Il dodicesimo uomo: il Muro di Berlino? È crollato da quattro anni…

Quando i giocatori imboccano il tunnel degli spogliatoi e le curve si liberano dagli spettatori, entra in campo il dodicesimo uomo. La giornata calcistica appena trascorsa viene scandagliata da un punto di vista differente: ogni settimana un nuovo spunto con analisi tecnico-tattiche, statistiche, provocazioni. Si comincia con l’inesorabile crisi delle difese italiane

di Francesco Guarino

L’immagine che abbiamo scelto, e che campeggerà in homepage come simbolo di questa nuova rubrica, parla già da sé. Il dodicesimo uomo è la curva e tutto ciò che essa contiene: passione ed esasperazione, competenza e livore. Il dodicesimo uomo vede la partita con un piede sul terreno di gioco e l’altro fuori: abbastanza vicino per sentire l’odore dell’erba che cede sotto la pressione dei tacchetti, abbastanza lontano per osservare il gioco da una prospettiva nuova. E per giudicare, senza peli sulla lingua.

Il “Muro di Berlino”: Materazzi (numero 23), Grosso (3), Cannavaro (5), Zambrotta (19) (sdamy.com)

Ricordate il Muro di Berlino? Bene, scordatevelo: è crollato da un pezzo. Da poco più di 4 anni, per la precisione. No, non ho battuto la testa e non ho neanche dato il la ad un processo di revisionismo storico. Sto parlando del Muro con la M maiuscola, non di quel paravento di cemento che hanno tirato giù a picconate nell’89. Zambrotta-Cannavaro-Materazzi-Grosso, anno domini 2006. Neanche i tank degli Alleati lo avrebbero buttato giù quello. Ebbene, a distanza di 1500 giorni dall’Olympiastadion, nessuno degli eroi di Berlino può fregiarsi della definizione di titolare. Zambrotta è la terza scelta al Milan dopo Bonera e Abate, Materazzi sosta da così tanto tempo in panchina che a fine partita deve venire il carro attrezzi a rimuoverlo, Grosso guarda la Juventus da un posto privilegiato in tribuna vip. Ad onor del vero un titolare ci sarebbe: è Cannavaro. Nell’Al-Ahli. Perché tutto questo preambolo? Facile, perché le prime giornate di campionato sono la dimostrazione palese del fatto che in Italia ci siamo dimenticati come si fa a non prendere gol.

EX-MAESTRI - Quattro anni orsono abbiamo vinto un Mondiale da maestri della fase difensiva. Tre mesi fa siamo tornati a casa dal Sudafrica dopo essere stati sbertucciati dagli attacchi di Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Era un girone-materasso, noi ci siamo coerentemente addormentati su di esso. Ebbene, ora come ora non si vede chi possa rimpiazzare a breve termine la scellerata linea difensiva del mondiale appena trascorso. L’unico reduce al 100% è Chiellini, che però fa il centravanti aggiunto nella Juve, visto che, quando prova a fare il difensore, o becca 3 gol dal Lech Poznan, oppure stende un attaccante dell’Udinese con un fallo da ultimo uomo, salvo poi ringraziare Bergonzi e il suo oculista di (s)fiducia. Volete che vi snoccioli le difese delle prime due in classifica? Chivu-Samuel-Lucio-Maicon (Inter), Ceccarelli-Von Bergen-Pellegrino-Nagatomo (Cesena). L’unico che potrebbe cantare l’inno di Mameli è Luca Ceccarelli, classe 1983, dai gloriosi trascorsi in Massese, Sangiovannese, Pavia, Legnano e San Marino Calcio. Che poi, detto inter nos, secondo il sito del Cesena è un centrocampista. L’involuzione del gioco difensivo nel campionato italiano, negli ultimi anni, è indiscutibilmente più di natura tattica che tecnica: l’ossessione della marcatura a zona ha costretto la stragrande maggioranza dei difensori di casa nostra a “dimenticare” i princìpi fondamentali dell’uno contro uno. In campo si vedono delle schifezze degne dei prati in terra battuta/cementificata di periferia: quelle belle lotte fianco a fianco a palla lontana ormai ce le sogniamo. Al massimo si vede qualche nostalgica maglietta strapazzata alla buona, manco se in area di rigore ci fosse un’orgia di coppiette quindicenni imbranate, di fronte al primo paio di tette da scoprire.

