valtellinese nel Refettorio delle Stelline un’avvincente mostra sulla lunga carriera di Fernanda Pivano. Questa donna straordinaria ha lasciato un segno fortissimo nella letteratura del Novecento facendo da ponte tra Italia e Stati Uniti, è stata amica e traduttrice di grandi scrittori e cantautori e ha viaggiato in tutto il Nord Europa, l’America, il Giappone, il Nord Africa, Cuba e i mari del Sud.

Fernanda Pivano. Viaggi, cose, persone è stata ideata da Michela Concina e curata da Ida Castiglioni e Francesca Carabelli, con la consulenza di Enrico Rotelli, assistente della scrittrice e curatore dei “Diari” da lei pubblicati per Bompiani. L’allestimento è firmato da Leo Guerra.

 

Al centro della mostra ci sono i suoi (capo)lavori e le sue traduzioni, in cui seppe interpretare, capire, raccontare un mondo in pieno fermento ancora sconosciuto al nostro Paese, e grazie ai quali più generazioni hanno potuto scoprire gli scritti di Ernest Hemingway, Sherwood Anderson, Francis Scott Fitzgerald, William Faulkner, Gertrude Stein e, ancora, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso, William Burroughs. Documenti originali, in parte inediti, immagini fotografiche, dattiloscritti e testi autografi di grandi autori e, ancora, emozionanti poesie, lettere e disegni per lei realizzati negli anni della sua carriera letteraria.

 

Una carriera iniziata nel 1943 quando per Einaudi pubblica la prima traduzione italiana di “Spoon River” sotto la guida di Cesare Pavese e quella di “Addio alle armi”, libro all’epoca proibito dal Regime per il quale finì in carcere. Ma appena riuscì ad ottenere il visto, l’artista genovese andò in America per conoscere di persona quei grandi autori che le avevano fatto crescere la passione per la libertà. Quegli stessi autori che lei stessa ha contribuito a rendere “classici”.

Ma è soprattutto l’incontro con Fabrizio De André a farle dire «i cantautori sono i poeti di oggi». Una percezione che le ha fatto venire voglia di conoscere di persona alcuni cantautori italiani come Vasco Rossi, Jovanotti, Vinicio Capossela e Luciano Ligabue.

 

In mostra anche alcuni articoli particolarmente significativi, come “Grazie, Fernanda” di Jay McInerney apparso nel 1995 sul “New Yorker”, e una selezione di gioielli etnici raccolti dalla scrittrice durante i suoi viaggi, oltre a quelli disegnati per lei da Ettore Sottsass e da Arnaldo Pomodoro, autore anche della targa del prestigioso Premio Fernanda Pivano, a testimonianza di quanto fosse donna curiosa e appassionata alle più diverse forme artistiche.

Oltre ai gioielli, le testimonianze del sodalizio con Ettore Sottsass vivono anche attraverso le riviste create a quattro mani, “Room 128” e “Pianeta Fresco”, e del volume “C’era una volta un beat”, mitici esempi del design d’autore e oggi vere opere d’arte realizzate con la collaborazione dei più grandi poeti e scrittori della beat generation.

 

«Vorrei aver scritto tre righe che la gente si ricordi», aveva detto in un’intervista del 2001 la Nanda – come la chiamavano i suoi amici – che di parole ne aveva create e tradotte tante su quella sua scrivania «così coperta di carte da non lasciarle spazio per appoggiare le braccia». Parole impossibili da dimenticare come quelle scritte il giorno del suo novantaduesimo compleanno – un mese esatto prima della sua morte – sulle pagine de Il Corriere della Sera: «Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme».

Natalia Radicchio

Foto| via www.telesanterno.com

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