Il Leonardo “ritrovato” esposto in Svezia

In mostra a Goteborg un ritratto attribuito allo straordinario genio dell’artista rinascimentale

di Adriano Ferrarato

Ambrogio de Predis, Bianca Maria Sforza, c1493, National Gallery of Art, Washington, DC

Ambrogio de Predis, Bianca Maria Sforza, c1493, National Gallery of Art, Washington, DC

Dal 20 Marzo al 15 Agosto 2010 si potrà ammirare il “Profilo della bella principessa”, opera attribuita al grande maestro Leonardo da Vinci e realizzata alla fine del 1400. Un grande capolavoro su pergamena che sarà esposto in Svezia a Goteborg, nell’Eriksbersghallen all’interno di una rassegna artistica interamente dedicata ad altri due grandi artisti italiani dell’epoca rinascimentale: Michelangelo e Raffaello.

Questo ritratto ha origine negli anni intorno al 1490, quando Leonardo da Vinci era ancora molto giovane e nella sua bottega lavorava interamente da solo, perché non aveva ancora il denaro sufficiente per pagarsi un assistente. Secondo Martin Kemp, massimo esperto mondiale sulle opere di Leonardo da Vinci e docente di storia dell’arte a Oxford, il dipinto raffigurerebbe Bianca Sforza, figlia del duca di Milano Ludovico Sforza, detto il “Moro” , la cui reggenza nel capoluogo lombardo durò fino all’anno 1500.

Di questo lavoro si erano perse le tracce fino al 1998, quando venne battuto all’asta da Christe’s per la cifra di 19.000 dollari. Già ora vale più di cento milioni di euro. Inizialmente si pensava fosse attribuibile alla scuola tedesca del 19° secolo. Il compratore Peter Silverman, un canadese incuriosito dai tratti e dalla bellezza dell’opera, decise di sottoporre la pergamena affidandola ad una equipe di esperti per una serie di analisi approfondite con lo scopo di capirne la provenienza e confermarne l’autenticità.

Non c’è voluto molto, grazie alle moderne tecniche di analisi del carbonio, a collocare il ritratto in un periodo temporale compreso tra il 1140 e il 1650. A dare una svolta definitiva al processo di indagine è stato il successivo ritrovamento grazie alle analisi multispettrale (un particolare tipo di studio fotografico basato sulla stratificazione dei colori) di una impronta digitale, molto simile a quella ritrovata in un’altra opera di Leonardo da Vinci, il “San Girolamo”, conservato nei Musei Vaticani.

Leonardo Da Vinci
Leonardo Da Vinci

Il dipinto sulla pergamena inoltre presentava elementi stilistici particolarmente coincidenti ad altri alcuni lavori giovanili di Leonardo conservati nel castello di Windsor: l’uso del gesso, il tratto e soprattutto l’uso della mano sinistra da parte dell’artista, che da sempre ha contraddistinto l’opera di Leonardo da Vinci, che era per l’appunto mancino. La conferma della paternità dell’opera è stata poi data professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale da Vinci e facente parte del team di esperti che ha partecipato al lavoro di riconoscimento.

La Svezia avrà così la possibilità di ammirare il tratto e il genio di uno dei nostri più grandi artisti e uomo di scienza. Speriamo di poterlo ammirare anche noi al più presto e dal vivo. Da sempre l’arte italiana vanta capolavori, patrimonio della nostra cultura la cui bellezza non invecchia mai e che tutto il mondo ci invidia.

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3 Risponde a Il Leonardo “ritrovato” esposto in Svezia

  1. avatar
    Laura 15/11/2009 a 11:58

    In Italia siamo un po’ fissati per l’attribuzionismo soprattutto se a grandissimi artisti..come se quel profilo femminile cristallino e delicato aumentasse di bellezza soltanto per essere di mano di Leonardo. Certo aumenta di valore…su questo si dovrebbe riflettere, almeno un po’.

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  2. Pingback: Circolo Luce Del Sud » L’Italia secondo Federculture: un cavallo di razza senza redini

