Il diavolo e l’acqua santa: la strana coppia Capossela-Morandi funziona (e anche lo Sponz)

Vinicio Capossela fa gli onori di casa, Gianni Morandi strappa applausi trasversali: il concerto-evento dello Sponz Fest 2016 riscatta le incertezze logistiche dello scorso anno

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Vinicio Capossela sul palco dello Sponz Fest 2016 (ph. Francesco Guarino)

“Vi abbiamo fatto anche un bancone del bar da 80 metri”. Vinicio Capossela tiene saldamente legate al dito le tante polemiche per la gestione logistica della Notte d’Argento 2015, evento conclusivo dello scorso Sponz Fest. Dopo una settimana di suggestioni tra binari e altipiani, in tanti aspettavano la quarta edizione del festival irpino alla prova del nove: quella del concertone, del boom di presenze e di affluenza in un sol giorno. Basteranno due parole: esame superato. 

LA NOBILE ARTE DI IMPARARE DAGLI ERRORI - Le critiche costruttive sono state raccolte e fatte proprie in toto dall’organizzazione. E l’unica data campana del tour Polvere di Vinicio Capossela, che non poteva non coincidere con il main event del Festival di cui l’artista di origine irpina è direttore artistico, è finalmente un concerto con tutti i crismi musicali e logistici degni di tale nome. Accantonate le suggestioni di una location più poetica ma ben più ostica, quale fu la stazione dismessa di Conza-Andretta-Cairano, il palco del ribattezzato live Polvere nella cupa non è nella cupa, ma nella vera polvere dello stadio comunale di Calitri. I numeri a occhio e croce pareggiano quelli dell’edizione precedente, a dimostrazione della voglia di ridare fiducia all’evento. La tensione negli occhi dello staff è palpabile, ma stavolta è tensione positiva che pian piano si scioglie in sorrisi.

Calitri accoglie il popolo di Vinicio a braccia aperte e la macchina organizzativa gira alla perfezione, unendo suggestioni visive (belli a vedere e funzionali gli stand in legno in stile far west a più ingressi canalizzati) a servizi fruibili e quantitativamente adeguati per disabili, stampa e spettatori. Nota di merito aggiuntiva per la gestione della “moneta unica” del Festival, lo sponzino, utilizzato in stile festival europeo per smaltire le file alle cassa e velocizzare i tempi agli stand. Cambio chiaro (1 euro = 1 sponzino), menu di facile consultazione e, soprattutto, convertibilità del gettone: se resta qualche sponzino in tasca, si può usare il giorno successivo, oppure si torna alla cassa e si chiede il cambio in moneta (capito, Rock in Roma?). A prendersela con calma, stavolta, sono gli spettatori. In molti ignorano la prevendita dei giorni precedenti all’evento e si incolonnano in una chilometrica fila alle casse per l’acquisto last minute del biglietto – probabile causa dello slittamento di circa mezz’ora dell’inizio del live, fissato per le 21.30.

A CASA DI CAPOSSELA - Il concerto di Vinicio Capossela a Calitri si conferma un grande ballo nell’immenso soggiorno polveroso del padrone di casa. Si apre con Capossela ed il sindaco di Calitri sul palco, per un commosso saluto e minuto di silenzio in memoria delle vittime del sisma in centro-Italia. In un luogo – lo stadio di Calitri – che nel terremoto irpino del 1980 recitò la sua parte da protagonista, accogliendo soccorsi, tende e sfollati. Il solo di violoncello di Mario Brunello vibra nei petti della platea come un pugno alla bocca dello stomaco. Poi è tempo di danzare. Capossela si maschera, si trasfigura, gioca con se stesso, con gli ospiti, con il proprio repertorio.

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Vinicio Capossela e Gianni Morandi (ph. Francesco Guarino)

La storica voce folk Giovanna Marini strappa applausi e sorrisi, irrompendo sul palco a più riprese fino a notte fonda. La Banda della Posta accompagna senza monopolizzare l’attenzione, i Mariachi Tres Rosas alleggeriscono il clima e spianano la strada verso la seconda metà dello concerto, più ritmata e godereccia rispetto alla prima a tratti intimista e quasi teatrale. I Dyables de l’Onyar fanno letteralmente fuoco e fiamme sul Ballo di San Vito, prima che arrivi sul palco l’ospite più atteso.

“GIANNI CASH” MORANDI – “Gianni Cash” (Capossela dixit) Morandi recita a sua insaputa la parte dello showstopper. L’accoglienza per il Gianni nazionale, idolo social degli ultimi tempi, unisce clamorosamente grandi e piccini. Il medley acustico del cantautore emiliano – per sua ammissione “un po’ brillo” grazie alle bontà vinicole d’Irpinia – per qualche minuto rischia di strappare la leadership del palco a Capossela. La strana coppia, il diavolo e l’acqua santa, si è conosciuta di persona solo ieri nel backstage, dopo anni di stima reciproca, e duetta sul palco in Se perdo anche te e La padrona mia, prima di una imprevedibile Zompa la rondinella in collaborazione con la Marini. Micah P. Hinson si affaccia sullo stage regalando suggestioni country-blues, prima che lo show imbocchi il rettilineo d’arrivo.

Capossela fa il padrone di casa seraficamente sgangherato e tiene le redini dello show a modo suo. Ai piedi del palco vecchiette calitrane si alzano dalle seggiole di plastica portate da casa  per far oscillare i fianchi, o sgambettano per rubacchiare un posto a sedere in tribuna stampa tra i sorrisi degli addetti ai lavori. La terra si è ormai impastata al sudore quando partono i ringraziamenti-fiume, e i Dyables trascinano il pubblico nel centro storico per continuare la festa. Sono passate le 2 di notte. Calitri ballerà nei vicoli per altre 2 ore buone, prima di alzare la testa al cielo. Niente nubi all’orizzonte, solo fuochi d’artificio: missione compiuta. 

Francesco Guarino
@fraguarino

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