Pietro Vierchowod, storico stopper di Sampdoria, Juventus e nazionale italiana (sport.tiscali.it)

La crisi del gioco difensivo italiano si può riassumere in una sola parola: stopper. Provate a spulciare l’album Panini di quest’anno, o i siti di tutte e 20 le società di serie A, ma anche delle 22 di serie B e delle 89 di Prima e Seconda Divisione. Lo stopper non esiste più. Il mastino che ringhiava davanti alla difesa, il francobollo attaccato con la saliva (non solo metaforicamente) al centravanti avversario, che seguiva l’avversario anche se andava in panchina a prendere una borraccia. La sola parola incuteva timore: stopper. Se avessero aggiunto “ER” al segnale esagonale agli incroci, la mortalità su strada sarebbe dimezzata, ma si sarebbe triplicata quella per infarto. In Irpinia si narra di un Avellino-Inter dei primi anni ’80, in cui Di Somma sussurrò all’orecchio ad Altobelli: «Io faccio una linea a terra sul campo. Se passi quella linea, ti spezzo una gamba…». La partita finì 0-0, Altobelli entrò in area di rigore solo sui calci d’angolo e non provò conclusioni in porta da meno di 25 metri. Se Cristiano Ronaldo avesse giocato quella partita, si sarebbe ritrovato con un pacchetto di crackers frantumati al posto delle articolazioni delle caviglie. Adesso il difensore cerca il gioco d’anticipo, copre la zona e non l’uomo, attacca la palla sui calci d’angolo e lascia libero l’avversario. Per la metà dello stipendio del difensore meno pagato di serie A, io starei attaccato agli attaccanti anche quando vanno a letto con la moglie. Se poi l’attaccante da seguire è Maxi Lopez (vedi foto per la di lui consorte), si unisce anche l’utile al dilettevole.

Yuto Nagatomo, terzino del Cesena (oleole.it)

GRANDI SQUADRE, GRANDI DIFFICOLTÀ - I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la difesa del Milan si trova in perenne inferiorità numerica sulle ripartenze avversarie, quella della Juventus deve spingersi in avanti per sopperire alle carenze degli attaccanti (4 gol all’Udinese di quest’anno non sono una grande prestazione, sono il minimo sindacale), quella della Roma potrebbe anche mettere un telepass e quantomeno monetizzare tutto il traffico che arriva indisturbato in area. Non ci si può ridurre a tessere le lodi di Nagatomo, un terzino giapponese con la faccia da killer della yakuza che al primo doppio passo barcolla come un alcolista sul trapezio; è da acqua alla gola augurarsi che Prandelli abbia visto bene il tuffo pallavolistico di Zaccardo e che se lo sia segnato in agenda, per evitare di convocarlo in futuro; ci vuole onestà e bisogna placidamente ammettere che Motta ha 24 anni e non è giovane, quindi se dimentica una marcatura – dopo 15 anni passati a rincorrere un pallone – è proprio perché l’uno contro uno non ce l’ha più nel dna.

Forse tornerà il giorno in cui vedrete un difensore temporeggiare e far andare l’attaccante dove vuole lui, invece di farsi saltare come la porta di un supergigante. Oppure il giorno in cui in campo ci sarà un numero 5 che si attacca alla schiena del numero 9 avversario, lo randella per tutti e 90 i minuti e alle fine gli da la mano e gli chiede la maglia. O magari il giorno in cui, pur di non farlo saltare di testa, il nostro eroe immaginario salirà sui piedi del centravanti, gli tirerà la maglietta e gli rifilerà anche uno sputo tra i capelli. Fango sulle maglie a brandelli, sudore sulla pelle graffiata e secrezioni organiche non meglio definite. Altro che addominali a tartaruga e gel tra i capelli: che tu sia maledetta, prova televisiva. Hai rovinato tutta la poesia del calcio di periferia.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

5 Risponde a Il dodicesimo uomo: il Muro di Berlino? È crollato da quattro anni…

  1. avatar
    Anonimo 20/09/2010 a 16:15

    ma chi è l idiota che ha scritto quest articolo…invece che insultare pubblicamente a gratis tornatene a giocare al fantacalcio con gli amici del bar và…

    Rispondi
  2. avatar
    Francesco Guarino 20/09/2010 a 16:28

    L’idiota in questione ha firmato l’articolo. Ed a quanto pare ha fatto centro, visto che la provocazione è andata a segno a distanza di dieci minuti scarsi dalla pubblicazione…

    Rispondi
  3. avatar
    Nicola Gilardi 20/09/2010 a 16:40

    Articolo divertentissimo. Come al solito c’è chi insulta (sbagliando) e neanche si firma…

    Rispondi
  4. avatar
    Chiara Campanella 20/09/2010 a 16:53

    Grande Francesco ;-)

    Rispondi
  5. avatar
    Adriano Ferrarato 20/09/2010 a 19:34

    Superbo!!!!In effetti i nostri quattro gol ad Udine non devono meravigliare più di tanto…..:)

    Rispondi

Rispondi a Adriano Ferrarato Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews