Il grande ritorno di Patti Smith con un nuovo album a primavera

New York – Patricia Lee Smith, originaria di Chicago e cresciuta nel New Jersey per poi emigrare a New York in cerca d’arte e d’artisti, ha sempre portato con sé quell’amore sconfinato per la pittura e il cinema italiani, il decadentismo francese e i poeti della beat generation.
Passioni che nella Grande Mela furono investite dall’onda travolgente del Rock ‘n’ Roll, dando vita a un’incredibile pozione artistica, nella quale elementi eterogenei si sono amalgamati tra loro in uno stile graffiante, unico.

Giunta nella East Coast, divise il suo tempo tra lavori occasionali, la permanenza presso lo storico Chelsea Hotel, dove si intratteneva con artisti come Allen Ginsberg e William S. Burroughs, e i reading di poesia nell’underground newyorkese.
Fu la chitarra di Lenny Kaye a trasformare le sue parole in puro Rock ‘n’ Roll. Scarno, allucinato, furioso, sensuale, fiero.
Nel 1973, insieme a Kaye tiene una performance intitolata “Rock `n Rimbaud”. Nel 1974 ai due si unisce il tastierista Richard Sohl, per incidere “Hey Joe” di Jimi Hendrix, uno dei primi singoli “indipendenti”, finanziato da Robert Mapplethorpe e con Tom Verlaine (dei Television) alla chitarra. Il lato “b” del 45 giri è “Piss factory”, scritta da Patti.

Il suo nome comincia a diventare uno dei più noti di un circuito “underground” che ha come tempio il CBGB’s di New York. Con il chitarrista cecoslovacco Ivan Kral e il batterista Jay Dee Daugherty, il gruppo attrae l’attenzione di Clive Davis, fondatore della Arista. Nel novembre 1975 John Cale produce l’album di debutto HORSES, contenente tra l’altro la “cover” di “Gloria”, il brano reggae “Redondo Beach”, e poesie in musica come “Birdland”. L’album, uno dei precursori della scena new wave (sulla cui copertina viene immortalata dagli scatti dell’amico e amante Mapplethorpe), entra nella top 50 americana.

Da allora non si è più fermata: idealista, forse utopica, forte ma anche fragilissima, intellettuale bohèmienne e istintiva, Patti Smith rappresenta la sintesi perfetta del rocker al femminile. Un’eroina del proto-punk, nata per fare del antico, consunto rock un’arte del futuro.
Eccola quindi tornare al suo pubblico, con una nuova fatica musicale ancora priva di titolo, ma che conterrà due grandi dediche, una delle quali alla cantante Amy Winehouse.

L’icona punk-rock della musica internazionale avrebbe tratto la traccia da una sua poesia scritta dopo la morte della Winehouse lo scorso luglio.
La notizia sarebbe stata confermata direttamente dalla Smith, la quale avrebbe dichiarato, al noto sito di informazione online Uncut, che la canzone apparirà nel suo nuovo album.

A riguardo la cantante ha dichiarato: «The little song for Amy just blossomed in the studio. We were at [New York studio] Electric Lady doing a whole other song and I wrote Amy a little poem when she died and my bass player, Tony Shanahan, wrote a piece of music and the two matched perfectly».
Il tutto, tradotto, suona un po’ così: «La piccola canzone per Amy è sbocciata in studio. Eravamo al [New York studio] Electric Lady al lavoro con altri brani e ho scritto una piccola poesia per Amy quando è morta, mentre il mio bassista, Tony Shanahan, ha scritto una parte di musica e le due cose si sono unite perfettamente».

L’altro pezzo in memoriam è invece un omaggio all’attrice Maria Schneider, amica di vecchia data della Smith, nonché indimenticata protagonista del film “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci.

Gli anni dunque passano ma non sembrano scalfire questa leggenda del rock internazionale che non si adagia sugli allori. Dopo essere stata premiata al National Book Awards, che l’ha vista protagonista con il bestseller Just Kids, il 23 agosto scorso è uscito “Outside Society”, che lei stessa ha definitivo il “regalo/assaggio alle nuove generazioni”, una raccolta dei suoi brani più popolari e più amati dal pubblico.

In occasione della presentazione del documentario “Pivano blues. Sulla strada di Nanda” di Teresa Marchesi, alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Controcampo italiano, aveva già annunciato l’uscita del prossimo album di inediti.
La sua dedizione alla musica e all’arte è stata ulteriormente riconosciuta, ad agosto, in occasione del Polar Music Prize, un evento svedese dedicato alla musica, durante il quale la cantante è stata premiata dal sovrano di Svezia in persona. Una sorta di premio alla carriera per un’artista – sempre tenera e appassionata, socialmente sensibile e attiva – che ha fatto, della musica e dell’arte, una ragione di vita.

Grazie Patti.

Natalia Radicchio

Foto| via www.toylet.it

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