Il fascino del Monviso da oggi patrimonio Unesco

MonvisoCon i suoi 3.841 metri di altezza, la cima più alta delle Alpi Cozie, il Monviso con il suo comprensorio è diventato patrimonio dell’Unesco come Riserva della Biosfera nazionale e transfrontaliera. Il riconoscimento è stato assegnato lo scorso 29 maggio, a Parigi, in occasione della 25° sessione di incontro del Consiglio Internazionale di Coordinamento (ICC) del Programma MaB (Man and Biosphere) dell’Unesco.
In particolare, la zona interessata dall’iniziativa comprende il Parco regionale del Po cuneese e relative aree contigue, promotori della candidatura, il sito SIC/ZPS Gruppo del Monviso e bosco dell’Alevè e altri 88 comuni.
E così con il Monviso diventano 8 le Riserve della Biosfera in Italia, l’ultimo riconoscimento risale al 2003 per Selva Pisana.

«Questa attribuzione – spiega Gian Luca Vignale, assessore regionale ai Parchi e alle aree protette – è la migliore risposta al grande impegno profuso dal sistema delle aree protette regionali e da tutte le amministrazioni coinvolte». Un impegno dimostrato nello sforzo di conciliare la salvaguardia degli elementi di maggior pregio naturalistico dell’area, con la promozione di un utilizzo sostenibile delle risorse. La strategia vincente è stata quella di puntare su una fruizione turistica lenta e sostenibile, sull’uso diffuso di forme di energia rinnovabile, e sulla valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità, con il forte coinvolgimento delle comunità locali. Un programma che ha convinto l’Unesco, che infatti assegna la qualifica di Riserva della Biosfera a quelle realtà che si impegnano a tutelare il patrimonio di biodiversità presente, garantendone allo stesso tempo una gestione sostenibile a beneficio di tutta la comunità.

Se solo ci si sofferma sul pregio naturalistico del Parco del Monviso, c’è da rimanere senza fiato. La forte escursione termica dell’area – dalle quote di montagna fino alle pianure sottostanti – rende ragione di una incredibile ricchezza di ambienti, che sostiene un alto numero di specie animali e vegetali.

Su tutta l’area domina, maestosa ed isolata, l’imponente piramide rocciosa del Re di Pietra, così viene anche chiamato il Monviso. Famoso anche perché ai suoi piedi ha la sorgente il lungo fiume Po.
Il nome deriverebbe dal latino Mons Vesulus, ossia “montagna ben visibile”, fermo punto di riferimento per il viaggiatore. E in effetti la sua mole è visibile a grandi distanze, finanche, sempre che la limpidezza del cielo lo permetta, dalle lontane pianure milanesi.

La cima ha fatto parlare di sé sin dai tempi antichi, quando si riteneva erroneamente che fosse la vetta più alta fino ad allora conosciuta. Il Monviso è citato da Virgilio, Boccaccio, Dante, Leonardo da Vinci, che ne rimase impressionato e incuriosito insieme.

Un monte affascinate e maestoso ma dall’aspetto più che severo, tanto da incutere timore e rispetto anche tra gli alpinisti più ferrati. Il primo tentativo di scalata risale infatti solo al 1834, piuttosto tardi se si pensa che il Monte Bianco ed altre vette dell’arco alpino erano state affrontate sin dal secolo precedente.

La prima ascensione italiana ebbe luogo trent’anni dopo, nel 1863, per opera della spedizione di Quintino Sella. L’entusiasmo per il traguardo raggiunto spinse Sella, due anni più tardi, a fondare il C.A.I. (Club Alpino Italiano), che rimane ancora oggi la più grande associazione di alpinisti italiani. È così che il Monviso rappresenta anche una pietra miliare nella storia dell’alpinismo nazionale.

Adesso manca un ultimo passaggio perché la designazione di Riserva Transfrontaliera di questo pregevole territorio completi il suo iter: la sottoscrizione di un accordo di cooperazione tra lo stato italiano e quello francese, che dovrà essere presentato dai Ministeri di competenza entro il novembre 2013. E su questo fronte, dichiara il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, «ci impegneremo con tutte le nostre forze».

Valeria Nervegna

Foto via parks.it, zerodelta.net

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