Il Lazio di Storace, Marrazzo e Polverini

La regione capitolina annega nei debiti e nei buchi di bilancio: la colpa? Come sempre di tutti e di nessuno

Piero Marrazzo

Piero Marrazzo, ex governatore Lazio

ROMA – Parliamo dell’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo (Pd). Non il presidente stanato a braghe calate in via Gradoli nell’appartamento di una delle sue trans preferite ma quello in doppio petto istituzionale in via della Pisana.

Tutti gusti – Negli ultimi 5 lustri, Marrazzo & Co. non hanno mancato di fantasia nel modo in cui spendere i quattrini. Le voci di bilancio sono per tutti i palati e gli stomaci, da quelli più delicati ai più assuefatti all’arroganza del potere. Si potrebbe cominciare con i 34 mila € sborsati dalla Regione tra il 2006 e il 2009 per le auto di rappresentanza – limousine – che sono state indispensabili al governatore  per percorrere le vie di Bruxelles durante i viaggi ufficiali e continuare con i 452 mila € spesi in appena 5 mesi (dal 1 ottobre 2009 a marzo 2010) per il mantenimento del parco auto blu laziale. D’altronde, si sa: per il politico italiano l’auto di rappresentanza è quasi un precetto morale. L’undicesimo comandamento e l’ottavo peccato capitale. Il nono della Capitale in sede regionale, invece, sono le consulenze. Nel 2009, gli incarichi di collaborazione sono stati 23.698 per un esborso totale di poco più di 135 milioni di euro. Due conti: i dipendenti regionali sono 3.000, dunque, ogni impiegato ha potuto usufruire delle gentili competenze di 7/8 consulenti a testa. Se poi si confrontassero i dati dell’anno precedente si scoprirebbe che i milioni sborsati in partecipazioni esterne erano 120.744.864 e i consulenti 21.308. Dunque, in un solo anno la Regione ha lievitato il numero delle sue collaborazioni dell’11%.

Il Precario – Quando, nell’ottobre 2009, arrivarono lo scandalo trans e le dimissioni di Marrazzo, il testimone passò al vicepresidente, Ernestino Montino nominato in via provvisoria con la scopo di traghettare la Giunta fino alle elezioni 2010. Così fece e come primo atto il governatore precario si impegnò ad approvare un bilancio di 26 miliardi di euro che non scontentasse nessuno: 750 mila € per “costi di rappresentanza”, 25 mila € per “oneri connessi con il funzionamento della cappella interna alla sede della Regione” (una cappella interna ad una sede istituzionale? Ma l’Italia non è uno Stato laico per Costituzione?). Poi, altri 400 mila € per promuovere e finanziare un inconsueto progetto interculturale: la prima scuola di cinematografia euromediterranea a Ouarzazate (Marocco).

Sanità – Dire che la Sanità laziale non gode di buona salute è un eufemismo. La situazione è molto più grave. Nell’ottobre 2006, la Giunta Marrazzo calcolava un buco di 9 miliardi e 600 milioni di euro lasciati in debito dalla precedente gestione di Francesco Storace (ex An). Nel luglio 2008, la condizione era tale da costringere il Governo a commissariare tutto il comparto socio-sanitario ed affidarlo – ad acta – allo stesso Marrazzo al fine di agevolare “l’attuazione del piano di rientro”. Peccato che all’epoca, il governatore avesse già dato il suo contributo ad allargare la bocca della voragine. Andiamo per ordine. Negli ultimi 2 anni la Guardia di Finanza ha indagato su una scorretta distribuzione – dal 2004 al 2008 – dei farmaci da “Prontuario ospedaliero”, ovvero quelli destinati alle terapie continuative per pazienti cronici non ricoverati e sotto monitoraggio. Secondo la Legge 405/2001, questi farmaci dovrebbero essere forniti in modalità “diretta”, cioè dalle stesse Asl e/o farmacie convenzionate, con sconti minimi del 50% sul prezzo intero. La distribuzione diretta, dunque, è meno costosa e più vantaggiosa sia per le tasche dei pazienti che per le gestioni locali ma molte di esse l’hanno attuata parzialmente o elusa del tutto. Dunque, mancato risparmio = spreco. Infatti, la Finanza ha calcolato un danno erariale da parte di tutte le Regioni dello stivale
valutabile tra i 623 milioni e 1,51 miliardi. Il Lazio di Storace-Marrazzo si

Renata Polverini, governatore Lazio in carica
Renata Polverini

colloca nella lista nera con una dilapidazione di 277 milioni per la mancata distribuzione secondo legge il che ha mobilitato le Fiamme Gialle del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per capire a chi attribuire le eventuali responsabilità amministrative di tale dissesto.
Per la cronaca, nel 2009 la Corte dei Conti ha assolto Storace da qualsiasi addebito nei riguardi dell’abisso miliardario lasciato a fine mandato, sostenendo che “nessun abuso era stato commesso nella ristrutturazione del debito della Regione Lazio”. Vedremo se Piero Marrazzo sarà altrettanto fortunato.

Sotto a chi tocca – E adesso tocca alla neo-eletta, Renata Polverini (PDL) la quale, più che un governatore, dovrebbe essere un supereroe. A lei, infatti, spetta l’arduo compito di ridurre il costo della politica a partire dalle strutture regionali e risanare (almeno in parte) il cratere della Sanità. Per il momento, però, si può solo dire che la Polverini appartiene a una delle amministrazioni locali più corpose d’Italia: 16 assessori e 71 consiglieri regionali i cui stipendi dirigenziali lordi l’anno (delibera settembre 2008) variano dai 211 mila € del Capo Ufficio di Gabinetto ai 80 mila € e rotti di un funzionario di direzione regionale. Buon lavoro Polverini.

Chantal Cresta

LA DISTRIBUZIONE “DIRETTA” DEI FARMACI:

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