Il kiwi è indigesto, figuraccia Italia. Pirlo e Quagliarella basteranno?

Ancora un gol irregolare incassato su calcio piazzato. La manovra è lenta e prevedibile, nemmeno l’inserimento di Di Natale, Pazzini e Camoranesi vivacizza il gioco. Lippi finisce la partita alla ricerca della vittoria con 3 punte e un trequartista in campo, ma il gol non arriva

di Francesco Guarino

ITALIA-NUOVA ZELANDA 1-1 (primo tempo 1-1)

MARCATORI: Smeltz (N) 7’ p.t., Iaquinta (I) 29’ p.t.

ITALIA (4-4-2): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Pepe (dal 1’ s.t. Camoranesi), De Rossi, Montolivo, Marchisio (dal 16’ s.t. Pazzini); Gilardino (dal 1’ s.t. Di Natale), Iaquinta. PANCHINA: De Santis, Bonucci, Bocchetti, Maggio, Gattuso, Palombo, Quagliarella. All. Lippi.

NUOVA ZELANDA (3-4-3): Paston; Reid, Nelsen, Smith; Bertos, Elliott, Vicelich (dal 35’ s.t. Christie), Lochhead; Smeltz, Killen (dal 47’ s.t. Barron), Fallon (dal 18’ s.t. Wood). PANCHINA: Moss, Sigmund, Boyens, Brown, McGlinchey, Clapham, Mulligan, Brockie. All. Herbert.

ARBITRO: Batres (Gua); ASSISTENTI: Leal (COS), Pastrana (HON)

AMMONITI: Fallon, Smith, Nelsen.

Il rigore del pareggio realizzato da Iaquinta

Il problema è che potrebbe anche non bastare. A cosa servirebbe infatti il miglior Pirlo se, una volta messa la palla davanti alla porta, poi non c’è nessuno che la butta dentro? L’Italia si fa bloccare sull’1-1 dalla modestissima Nuova Zelanda, con la quale ora condivide in classifica punti e differenza reti. Se giovedì ci dovesse essere un doppio pareggio (con lo stesso risultato) in Italia-Slovacchia e Paraguay-Nuova Zelanda, il passaggio del turno ce lo giocheremmo con un mortificante sorteggio.

ANCORA BUONA LA PRIMA – Lippi abbandona il 4-2-3-1 della prima uscita e opta per un più solido 4-4-2, senza però cambiare neanche un uomo: Iaquinta sale sulla linea offensiva al fianco di Gilardino, Marchisio finisce spostato largo a sinistra. I neozelandesi partono timorosi, con il tipico 3-4-3 che si traduce in una difesa ad oltranza della propria porta con tutti gli effettivi. Nel rugby hanno gli all blacks, nel calcio gli all backs. Come col Paraguay, anche stavolta gli avversari ci castigano alla prima occasione: al 7’ Smeltz corregge in porta sottomisura una punizione di Bertos, deviata di testa da Reid in maniera decisiva. La deviazione è impercettibile, ma mette in difficoltà Cannavaro e, soprattutto, in posizione di fuorigioco non ravvisata il marcatore neozelandese. Ancora un gol su palla inattiva, ancora una incertezza arbitrale. La reazione degli azzurri è veemente e produce un bel tiro di Zambrotta (il migliore dei nostri) e un palo di Montolivo. Al 28’ Smith trattiene troppo a lungo De Rossi in area e il centrocampista della Roma si lascia andare giù quando il contatto è terminato: rigore generoso, ma non scandaloso. Iaquinta realizza magistralmente, ma la partita dell’Italia finisce lì.

LIPPI CAMBIA – La ripresa si apre con la bocciatura di Pepe, non eccellente ma neanche disastroso, e Gilardino, lui sì lontano anni luce dal bomber dei bei tempi: entrano Camoranesi e Di Natale. Lippi però concede solo un quarto d’ora a Di Natale da seconda punta (minutaggio che il capocannoniere della serie A ottimizza impegnando Paston con un bel diagonale), poi mette dentro Pazzini per Marchisio e il napoletano del Friuli torna largo a sinistra, troppo lontano dalla porta. Ci proveranno Montolivo e Camoranesi a cambiare l’inerzia della partita, ma il brivido più grosso lo regalerà il neo-entrato Wood, con un insidiosissimo diagonale di sinistro che fa la barba al palo. L’Italia tiene palla in quantità industriale (72% di possesso, contro il 28 degli all whites), ma la qualità del gioco espressa è infinitesimale e, soprattutto, non si vede neanche lontanamente un uomo in grado di mettere gli attaccanti in condizione di battere a rete. Le rare volte in cui ciò accade, i nostri terminali offensivi fanno cilecca.

La delusione di Pazzini

TUTTO DA RIFARE – L’Italia vista ieri ha fatto un passo indietro rispetto al match inaugurale col Paraguay: contro gli uomini di Martino si era vista una squadra in palla, tradita dagli episodi e che aveva prodotto molto più gioco, considerando soprattutto la diversa caratura degli avversari. Ieri i modestissimi neozelandesi si sono barricati in 11 dietro la linea della palla e gli Azzurri hanno rimbalzato a più riprese contro la difesa sudequatoriale, come biglie disordinate contro i bumper di un flipper. Lippi, poi, continua a dimostrare tendenza allo stravolgimento in corso d’opera, il che è spettro significativo di come questa Italia non abbia ancora una sua identità a Mondiale in corso. Mancano tantissimo le verticalizzazioni di Pirlo a centrocampo, ma manca anche qualcuno in grado di tagliare la difesa avversaria per far spazio ai centrocampisti, o di saltare l’uomo e puntare la porta: lasciati a casa la torre Borriello e il folletto Rossi, non si capisce a questo punto perché Lippi usi con il contagocce (e fuori posizione) Antonio Di Natale, mentre non abbia ancora regalato nemmeno un minuto a Quagliarella, che può essere l’unica scheggia impazzita, calcisticamente parlando, tra i 23 azzurri. Giovedì bisognerà prendere scelte drastiche ed assumersene i rischi: solo la vittoria qualificherebbe con certezza l’Italia, mentre in caso di pareggio bisognerebbe addirittura sperare che la Nuova Zelanda non batta il Paraguay. Cosa non impossibile, visto che, in caso di vittoria, i kiwi guadagnerebbero un leggendario passaggio del turno. Un identico risultato di parità nei due match decisivi del girone F, invece, ci condannerebbe all’onta di un sorteggio per decidere l’accesso agli ottavi. Un sorteggio tra l’Italia campione del mondo e la Nuova Zelanda numero 78 del ranking mondiale. E questo no, non lo possiamo proprio accettare.

Foto: Ap, Reuters

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