Il Governo porta in tribunale le regioni che dicono no al nucleare

Il ministro per lo Sviluppo dell’Economia Claudio Scajola ribadisce la necessità di attuare il programma energetico nucleare nonostante il ricorso di 11 regioni italiane

di Anna Clelia Cagnetta

Il Ministro Claudio Scajola

Ieri, il Consiglio dei Ministri ha impugnato, dinanzi alla Corte Costituzionale, le leggi regionali anti-nucleari varate da Puglia, Basilicata e Campania.

Già nel 2003 la stessa Basilicata, la Sardegna, la Calabria e, nel 2005, il Molise, tentarono di impedire la “nuclearizzazione” del loro territorio ricorrendo alle apposite leggi regionali. Apposite per modo di dire, dal momento che la sentenza n.62 del 29 gennaio 2005 della Corte Costituzionale le dichiarò illegittime, in quanto in contrasto con gli articoli 117 e 120 della Costituzione. E proprio all’articolo 117 si appella ora il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, quando afferma che “in punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza”. Inoltre, a detta del ministro, il Governo non può correre il rischio che altre regioni, cavalcando l’onda del precedente costituito, si oppongano al programma energetico previsto da Berlusconi, trascurando così le “necessità” del Paese.

Anche l’AIE, Agenzia Internazionale per l’Energia, ritiene che il ricorso al nucleare sia “indispensabile per garantire la sicurezza energetica, per ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, per combattere il cambiamento climatico e ridurre le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo”.

La pensa diversamente Paolo Brutti, responsabile Ambiente e Infrastrutture dell’Italia dei Valori, il quale acutamente osserva che “le centrali, se pure si faranno – e il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative inerenti anche la sicurezza – non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l’Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei.”

PD, Verdi e Italia dei Valori si interrogano poi sull’esistenza del “tanto declamato federalismo” di cui si veste il Governo. E il Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, a sua volta dichiara: “è assurdo che un governo che ha fatto del federalismo la sua bandiera continui invece a centralizzare in modo arrogante e militarista le decisioni inerenti alle politiche energetiche, in totale spregio della Costituzione, delle scelte regionali e delle opinioni dei cittadini”.

Esattamente. Perché durante la Conferenza delle Regioni tenutasi lo scorso 27 gennaio, la maggioranza delle regioni ha espresso un parere negativo sul decreto legislativo che prevede il ritorno del nucleare civile in Italia. Alle sole tre favorevoli, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, si contrappongono ben 11 regioni che hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale, soprattutto in riferimento alla scelta dei siti per i nuovi impianti nucleari.

Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega per l’energia, ha subito provveduto a precisare che il parere della Conferenza delle Regioni non è vincolante. Mercoledì 10 febbraio, infatti, in occasione del prossimo Consiglio dei Ministri, sarà comunque approvato in via definitiva il decreto legislativo sui criteri per individuare i siti delle centrali e le compensazioni locali.

Ciò che bisogna comprendere è che in questo modo il Governo non si limita ad ignorare un’opinione politica o una posizione ideologica, ma nega completamente l’esistenza di aspetti negativi, scientificamente provati, inerenti all’attuazione di una politica energetica basata sul nucleare. Illustri fisici quali Guido Cosenza e Luigi Sertorio, ad esempio, pongono l’attenzione su problematiche concrete quali le scarse risorse di combustibile disponibili in Italia, le carenze del sistema industriale e tecnologico, l’effettiva economicità ed ecosostenibilità dell’energia nucleare. A questo proposito alcuni studiosi sostengono che il ciclo nucleare presenti alcune fasi di lavorazione ad alta intensità di emissione di CO2, sfatando così il mito della produzione di energia nucleare ad emissione zero.

Non meno rilevante è il problema dello smaltimento delle scorie radioattive e della dismissione degli impianti, ad oggi considerato ancora irrisolvibile dai tecnici e dagli scienziati! Basti pensare che resta ancora da effettuare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione di strutture e componenti degli impianti nucleari risalenti agli anni ‘70-‘80, come sancito dal referendum abrogativo del 1987.

Chissà se dopo queste considerazioni il ministro Scajola avrà ancora così voglia di mettere una centrale nucleare nel suo giardino!

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3 Risponde a Il Governo porta in tribunale le regioni che dicono no al nucleare

  1. avatar
    filippo 07/02/2010 a 01:00

    a proposito di nucleare…
    http://www.youtube.com/watch?v=kXD6Gtinvbc

    Rispondi
  2. avatar
    anna clelia 09/02/2010 a 13:01

    ciao filippo…grazie per la segnalazione!in questo modo hai dimostrato che anche la musica e l’arte in generale possono essere mezzi di denuncia a favore dell’ambiente!continua a seguirci e a proporci le tue riflessioni e idee! grazie ancora Anna Clelia

    Rispondi
  3. avatar
    andrea 14/02/2010 a 01:17

    Ci troveremo ancora una volta davanti ai soprusi dei pochi che contrastano e schiacciano il volere dei molti? Già molti anni fa il popolo italiano ha scelto, ora quella decisione è di nuovo attuale, ancora una volta alla ribalta, ma in uno scenario davvero molto distante da quello passato.
    Siamo dormienti alla veglia della nostra costituzione.
    Il cammino intrapreso verso lo sfruttamento di forme di energia più pulita, ad un tratto si è perso, abbandonato in favore del buon vecchio nucleare, pallino demodè oggi di nuovo in voga.
    Oggi sulle nostre teste, ma su quali di preciso non ci è ancora dato sapere, si impone quello che ieri non era pensabile esserlo.
    Sia dove sia sarà un in-successo.
    Fossimo tutti un po meno spenti forse le cose cambierebbero, ma in questa povera italia non c’è spazio per l’altro, sempre meno. I baluardi del nostro futuro sono i giovani, questo è logico, ma ed è triste che solo in loro, solo in una parte di loro, questo fastidio latente, che ogni giorno preme, si esprima.
    In questo mondo iper connesso, a guardarlo a me sembra fatto solo di naviganti solitari, incapaci o quasi di avvicinarsi all’altro, ad unirsi.
    Il problema contingente del nucleare è lo specchio di uno più vasto, che abbraccia la realtà che ogni giorno mi si para davanti, il non occuparsi della società, della res-publica, letteralmente la cosa pubblica, e che appartiene al colto come a chi ignora.
    Finiremo quindi a comprare scorie, a smaltire scorie, ad appaltare scorie e soldi, sarebbe si ma l’ora di appaltare il danno. A loro che ce lo vogliono procurare però!!
    Ma siamo ancora in tempo? O Lo siamo mai stati?… Ma tanto noi si comprano solo tecnologie vecchie bacucche, scartate dagli anni, E ripropinateci; tanto noi si sta qui a dormire, sonni più o meno tranquilli, cullati da chi sa quali giullari.
    E che il baraccone continui più in la.

    Andrea

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