Il Giardino, ‘Medusa’: la prova del nove per un’evoluzione sonica

In circolazione da un paio di mesi, 'Medusa', il secondo album dei sardi Il Giardino, offre una notevole e futuribile prova di maturità creativa

La copertina di "Medusa", il nuovo album de Il Giardino

La copertina di “Medusa”, il nuovo album de Il Giardino

L’Italia musicale, quando non riserva effettive o particolari sorprese, tira comunque fuori dal cilindro proposte assolutamente degne di considerazione in termini di concretezza creativa e predisposizione autoriale. È il caso della rock band sarda che risponde al nome de Il Giardino (Alberto Atzori alla voce e alla chitarra, Fabiano Musinu alla chitarra, Carlo Manca al basso, Simone Giola alla batteria e Edoardo Usai alle tastiere), giunta alla produzione della sua seconda prova discografica rappresentata dal buon Medusa (autoproduzione distribuita da Soundaymusic), già sostanzialmente matura grazie all’introduzione di arrangiamenti più sofisticati e stratificati rispetto a quelli cuciti sulla pelle dell’esordio in studio di un anno e mezzo fa (Il mondo in due). Ma andiamo per ordine.

Il Giardino

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STRATI DI SUONO E SENSOMedusa è senza dubbio un album molto interessante, tanto per le architetture sonore quanto per le scelte discorsive mai del tutto scontate e comunque rivolte a un certo insieme di riflessioni non esattamente comuni in ambito nazionale (l’alterazione sintetica della realtà, una certa schiavitù edonistica, la difficile accettazione della propria condizione). La cura che Atzori e soci rivolgono alle stratificazioni sonore e all’andirivieni di melodie e predisposizioni marcatamente hard è prossima ad una certa predisposizione certosina nell’offrire il giusto peso alle vicendevoli escursioni a metà strada fra cantautorato e rock duro. Per quanto una continuativa e ragionata predisposizione al riff sia onnipresente tra le fila di un album come Medusa, è il gusto per la melodia e per ciò che essa può trasportare in termini di costruzione di senso concettuale ad essere battezzato come scettro di ogni creazione sia sonora che verbale.

MATRICE ROCK E INCURSIONI ELETTRONICHE – Più figli di Scisma e Bluvertigo che di Prodigy e Daft Punk, gli artefici del progetto Il Giardino conoscono a dovere tutte le dinamiche costitutive del formato canzone e vi innestano una personale riflessione relativa alla matrice rock tanto underground quanto distribuibile su circuiti anche di vasta portata. Si tratta di una serie di elementi costitutivi basilari necessari per guadagnarsi la più assoluta libertà di inserire, tra le varie sfumature personali, eventuali incursioni eterogenee di sorta. Ed eccola la novità che partorisce la differenziazione dagli esordi, ovvero quel corredo elettronico così preponderante eppure mai fuori luogo nel complesso di un contesto magari non eccessivamente variegato ma senza dubbio ricco di spunti per una godibilità presente rivolta ad una futuribilità di forme e contenuti.

Il Giardino

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IL DISCO – Le aperture affidate alla title track Medusa provvedono fin da subito ad impostare il nucleo portante su concezioni marcatamente rock di stampo nazionale con variegate distribuzioni cantautoriali bypassate da una notevole attenzione, per l’appunto, all’impianto melodico circostante. Ma è con la successiva Bel rumore che prendono posto con forza quegli arrangiamenti elettronici così capaci di adeguarsi al contesto globale da risultare quasi una cifra necessaria al raggiungimento dello scopo emotivo di ogni singolo brano che sceglie di farne uso. È quanto accade, ad esempio, con altre interessanti prove come quelle insite nei momenti riservati all’elettro-pop di Nessun rancore o alle dilatazioni ritmiche di una Bambole di carta capace di far pensare ai Muse meno drastici per via delle molteplici capacità creative in ambito ritmico. Incursioni elettro-hard-rock pretendono spazio nei fraseggi melodici al sapor di flanger di Vaniglia, così come notevoli predisposizioni midi vintage prendono il sopravvento nella seguente Non fare il punk, in cui l’elemento elettronico sembra innalzarsi addirittura ad artefice principale della composizione. Ma l’ossessività ritmica (e sentimentalmente tematica) dal retrogusto elettro-rock puro prende il sopravvento in Cicatrici, mentre ad Anemone è affidato il compito di far rientrare il tutto in una dimensione alquanto intimista poiché rivolta ad una maggiore impostazione da ballata melodica comunque rivisitata al cospetto di arrangiamenti e predisposizioni vocali ruvide e graffianti.

Nel complesso, Medusa è un buon disco di elettro-rock melodico che, magari, poco aggiunge a similari esempi nazionali di pregevole fattura ma, senza ombra di dubbio, tanto rappresenta in termini di biglietto da visita per un progetto sicuramente interessante da seguire per constatarne le evoluzioni in perenne divenire.

Voto: 7

Stefano Gallone

@SteGallone

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