Il governo perde consensi e il premier da la colpa al Pdl

La crisi di governo, secondo Silvio Berlusconi, è da attribuire al partito. L’esecutivo sta rispettando il programma presentato in campagna elettorale e se c’è stato qualche errore questo è colpa del Popolo delle Libertà.

di Sabina Sestu

ROMA – Non ci sono santi che tengano. Il governo non ha mai sbagliato. La colpa della recente crisi di governo è del Pdl. Quindi di Fini e delle sue prese di posizione e di Bossi e delle sue sparate. Ora è tempo di correre ai ripari, di raccogliere i cocci e di riparare agli errori fatti.  «Se negli ultimi due mesi la nostra parte politica ha dato, a volte, un’immagine che non ha entusiasmato – ha dichiarato Silvio Berlusconi in un messaggio inviato al convegno ‘La Dc nel Pdl’, organizzato da Gianfranco Rotondi a Saint-Vincent – lo si deve ad alcuni errori del partito e non del governo». Il premier non si prende alcuna responsabilità della perdita di popolarità che negli ultimi mesi ha investito l’esecutivo da lui guidato. Ritiene impossibile che i decreti legge da lui presentati in Parlamento, che hanno scatenato la rivolta di studenti, docenti universitari, sindacati, lavoratori, mondo dei media e altre fasce di popolazione, siano responsabili della perdita di popolarità del suo esecutivo.

«Il governo ha fatto bene, ha raccolto il consenso costante degli italiani in tutte le tornate elettorali, e per questo – ha infatti detto il Cavaliere – deve andare avanti fino al termine della legislatura, per completare il programma scelto dagli italiani». Lo scontro tra i finiani e i berlusconiani ha messo bene in evidenza che il progetto iniziale del Pdl non è stato rispettato. Che è stato gettato fumo negli occhi agli italiani. Il programma di cui tanto parla il leader di maggioranza è passato nel dimenticatoio, non solo nella mente degli elettori ma dello stesso esecutivo. Il governo del fare, l’idea di cambiamento netto della politica e delle istituzioni italiane, che doveva passare attraverso modifiche sostanziali della costituzione e il rinnovamento delle istituzioni tutte, si è alla fin fine scontrato con la realtà oggettiva. Silvio Berlusconi non è il padrone dell’Italia e ci sono forze, all’interno della stessa maggioranza, che si oppongono al suo tentativo di insediamento permanente alla guida del paese.

L’intesa che aveva portato Forza Italia e AN a fondersi in unico partito si è spaccata non appena Silvio Berlusconi ha detronizzato il suo vice, zittendolo con la poltrona di presidente della Camera. Due leader forti che non si accontentano di dividere la stessa poltrona. Giochi di potere che hanno convinto il premier che è molto meglio correre da soli. Al massimo ci si può coalizzare con alleati più compiacenti e meno pericolosi come Bossi, che si accontenta di risicare qualche legge razzista e federalista. Inoltre è certo che il  leader del Carroccio ha meno scrupoli di coscienza nel sostenere le leggi ad personam del presidente, a condividere l’idea che la magistratura è rossa, che la Costituzione va cambiata, e via continuando in direzione di una tabula rasa verso tutto ciò che non piace al nostro premier.

«Noi in ogni caso andremo avanti. Il Governo e la maggioranza faranno la loro parte; ma anche il Pdl, soprattutto sul territorio, deve dare il suo contributo – ha continuato Berlusconi – per questo ci siamo già attivati, e abbiamo promosso una grande mobilitazione dei nostri sostenitori, iscritti e non. Attiveremo sul territorio, in ciascuna delle 61 mila sezioni elettorali, i ‘Team della libertà’. Con questi volontari faremo una grande opera d’informazione agli italiani su ciò che di positivo e di concreto il governo ha fatto in questi due anni». Ora bisogna ricompattare le file. Adesso è necessario che il Pdl sottragga simpatizzanti al nuovo partito di Fini. Lo mette bene in chiaro Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, il quale parla di un nuovo organigramma del partito, che parte dall’elezione diretta dei coordinatori comunali e provinciali e finisce con la nomina di quelli regionali.

L’ultima parola spetterà sempre al presidente Berlusconi «per evitare eventuali ‘assalti alla diligenza’», ha infatti detto enfaticamente Cicchitto. L’idea del premier è quella di avocare a sé, in senso verticistico, tutte le scelte riguardanti il Pdl. Un partito di destra forte e centralizzato, in cui non saranno ammesse  discussioni di tipo democratico. Berlusconi e i suoi fedelissimi decidono e tutti gli altri dovranno eseguire.

Foto | via hwww.rainews24.ithttp://marineo.files.wordpress.com,www.migliorblog.it

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