Il cyberbullismo: un nuovo disagio per i figli del terzo millennio

cyberbullismo

Holly Grogan, 15 anni, di Cheltenham (Regno Unito), si è gettata da un ponte perché depressa: per mesi è stata perseguitata su Facebook da un gruppo di suoi coetanei con messaggi denigratori, offensivi e derisori. Carolina, 14 anni, di Novara, si è gettata dalla finestra dell’appartamento dove viveva con i genitori a causa delle prese in giro subite attraverso i social network. Un  15enne, soprannominato “il ragazzo dai pantaloni rosa”, nel novembre del 2012 si suicida perché denigrato per il suo presunto orientamento sessuale su Facebook. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Sono le vittime del cyberbullismo, il nuovo disagio dei figli del terzo millennio. 

Il cyberbullismo è un fenomeno relativamente recente ma in costante crescita. È un comportamento che mira a danneggiare emotivamente altre persone, attraverso veri e propri atti di crudeltà. Una delle molestie più frequenti consiste nel tempestare di commenti a carattere offensivo, minaccioso o anche a sfondo sessuale la vittima, soprattutto sui social network come Facebook o Twitter. Questo è quello che emerge dalla ricerca “I ragazzi e il cyberbullismo”, realizzata da Ipsos per Save The Children lo scorso febbraio, nella quale i social network sono al primo posto, per il 61 per cento dei ragazzi intervistati, come luogo elettivo per il cyberbullismo. I cyberbulli aggrediscono i coetanei soprattutto attraverso la diffusione di foto e immagini offensive e calunniose (59 per cento) o attraverso la creazione di veri e propri gruppi chiusi “contro” la vittima designata (57 per cento). Il cyberbullismo viene subito dal 67 per cento degli adolescenti intervistati per l’aspetto fisico, dal 56 per cento per l’orientamento sessuale, dal 43 per cento perché stranieri. In alcuni casi si è subito cyberbullismo perché disabili. Sembra una lotta contro la diversità, in tutte le sue svariate accezioni.

La ricerca di Save The Children è stata diffusa alla vigilia del Safer Internet Day (5 febbraio 2013) , la giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani. L’indagine è stata realizzata lo scorso gennaio attraverso 810 interviste con questionari compilati on line a ragazzini di età compresa fra 12 e 17 anni. Un altro dato inquietante emerso dal sondaggio è che il cyberbullismo, riconosciuto dagli adolescenti come la loro maggiore minaccia attuale, nel 57 per cento dei casi esaminati ha portato a serissime conseguenze psicologiche, come la depressione e l’isolamento. Inoltre, per l’80 per cento dei ragazzini intervistati, la scuola rappresenta il luogo ideale di nascita del bullismo, sia reale che virtuale.

«I ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo fra i banchi di scuola ed è lì che sperimentano una buona fetta della loro socialità. Il ruolo della scuola è di primaria importanza per valutare e implementare interventi mirati contro il dilagare del cyberbullismo. L’insegnante, per il suo stesso ruolo, deve essere un’antenna pronta ad intercettare e leggere ciò che accade alle dinamiche relazionali della classe» afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save The Children Italia.

Il fenomeno è in crescita, anche perché attraverso il web il cyberbullo agisce indisturbato, essendo protetto dall’anonimato che questo genere di tecnologia gli garantisce e può cambiare o avere contemporaneamente diverse “identità virtuali”. Nell’ultima indagine sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, realizzata da Telefono Azzurro e Eurispes (2012), alla domanda “ti è mai capitato di trovare on line…” i ragazzi hanno risposto: foto o video imbarazzanti che ritraggono i coetanei ( 40,1 per cento), foto personali che hanno loro creato imbarazzo (20,5 per cento), video spiacevoli in cui erano presenti (11,1 per cento). Un dato interessante che emerge da questa indagine è che la percentuale di vittime di cyberbullismo è più alta tra le ragazze (23,3 per cento) che tra i ragazzi (14,7 per cento).

Sembra fondamentale, allo stato attuale del fenomeno, educare genitori e ragazzi affinchè il cyberbullismo non dilaghi, diventando la piaga dei figli del terzo millennio. È quello che ha cercato di fare la cooperativa sociale Pepita Onlus lo scorso 4 marzo. La cooperativa Pepita ha organizzato, infatti, in una scuola media di Monza , un incontro per mettere in guardia i ragazzi dall’abuso di smartphone, iPhone e social network, nell’ambito del progetto “Usa la testa”. L’incontro ha voluto sensibilizzare i ragazzi di seconda e terza media soprattutto riguardo all’uso consapevole dei nuovi media: gli adolescenti sono stati chiamati a riflettere realizzando qualcosa di concreto.

«Crediamo sia il metodo migliore per lasciare ai ragazzi qualcosa di tangibile e riproducibile» spiega Ivano Zoppi, Presidente di Pepita Onlus «non lavoriamo su lezioni frontali ma piuttosto tirando fuori dai ragazzi i loro vissuti, le loro esperienze e su questo costruiamo sensibilizzazione e partecipazione».

La Onlus ha poi organizzato un secondo incontro, tenutosi lo scorso 6 marzo, per i genitori, per sollecitarli ad una vigilanza attiva e documentata sull’utilizzo dei nuovi dispositivi elettronici da parte dei propri figli e per richiamarli ad una nuova responsabilità educativa.

Ma perché queste ultime generazioni sembrano così “inedite”? Genitori, insegnanti, psicologi, sociologi e scrittori avvertono un salto generazionale troppo drastico, caratterizzato da un’accelerazione tanto forte e vertiginosa da non avere uguali nella storia dell’umanità. I figli del terzo millennio hanno stili di vita, comportamenti, cognizioni, aspettative e percezioni estremamente differenti da quelli degli adolescenti di solo due decenni fa. La tecnologia ha sicuramente fatto la sua parte in questo mutamento generazionale: Internet ha dato libero accesso a una sovrastimolazione continua e incessante. PlayStation, Wii, iPhone, Ipad costituiscono le varianti tecnologiche più diffuse tra gli adolescenti di oggi e ne condizionano abitudini, gesti, stili di vita e modi di pensare. Ebbene, sembra che tutti questi stimoli superveloci che ti fanno comunicare, fotografare, ascoltare musica, girare video, cercare informazioni contemporaneamente, abbiano reso gli adolescenti incapaci di individuare, gestire e modulare le proprie emozioni, i propri desideri, i propri stati d’animo, rendendoli incontrollabili e pertanto non tollerabili. Ed ecco allora spuntare l’ombra del cyberbullismo, perché “gli altri” sembrano non avere queste stesse paure: di solitudine, di non farcela ( a crescere, a essere autonomi, a innamorarsi, anche solo a divertirsi). Ecco quindi apparire i cyberbulli, sfrontati, sfacciati, eccessivamente sicuri di sé e profondamente angosciati.

Mariangela Campo

                                                                                                                                                                                                                                 @MariangelaCamp4

Foto via cronacaeattualita.blogosfere.it; studenti.it;

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews