Il Marocco rifiuta la plastica

Dal 1 luglio vietata la produzione o importazione di borse di plastica nel Paese mediterraneo che protesta per i rifiuti provenienti da Campania e Francia

Una discarica abusiva pieni di sacchetti di plastica, Marocco (riadzany.blogspot.com)

Una discarica abusiva pieni di sacchetti di plastica, Marocco (riadzany.blogspot.com)

Rabat – Il governo marocchino non voleva più le borse di plastica per ragioni ambientali e ce l’ha fatta: dal primo di luglio queste saranno vietate in tutto il Paese. La notizia non è banale in quanto il Marocco è, dopo la Cina, il secondo Paese per consumo di borse di plastica per la spesa. Il consumo di borse di plastica e il loro inappropriato smaltimento sta causando ingenti problemi ambientali al Paese.

I NUMERI E LA LEGGE – La legge 77-15 del 1 luglio vieta l’importazione, la produzione e l’uso di sacchetti di plastica monouso per fare la spesa; per chi non rispetterà la nuova norma, la legge prevede sanzioni pesanti. Il provvedimento è drastico e senza precedenti. I wali, cioè i Presidenti di regione marocchini nominati dal re, dovranno impegnarsi a far rispettare la nuova legge fin da subito, distruggendo i sacchetti esistenti e imponendo controlli severi sulla circolazione di tali strumenti. Specifiche campagne sono poi state finanziate per sensibilizzare la popolazione sull’uso delle borse di tela o per quelle biodegradabili. Secondo l’associazione per l’ambiente e l’energia Mawarid, in Marocco annualmente si consumano 3 miliardi di borse di plastica, 11,7 kili per abitante all’anno o circa 90 sacchetti a testa. Altre stime parlano addirittura di un consumo di 780 sacchetti a testa consumati contro una media mondiale di 140 borse a testa annue, attestate da una stima dell’Earth Policy Institute.

La spettacolare prima centrale solare del progetto NOOR, Marocco (images.techhive.com)

La spettacolare prima centrale solare del progetto NOOR, Marocco (images.techhive.com)

PROTESTE DEI PRODUTTORI – Quella del governo marocchino non è una scelta indolore. Non ci sono soltanto da cambiare gli usi di una popolazione ma bisogna anche evitare la perdita di 50 mila posti di lavoro. Tanti sono infatti gli impiegati delle 850 imprese che in Marocco producono ed esportano borse di plastica. Le proteste e la richiesta di una moratoria per allungare i tempi non mancano da parte del Coordinamento nazionale del settore plastico marocchino. In risposta alle preoccupazioni dell’industria, il governo ha promesso sovvenzioni per la riconversione della produzione di sacchetti biodegradabili che ammontano a 200 milioni di dirhams, cioè 18 milioni di euro.

LA COP 22 DI NOVEMBRE – Il Marocco fa sul serio sulla questione ambientale. Gli accordi firmati da 175 paesi nel dicembre 2015 hanno dato seguito ad azioni concrete nel Paese mediterraneo, il quale sta agendo attivamente in favore delle rinnovabili. Dal 2009 infatti il governo garantisce agli investitori l’eventuale differenza rispetto allo sfruttamento di energia prodotta da fonti fossili e punta entro il 2030 a fare del solare la fonte per il 52% della propria energia consumata. Il più grande progetto in materia si chiama NOOR e vanta un investimento di 8 miliardi per centrali ad energia solare che daranno energia ad un milione di persone ad opera completata; la prima centrale è stata inaugurata a febbraio. Nel frattempo l’altro obiettivo è l’aumento del 20% dell’efficienza energetica complessiva. Tutto questo avviene anche perché proprio Marrakech ospiterà dal 7 novembre la COP22, summit mondiale sul clima nel quale si farà un punto sui progressi fatti ad un anno dalla firma degli accordi di Parigi.

Le 2500 tonnellate di ecoballe provenienti da Napoli e dirette in Marocco (static.fanpage.it/napolifanpage)

Le 2500 tonnellate di ecoballe provenienti da Napoli e dirette in Marocco (static.fanpage.it/napolifanpage)

IL NO AI RIFIUTI CAMPANI – Insomma il Marocco agisce concretamente per la questione ambientale e può essere preso da esempio da un’Italia che non ha una politica energetica chiara e non riesce in molte parti del suo territorio a gestire i propri rifiuti in maniera seria. Proprio in Marocco sono finite varie ecoballe  di carta e plastica provenienti dalla Campania che sono state mal digerite da parte della popolazione locale. Oggi stesso, davanti al Ministero dell’Ambiente di Rabat vi è stato un assembramento di persone guidate dalla Rete Democratica per la Conferenza sul Clima COP22 che ha protestato contro l’importazione poco trasparente di rifiuti proveniente da Napoli ma anche dalla Francia. Nonostante le rassicurazioni del Ministero dell’Ambiente e del direttore dell’azienda che possiede cementificio di Al Jadida che ha dichiarato i rifiuti “non pericolosi per la salute pubblica”, la petizione online lanciata da associazioni ambientaliste “Il Marocco non è una discarica” ha raccolto decine di migliaia di firme. I rifiuti magari saranno sicuri ma intanto il Senato di Rabat ha dato il via libera con i voti della maggioranza di governo ad una Commissione d’Inchiesta sui rifiuti napoletani. Come dire, ci fidiamo ma non del tutto. In Italia, tra il silenzio di molti media, i deputati del Partito Democratico (Pd) Khalid Chaouki ed Eleonora Cimbro hanno depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Tocca sperare dunque che tutto sia regolare per evitare una magra figura italiana a quattro mesi dalla COP22. In ogni caso, complimenti al Marocco.

Domenico Pellitteri

 

 

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