  3. avatar
    ERNESTO SOLARI 02/10/2010 a 16:33

    LA BELLA PRINCIPESSA E’ CATERINA SFORZA ED E’ OPERA NON SOLO DI LEONARDO MA DI AMBROGIO DEPREDIS COSI’ COME LA VERGINE DELLE ROCCE DI LONDRA E LA DAMA CON L’ERMELLINO: ECCO LE PROVE…….
    In un mio precedente commento alla scoperta della Bella Principessa Leonardesca da parte degli esimi Prof.ri Alessandro Vezzosi e Martin Kemp, mi ero limitato a ipotizzare che la raffigurata non poteva essere Bianca Maria Sforza ma tuttalpiù Bianca la figlia primogenita di Ludovico il Moro, morta a soli 14 anni nel 1496. Solo dopo almeno sei mesi, il Prof. Kemp affermò di aver scoperto che si trattava con certezza di Bianca Sforza, senza ricordare che tale identificazione era già stata ipotizzata dal sottoscritto. Poi la Bella principessa ha preso il volo verso la Mostra di Goteborg in Svezia, dove è stato esposto al fianco dello studio della Sant’Anna da me proposto un anno fa quale opera Leonardesca (si veda anche il N°269 di Art Dossier di settembre 2010).
    A Goteborg è stata presentata come opera di Leonardo solo la Bella Principessa, tutto il resto è diventato solo un contorno, Michelangelo e Raffaello compresi.
    Ho deciso allora di osservare con uno sguardo più attento quest’opera. E sono pervenuto ad una mia tesi sulla principessa che pone alcuni nuovi interrogativi e propone alcune importanti e definitive risposte ai numerosi quesiti che ancora esistono.
    La tesi di paternità del Prof. Kemp ha puntato il dito soprattutto sulla presenza di una ipotetica impronta di Leonardo che però non dimostra nulla, se non un’appartenenza ad un epoca o ad una scuola: quella delle impronte è diventata quasi una moda sterile e mi convince sempre più a non condividere la paternità leonardesca dell’opera. I motivi sono diversi, in primo luogo la tipologia del ritratto di profilo (mai utilizzata da Leonardo in un dipinto), poi la tecnica e infine lo stile.
    Che sia di buona fattura e di una certa resa estetica non vi sono dubbi, questo non può essere più sufficiente per un’attribuzione, come avvenne nel caso della Madonna Litta (che oggi siamo in molti a non ritenere opera del Vinci)
    Ritengo che questa opera possa essere pensata quale opera attribuibile almeno parzialmente ad un bravo allievo come Ambrogio De Predis, che in molte sue opere e soprattutto ritratti, ha dato dimostrazione di essere abile e squisito rifinitore, quasi un miniaturista o un cesellatore al pari del giovane Leonardo dell’Annunciazione .
    Il secondo punto ancora molto dibattuto riguarda l’identità della Principessa: alcuni anni fa in un mio libro “Gioconda: il volto e l’anima” (edito da Aisthesis) presentai una tesi di identificazione della Gioconda con Bianca Sforza sulla base di un foglio dell’ambrosiana (il 385) che presenta due piccoli volti che potevano appartenere a Galeazzo Sanseverino e Bianca. L’ipotesi si basava anche sulla datazione del foglio 385 ma anche su quella coincidente del Condottiero di Leonardo che per molti studiosi raffigura proprio Galeazzo Sanseverino.
    In una successiva fase di studi, sempre legati alla Gioconda, emersero alcune possibili alternative sulla datazione dei suddetti reperti che potevano far ipotizzare l’appartenenza dei due volti del foglio 385 ad una coppia diversa da quella precedentemente individuata: la nuova coppia poteva essere Caterina Sforza e suo marito Girolamo Riario.
    Sulla base di tale ipotesi, la Gioconda potrebbe essere, in alternativa a Bianca Sforza, la tigressa della Romagna, Caterina Sforza; la recente esposizione della Gioconda nuda, della quale esistono diverse copie ma dell’originale leonardesco non si ha nessuna notizia, mi ha portato a vedere in tale versione una conferma per l’ipotesi Caterina relativamente alla Gioconda.
    Tornando alla Principessa, sulla base delle mie interpretazioni della Gioconda e sulle recenti ipotesi, ho pensato di verificare una possibile alternativa identificativa proprio confrontandola con la Gioconda.
    E mi sono chiesto se la Principessa non potesse essere il ritratto di una giovanissima Caterina Sforza.
    L’ ipotesi, un po’ provocatoria, non è campata per aria.
    Esiste una prova che definirei inconfutabile e che mette fuori gioco definitivamente la tesi del Prof. Kemp. Si tratta della presenza sulla spalla della giovane principessa di due simboli ben precisi che ritroviamo nei ritratti di Caterina Sforza e di Girolamo Riario, ripresi su due piatti in ceramica di Deruta presenti nel Museo classense di Ravenna, in un dipinto ad affresco del Perugino presente in Vaticano e fra gli affreschi della Chiesa di Sant’Andrea a Melzo, una sorta di mausoleo sforzesco, dove sono stati ritrovati anche i resti di Galeazzo Maria Sforza, padre di Caterina . In realtà questi due simboli sono ricollegabili proprio a Caterina e Girolamo. Ma non è tutto, gli stessi simboli li ritroviamo, non certo casualmente, anche nel vestito di Maria della seconda versione della Vergine delle Rocce(Londra) attribuita soprattutto ad Ambrogio de Predis ma anche nella veste della Dama con l’ermellino (la presenza di tali simboli potrebbe costituire proprio una sorta di segno di riconoscimento della presenza del De Predis e della sua profonda collaborazione con Leonardo in tutti e tre i dipinti). E forse non sono neppure casuali le perplessità mostrate dal Prof. Carlo Pedretti, esperto leonardiano, proprio nel riferimento al particolare del vestito e del ricamo della manica.
    L’indagine relativa alla mia tesi ha proposto poi un Interessante confronto con alcuni ritratti di Caterina Sforza. primo fra tutti quello della Pinacoteca di Forlì, nota come la Dama col mazzolino. Ho inoltre effettuato alcune sovrapposizioni che permettono di considerare molto simili i lineamenti, i rapporti formali, i colori, fra le diverse opere che mi hanno portato alla formulazione di un ulteriore interrogativo: la Bella Principessa e la Gioconda sono la stessa persona ma a distanza di tempo? E perché Leonardo avrebbe dedicato ben due ritratti a Caterina Sforza?

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