Il contemporaneo a Firenze? “For the love of God”!

 

Il "teschio" di Damien Hirst (giuseppeborsoi.it)

Firenze – Mentre la scorsa settimana, nell’ambito della quarta edizione della 50 Giorni di Cinema Internazionale a Firenze, la più grande rassegna italiana di festival cinematografici, lo storico Festival dei Popoli ha chiuso con un bilancio straordinario di circa 23.000 presenze, questa settimana da uno dei Festival Talks de Lo schermo dell’arte, preziosa rassegna internazionale di film documentari sulle arti contemporanee, è emerso che una delle ragioni per cui gli artisti contemporanei utilizzano sempre più il documentario come forma d’arte è la necessità di una precisa e libera (dai legacci giornalistici soprattutto) presa di posizione sui temi sociali.

 

 

Uno spiraglio di luce contemporanea nel cielo anacronistico-rinascimentale dell’arte fiorentina? Mmm… Di una condizione così sciolta e agevolata non pare certo godere il teschio di Damien Hirst, esposto l’altro ieri, e fino al 1 maggio 2011, in Palazzo Vecchio a Firenze.

L’evento, promosso dal Comune di Firenze, l’Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità e i Musei Civici Fiorentini, e curato da Francesco Bonami, è stato oggetto di non poche polemiche: «L’onorevole Gabriele Toccafondi – ha difatti annunciato ieri in conferenza stampa il consigliere comunale del Popolo della Libertà Marco Stella – ha presentato due interrogazioni parlamentari, una al ministro Maroni ed una al ministro Bondi, per accertare davvero che, nell’organizzazione di questa mostra, il principio costituzionale della trasparenza, previsto dall’articolo 97 della Carta, sia stato davvero rispettato dal Comune».

 

«Abbiamo scoperto anche grazie a un’inchiesta di un quotidiano locale – ha aggiunto Stella – che dietro ad Artemisia, la società che cura l’evento, ci sono due società fiduciarie: noi crediamo che gli enti locali non debbano avere rapporti con società fiduciarie, perché dietro queste società non si sa chi sono i soci. Quindi secondo noi il principio di trasparenza previsto in Costituzione è violato». Insomma faranno le pulci (espressione oltretutto usata dal consigliere) al “povero” teschio di Damien Hirst.

L’icona della Brit Art, famosa per i suoi animali imbalsamati, con For the love of God (2007), calco in platino interamente coperto da 8.601 diamanti per un totale di 1.106 carati, ha battuto tutti i record realizzando l’opera d’arte più costosa della storia.

 

Acquistato da un gruppo di galleristi (fra i quali lo stesso Hirst) per 50 milioni di sterline – 75 milioni di euro – il teschio ha incastonato sulla fronte un grande diamante rosa a forma di goccia, anche noto come “la stella del teschio”. I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato dall’artista a Londra.

 

Lo Studiolo di Francesco I (turismo.intoscana.it)

Quando nel giugno scorso Hirst visitò Palazzo Vecchio, ne rimase totalmente folgorato e si sentì subito entusiasta di poter esporre For the love of God nell’ambiente in cui, cinque secoli fa, un granduca erudito e anticonformista ragionava su scienza e alchimia, sui confini fra la vita e la morte, collezionando i più sorprendenti materiali e inestimabili oggetti. Ben s’inserisce infatti accanto allo Studiolo di Francesco I il simbolo dell’angoscia della morte, della transitorietà dell’esistenza umana e del potere illusorio della vanità, espressione, e insieme contestazione esorbitante, del dominio del denaro nell’arte.

 

 

Questo memento mori, sospeso all’interno di un grande cubo nero, appare subito dopo lo Studiolo in una sorta di continuità-discontinuità ideale e iconografica che spiazza e allo stesso tempo attrae il visitatore. Come scrive lo storico dell’arte olandese Rudi Fuchs: «Il teschio è sovrannaturale, quasi celestiale. Proclama la vittoria sulla decadenza. Al tempo stesso rappresenta la morte come qualcosa di infinitamente più implacabile. Rispetto alla lacrimosa tristezza di una scena di vanitas, il Teschio di Diamanti è gloria pura».

Palazzo Vecchio candidato a diventare, secondo il neo assessore alla cultura Giuliano da Empoli, «la più grande kunsthalle di arte contemporanea in Italia»? Speriamo proprio di si.

Un augurio affinché possa fare da ponte fra passato e presente, senza intoppi faziosi, aprendo un “nuovo corso” alla cultura fiorentina e superando così la pecca di cui questa città è sempre stata accusata: non saper produrre “contemporaneità”.

Natalia Radicchio

DAMIEN HIRST FOR THE LOVE OF GOD

Dal 26  novembre  2010 al 01  maggio  2011

Presso: Palazzo Vecchio, Piazza della Signoria, Firenze

Biglietto: 10 euro (comprensivo della visita al Palazzo)

Informazioni:www.arthemisia.it

Orario spazio espositivo: aperto tutti i giorni

Foto homepage: http://solouncorpo.files.wordpress.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews