Il giorno del referendum per Mirafiori. Tu come voteresti?

ROMA – Dopo il grande dibattito sulla Fiat è arrivato il giorno delle decisioni. I 5500 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori decideranno se accettare oppure no l’accordo, già siglato il 23 dicembre, tra la Fiat e i sindacati. Le polemiche hanno accompagnato i giorni precedenti alla consultazione ed hanno coinvolto anche gli schieramenti politici.

Maurizio Landini, segretario Fiom

SINDACATI – La Fiom guidato da Maurizio Landini è il sindacato più intransigente di tutti e non si smuove dal suo “no”. Ieri, però, sono arrivate parole di apertura del segretario anche per quei lavoratori aderenti che volessero votare per il si: «Quando un lavoratore è sotto ricatto non mi sento di chiedergli di fare l’eroe, per questo gli dico che saremo al loro fianco comunque vada. Dico però che in Italia quando si vota per un referendum significa che si può dire si o no, ma se c’è qualcuno che dice che c’è un referendum in cui si può dire soltanto si, allora vuol dire che siamo di fronte non a un referendum ma ad un ricatto, ad un plebiscito autoritario». Parole che si riferiscono alla minaccia di Marchionne di abbandonare l’Italia in caso di vittoria del “no”.

Importante la mediazione della Cgil attraverso la sua segretaria Susanna Camusso che ha sollevato interrogativi importanti: se vincesse il si e Landini si rifiutasse di firmare l’accordo che fine farebbero tutti i lavoratori Fiom? Il “si” della Cgil è un si striminzito, con il naso turato, perché i diritti dei lavoratori vengono decurtati, ma il lavoro sarebbe assicurato.

Meno combattivo e per questo più criticato l’atteggiamento della Cisl di Raffaele Bonanni. Il suo è stato uno dei primi “si” all’accordo-

PRO – La Fiat si sta affermando come una importante azienda a livello internazionale. Il salvataggio della Chrysler e l’affidamento delle chiavi dirigenziali a Marchionne da parte di Obama, gli ha dato grande credibilità. Sullo stabilimento di Mirafiori l’amministratore delegato di Fiat ha già lanciato un piano datato 26 novembre 2010: puntare sulla produzione di 280 mila pezzi di un suv a marchio Fiat-Chrysler, quindi lavoro per gli operai e un investimento di 1,3 miliardi di  euro.

Altro punto importante è quello delle maggiori retribuzioni derivate dagli straordinari e dai turni di notte che saranno implementati. In media ci sarà un aumento della busta paga di 3700 euro lordi annui. Elementi che non possono essere sottovalutati in un periodo difficile dal punto di vista economico. Infine ci sono i corsi di formazione obbligatori per i lavoratori che potranno affinale le proprie competenze.

Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat

CONTRO – Il tasto più dolente del “contratto Marchionne” è indubbiamente quella dell’abbassamento del livello dei diritti rispetto al contratto nazionale del lavoro. L’orario lavorativo, di 40 ore settimanali, sarà flessibile, a seconda delle esigenze dello stabilimento, con tre turni giornalieri. Implementazione dei turni notturni anche il sabato e la domenica, mentre il tempo dedicato alla pausa scenderà da 40 a 30 minuti, cioè 10 minuti di riposo dopo ognuno dei tre turni.

RICATTO – Dire che se passerà il “no” la Fiat abbandonerà l’Italia è di fatto una minaccia molto grave. La Fiat spostandosi in un altro paese potrebbe continuare la propria produzione, magari godendo anche di maggiori privilegi, ma l’occupazione e l’economia italiane ne risentirebbero enormemente. Marchionne dimentica la storia dell’azienda che amministra, cioè i favoritismi e i finanziamenti che lo Stato italiano molte volte gli ha concesso. Fatti che non possono e non devono essere sottovalutati.

LA POLITICA – «Col no buoni motivi per lasciare l’Italia» con queste parole Silvio Berlusconi ha sollevato molte polemiche. Dichiarazioni più da imprenditore che da presidente del Consiglio, perché un abbandono della Fiat dal nostro paese porterebbe danni enormi. A rispondergli ci ha pensato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «È una vergogna incredibile. Lui non se ne accorge perché è miliardario, ma noi paghiamo al premier uno stipendio, anche se a lui sembrerà misero, per occuparsi dell’Italia e per fare gli interessi dell’Italia. Non per fare andare via le aziende. È una vergogna incredibile sentirgli dire queste cose».

E tu come voteresti? Lascia un commento e facci sapere quale è la tua posizione.

Nicola Gilardi

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews