Il gay pride di Belgrado, l’omofobia clericale, e le ‘colpe’ dell’Ue

Il ventotto settembre si è svolto il gay pride di Belgrado, il primo dopo gli scontri del 2010. Tra le minacce dell'estrema destra e le pressioni dell'Europa

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Il Gay Pride torna a Belgrado, tra le polemiche della destra conservatrice e le imposizioni dell’Unione Europea (foto: balcanicaucaso.org)

Alla fine anche Belgrado è tornata a ospitare il gay pride. Non un’impresa facile, considerato l’ingente dispiego di forze dell’ordine che il governo ha dovuto fornire per far fronte alle minacce pervenute dagli ambienti clericali e dai gruppi di estrema destra. Il corteo si è svolto in maniera pacifica, nonostante le intimidazioni, e il fresco ricordo delle aggressioni avvenute durante il gay pride del 2010.

GLI SCONTRI DEL 2010 –  In quell’anno l’evento fu assaltato da gruppi di estrema destra, che ingaggiarono violenti scontri con le forze dell’ordine,  causando un bilancio complessivo di centoquaranta feriti. Da allora, i vari governi succedutesi negli anni vietarono alle associazioni Lgbt il diritto di sfilare per le vie della città, non essendo in grado, per loro stessa ammissione, di poter garantire l’incolumità fisica dei dimostranti.

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI? – Da sempre ostili all’affermazione dei diritti degli omosessuali sono i gruppi clericali e di estrema destra che fanno riferimento alla Chiesa ortodossa serba.  Negli ultimi anni un posto in ‘prima fila’ è stato preso da Dveri, un movimento politico ultra-clericale  resosi famoso per i sopracitati disordini del 2010. Scontri che sono stati richiamati quest’anno dal Patriarca ortodosso di Serbia, che ha paventato la possibilità di nuovi disordini, qualora la manifestazione non fosse stata annullata. Tuttavia, i vertici della Chiesa ortodossa non sono nuovi ad esternazioni omofobe. Già nel 2009, il Patriarca definì la manifestazione in programma per quell’anno, in seguito annullata, una «parata della vergogna [..] roba da Sodoma e Gomorra».

L’OMOFOBIA DI DVERI – Anche quest’anno Dveri si è reso protagonista di una forte opposizione al corteo, pur senza ricorrere alla violenza. La sera prima della manifestazione, il gruppo di estrema destra ha raccolto in piazza circa 5000 persone, tra cui molti sacerdoti, per protestare contro «gli attivisti Lgbt che stanno cercando di imporre un’ideologia totalitaria nelle nostre scuole e nelle nostre case, portandoci in una situazione nella quale la famiglia non è più tra i valori principali». In seguito al corteo, i sostenitori di Dveri hanno nuovamente sfilato per le vie di Belgrado, con lo scopo dichiarato di «pulire spiritualmente la città dopo il corteo omosessuale».

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La contromanifestazione organizzata da Dveri (foto: balkanmagazine.net)

NUOVE LEVE – É importante cercare di capire perché questi movimenti trovino seguito in alcuni segmenti della società, in Serbia come in altri Paesi. A Belgrado in particolare, gruppi di estrema destra e clericali trovano la loro base tra giovani e giovanissimi.  Si tratta della generazione cresciuta tra le sanzioni di inizio anni ’90 e le bombe di fine secolo, ragazzi che hanno visto la loro infanzia travolta dall’inflazione e dalla fine dello stato sociale, a cui l’Occidente ha portato vetrine luccicanti e povertà. In questo contesto, determinati movimenti omofobi hanno gioco facile nell’indicare i diritti degli omosessuali come un avamposto dell’imperialismo, e che come tali vanno respinti.

LE COLPE DELL’EUROPA – Intendiamoci, di fronte alla negazione dei diritti non c’è giustificazione alcuna, ma se si vogliono capire certe situazioni è necessario comprenderne tutti gli aspetti. L’Unione Europea ha spinto molto sul governo di Belgrado affinché il corteo si svolgesse, un particolare che è stato interpretato come un’ingerenza non gradita da una parte dell’opinione pubblica serba. Alla fine, la politica di Bruxelles ha avuto l’effetto di far passare, almeno parzialmente, la manifestazione come l’ennesima imposizione occidentale, piuttosto che come l’espressione di una libertà. Ed è in queste pieghe che gruppuscoli fascisti trovano linfa vitale per avvelenare le società in cui vivono, a Belgrado come altrove, per affermarsi come paladini di una società che non ha alcun bisogno di loro. Capirlo è fondamentale, è la base per poter affermare ogni nostro diritto.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

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