Il decreto sul lavoro e lo schiaffo all’istruzione

L'Italia, non è un paese per giovani, non è un paese per studenti

Roma – Con l’approvazione, in Consiglio dei Ministri, del decreto che sblocca i fondi statali e apre alla creazione nei prossimi 18 mesi di 200.000 posti di lavoro, il Governo Letta sembrava aver posto le basi per una ripresa dell’economia e un attacco al triste fenomeno della disoccupazione giovanile.

Siccome non è tutto oro quello che luccica, a guardare bene nella giungla della terminologia burocratica-politichese ci si accorge quasi subito della magagna, o per meglio dire dello schiaffo al mondo dell’istruzione secondaria. Le agevolazioni, che riguardano i giovani da 18 a 29 anni, potranno essere applicate ai ragazzi sprovvisti di diploma di istruzione superiore, ovverosia tutti coloro che, per scelta personale, non hanno completato il percorso liceale o negli Istituti di formazione professionale.

Nello specifico, i richiedenti agevolazioni – pari a 650 euro e che saranno composti, per 790 milioni, per la stabilizzazione degli under 30 nel settore lavorativo attraverso contratti a tempo indeterminato – dovranno presentare uno dei seguenti requisiti: essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, vivano soli con una o più persone a carico.

«Privi di un diploma di scuola media superiore o professionale» suona come una triste e dolorosa condanna al mondo dell’istruzione e a tutti i giovani che, scommettendo sul proprio futuro, decidono di iscriversi al Liceo, o a un Istituto, nella speranza di accrescere la propria cultura e le possibilità di carriera nel mondo del lavoro.

Anni e anni – cinque, o dieci per chi prosegue all’Università – trascorsi sui libri, a studiare e memorizzare nozioni, sbeffeggiati e schiaffeggiati da quattro righe frutto dello strano accordo Pd – PdL – Scelta civica. La morte della scuola come cardine di una società occidentale, moderna, che ha tante difficoltà strutturali ed economiche ma anche tante eccellenze, e che nei fatti è stata avallata dallo stesso ministro per l’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, come membro del CdM.

L’Italia che cerca a tutti i costi di avvicinarsi all’Europa che conta esclude lo studio per immettere nel mondo del lavoro 200.000 ignoranti, privi di qualsivoglia conoscenza specifica nei settori che ricopriranno, perché è lo stesso esecutivo ad avergli ricordato che studiare, almeno nella nostra bella Italia, non serve a nulla. Non di certo a ottenere un lavoro.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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6 Risponde a Il decreto sul lavoro e lo schiaffo all’istruzione

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    Roberta 27/06/2013 a 08:58

    Era troppo complicato, prima di scrivere l’articolo, verificare che di quei requisiti ne basta uno e non sono necessari tutti e tre? Troppo difficile? http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=71836

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      Stefano Maria Meconi 27/06/2013 a 09:03

      Grazie per la precisazione, Roberta.
      Rimane tuttavia un affronto al mondo dell’istruzione, prevedere tra i requisiti (esclusivi o singoli che siano) l’assenza di un diploma di istruzione secondaria. Si incoraggia il giovane a non studiare, con la consapevolezza che “tanto c’è il governo che mi da lo stesso lavoro”. Lei quale lavoro affiderebbe a una persona con la terza media?

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        Valentino 27/06/2013 a 10:19

        Oppure si incoraggia colui che non ha avuto la possibilità di studiare a capire che il mondo non è finito e le porte sono ancora aperte. Non a caso fra i requisiti possibili c’è anche avere a carico una persona, ovvero si da per scontato la persona che ha dovuto abbandonare (o neanche cominciare) gli studi superiori, per trovare un lavoro (mestiere) o solo aiutare la famiglia (forse anche in nero) anche solo per sfamarli o sperare in uno stato di vita migliore.

        Una cosa per volta. Mai contenti gli italiani.

        ” Lei quale lavoro affiderebbe a una persona con la terza media? ” con un qualsiasi tirocinio, chiunque può imparare un lavoro. Persone serie ci sono ovunque, indipendentemente dagli studi. Come anche persone inaffidabili ci sono pure fra i laureati…

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          Stefano Maria Meconi 27/06/2013 a 10:27

          Caro Valentino,
          la mia domanda era volutamente provocatoria. Ovviamente vi sono mestieri che non richiedono conoscenze specifiche, tuttavia è proprio questo uno dei limiti tutti italiani. Anche nel settore edile – per citare un esempio a me vicino – una conoscenza di base, realizzata attraverso un percorso congiunto studio/lavoro che, potrebbe risultare molto utile. Siamo in una comunità sovranazionale, l’Unione Europea, che garantisce e offre possibilità agli scambi di lavoratori. Tuttavia, se il lavoratore italiano trova lavoro in Germania, non sarebbe cosa buona poter arrivare sul luogo con una conoscenza basilare della lingua che gli garantisca una integrazione più rapida e completa? Non possiamo derubricare l’istruzione nei confronti del lavoro. Entrambe occorrono allo stesso modo e concorrono alla formazione di una classe lavorativa che possa competere con quella dei paesi occidentali

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    Elena 27/06/2013 a 09:57

    Conosco tanta gente IGNORANTE nonostante la laurea con lode proprio perchè ha trascorso gli anni dell’università a “memorizzare nozioni” invece di STUDIARE, SPPROFONDIRE e APPASSIONARSI.
    Questo decreto fa schifo, ma in fondo se non si dà una bella scossa al mondo dell’istruzione stesso, compreso quello universitario, potrebbe non essere così peregrino come sembra. PURTROPPO.
    (E comunque 1.non credo che questi 200.000 posti siano inerenti a ruoli di spicco; 2. fino a 20-30 la maggior parte dei lavoratori che non fossero dirigenti spesso non era diplomata e sicuramente non era laureata).

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    Roberta 27/06/2013 a 10:16

    Le ricordo che al momento una delle scuse preferite per non assumere è l’abusata formula “troppo qualificato”. Le ricordo anche che un giovane può avere la terza media ma aver iniziato presto a lavorare, probabilmente facendo lavori che per lei evidentemente non esistono, se pensa che solo diploma e laurea garantiscano le conoscenze necessarie per poter accedere ad un impiego. È abbastanza ovvio che chi ha la terza media non possa fare il chirurgo o l’ingegnere, ma non vedo quale scandalo ci sia nell’incentivare l’assunzione per quei lavori che nei requisiti non prevedano titoli di studio superiori.

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