Il Fmi elogia l’Italia, ma le sue ricette non funzionano

Nel rapporto concluso a giugno, il Fmi ha valutato una crescita, seppur lenta e fragile per l'Italia. Un giudizio più positivo di quello che autorevoli economisti riservano all'istituto

 

fmi

Il Fondo Monetario Internazionale esprime cauto ottimismo nei confronti dell’Italia (foto: sokratis.it)

Debito pubblico sostenibile, ma comunque soggetto a rischi significativi, questa è la foto che il Fmi - Fondo Monetario Internazionale – fa dell’Italia nel suo ultimo rapporto completato il 16 giugno. Una situazione che potrebbe, seppur indirettamente, risentire di un eventuale peggioramento della situazione in Grecia, ma solamente per quanto riguarda la fiducia, poiché le esposizioni dirette sarebbero particolarmente limitate.

RIPRESA FRAGILE – L’Italia appare in ripresa, anche se tutto sommato è un procedimento indicato come lento e fragile all’interno del dossier. Il Fondo ha elogiato le autorità italiane per «le azioni politiche coraggiose che, insieme con azioni di livello europeo hanno contribuito al rilancio dell’economia italiana e hanno migliorato la fiducia. In particolare, le lodi sono arrivate per quanto riguarda il Jobs Act, la cui piena implementazione, secondo il Fondo, «aiuterà a ridurre la segmentazione e la dualità, facilitando il ricollocamento dei lavoratori».

FOCUS SUL FUTURO – All’importanza delle riforme attuate finora, i direttori dell’istituto di Washington hanno collegato le previsioni per il futuro. L’Italia, secondo il Fondo Monetario Internazionale, dovrà focalizzarsi «sull’aumento della produttività, sul rafforzamento della salute finanziaria delle banche e delle aziende e su un consolidamento fiscale che facilita la crescita». Il Pil è visto in espansione dello 0,7%, con un incremento dell’1,2% previsto per il 2016. Risultati che, avverte il Fmi, richiedono come condizione sine qua non, la  «piena implementazione degli sforzi delle politiche e di ampie riforme strutturali».

MA IL FONDO FUNZIONA? – Non appare ingenuo però, a margine del rapporto, interrogarsi sulla bontà delle ricette e dei giudizi dati dal Fondo Monetario Internazionale. Joseph Stiglitz, uno dei più autorevoli economisti ed ex direttore della Banca Mondiale, ha più volte accusato l’istituto di fornire solamente una “ricetta” standardizzata, basata su una teoria economica semplicistica, che ha aggravato le difficoltà economiche anziché alleviarle. Esempi di come gli interventi richiesti dal Fondo non funzionino si sono avuti in Russia, con il passaggio dal socialismo al capitalismo, e con la crisi finanziaria asiatica. Al contrario, osserva Stiglitz, i Paesi che sono passati dal socialismo al capitalismo senza seguire le indicazioni del Fondo sono gli unici a non avere subito contraccolpi gravi. Inoltre, gli unici paesi asiatici che hanno conosciuto una crescita negli ultimi anni si sono basati su un forte intervento statale, metodo rifiutato palesemente dall’istituto. Insomma, se il corretto funzionamento del Fondo va quantomeno messo in dubbio una cosa è certa: quando elogia un paese, non significa per forza che tutto stia andando per il meglio.

 

Carlo Perigli

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