Il concerto: musica per l’anima

Sulle orme di una semicommedia, Radu Mihaileanu delinea i tratti caratteristici del volto angelico di un profondo dramma interiore

di Stefano Gallone

Locandina

La musica come fonte di salvezza spirituale è un tema portante già affrontato, in diverse sedi e secondo diverse modalità, da registi e scrittori di ogni natura. Ma l’accomunare una pagina di spartito con la soluzione tutta interiore di un dramma vissuto e rimasto privo di anelli di congiunzione, ai fini di una ricostruzione cronologica di un passato burrascoso, ha pochi precedenti specie se si affronta una serie di elementi tanto sottili da rischiare di far precipitare il complesso racconto in un non meritato qualunquismo strappalacrime. Il rumeno Radu Mihaileanu, per contro, già impegnato a celare potenti impatti emotivi per mezzo dei toni grotteschi del più celebre “Train de vie”, sviluppa una pellicola molto gradevole senza mai deviare dalla necessità di affrontare tematiche estremamente profonde ed impegnative, sfruttando una semplice ma sincera ironia per esorcizzare demoni di inopportuni e, spesso, eccessivamente scomodi filosofismi privi di ragion d’essere.

A luci spente, le delicate mani del maestro Andrei Filipov (Aleksei Guskov) sono protese nell’atto di dirigere un’orchestra il cui suono sembra provenire da un universo lontano e poco definibile. Si respira un’atmosfera sublime, un evidente e sacro stato di grazia che solo esperienze sensoriali eccelse come il vibrare delle note di un Tchaikowsky sincero e rivelatore può conferire a chi vi si lascia trasportare. Ma un telefono cellulare squilla e il sogno sfuma: la realtà condanna il maestro al purgatorio dell’addetto alle pulizie del teatro dove, fino a trent’anni prima, si innalzava sulle sue fondamenta il prestigioso ensemble. Si tratta del Bolshoi, orgoglio artistico della Russia di Breznev ora smagrito della preponderate consistenza ebrea all’interno del suo corpo costituente, al tempo giudicata come nemica del popolo. Ma se è vero che per ogni porta che si chiude si apre un portone, un fax rubato può riaccendere un fuoco di speranza negli animi di veri amici più che eccellenti musicisti

Un frame del film

involontariamente degradati a stili di vita poco consoni a ciò che avrebbero sempre meritato. Prende piede la possibilità di far rinascere il passato attraverso un imponente concerto parigino e, soprattutto, si avvia la tanto ambita ricerca del suono etereo di un violino incessantemente ammirato e seguito sfidando le incongruenze spaziotemporali, incarnato dalla giovane e talentuosa Anne-Marie Jacquet (Mélanie Laurent), fulcro preponderante di rivelazioni e scelte motivazionali ben precise. Se il passato può rivivere e ricucire quanto di più dolorosamente incompiuto, una pagina del Concerto per violino e orchestra del più celebre autore russo si innalza a detentore di segreti tanto divini quanto dettati dal vero significato dell’amore fraterno.

Mihaileanu giostra con estrema sensibilità e con commovente delicatezza, mista a sapiente tatto d’autore, un racconto sincero e carico di verità interiori facendo perno su una marcata leggerezza  (specie nella prima metà della pellicola) utile a rendere il coacervo di storie e sensazioni quasi come un serbatoio di elementi umani tanto semplici quanto quotidianamente dimenticati, allo scopo di costruire una sorgente basilare per l’accumulo emotivo di quei necessari e vitali slanci di umanità che troveranno luogo e definitiva dimora nella lunga sequenza finale, una solida terapia esorcizzante per rancori, incomprensioni e speranze dissacrate legate ad un passato impossibile da archiviare e da sotterrare nelle crudeli e spietate sabbie del tempo e della ingiustificabile mancanza di meritocrazia. La straordinaria fragranza spirituale che la musica può regalare, sembra voler dire il cineasta rumeno, racchiusa tra cinque righe e quattro spazi pari ad una vita intera, redime anima e corpo enfatizzandone l’empatia comunicativa e sollevandoli oltre le grigie patine dell’insensibile tempo presente.

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Una risposta a Il concerto: musica per l’anima

  1. avatar
    Daniela Dioguardi 22/02/2010 a 19:25

    Un film bello! E il finale.. che capolavoro!

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