Il costo dell’euro? La perdita di un’intera generazione

Secondo l'analisi svolta da David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank, la crisi dell'eurozona ci costerà una generazione di disoccupati

euroLa perdita di una generazione, ecco il conto, più che salato, presentato dall’euro a dodici anni dalla sua entrata in vigore. Questa la conclusione a cui è giunta l’analisi svolta da David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank, pubblicata recentemente sul Frankfurter Allgemeine Zeitung.

L’ERRORE ALLA RADICE – Conseguenze, secondo l’analisi di Folkerts-Landau, di errori commessi sia all’inizio del progetto monetario, sia in corso d’opera. «L’eurozona è stata costruita in modo sbagliato con troppe strutture differenti tra di loro, e questo difetto ha portato ad una crisi, che ora costerà un lungo periodo di alta disoccupazione che colpisce soprattutto le nuove generazioni». Un errore di valutazione macroscopico, i cui effetti si stanno ora riversando perlopiù sui Paesi dell’Europa meridionale, nei quali sono in forte aumento anche i Neet, ovvero le persone che non lavorano, non studiano, né sono incluse in circuiti di formazione.

CASO ITALIANO – Proprio l’Italia viene indicata dallo studio come il Paese più problematico, caratterizzato da un’economia in recessione, o comunque incapace di superare la stagnazione da molti anni, e un debito che sta raggiungendo livelli record, verso un probabile 140% nel prossimo futuro. Errori riscontrati anche nei governi che si sono succeduti negli ultimi anni, nonostante la protezione offerta dalla Bce, attraverso l’acquisto di titoli di Stato per evitare ulteriori crisi. «La Bce compra il tempo – ha precisato in maniera lapidaria Folkerts-Landau – ma questo tempo non viene sfruttato per fare le riforme».

QUALE FUTURO? – Sul futuro, le conclusioni del capo economista della Deutsche Bank sembrano ottimiste, anche se lasciano qualche dubbio. Se infatti le dichiarazioni secondo cui «la maggior parte degli europei sono pronti a pagare il duro prezzo della crisi, per avere un Europa più unita», stridono con i notevoli passi in avanti che i partiti anti-euro stanno facendo nei sondaggi, Folkerts-Landau è consapevole della necessità di modifiche strutturali all’impianto comunitario, composte da aiuti e trasferimenti dagli Stati più ricchi a quelli in difficoltà. Un’Europa, in sintesi, più solidale e meno attenta agli interessi finanziari, nella quale, magari, non siano i giovani a dover pagare gli errori commessi dalle classi dirigenti.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: stiri.com.ro

 

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