Il cambiamento parte da Barcellona: il profilo di Ada Colau

Ada Colau, nuovo sindaco di Barcelona (http://ccaa.elpais.com/)

Ada Colau, nuovo sindaco di Barcelona (fonte: ccaa.elpais.com)

Barcellona – Se oggi la Spagna si risveglia con un profilo diverso, Barcellona non è sicuramente da meno. A dirla tutta, la capitale della Catalogna oggi è la rappresentante numero uno del cambiamento politico che ieri, attraverso le elezioni municipali, ha mostrato di essere solo all’inizio. Oggi si da come perdente i partiti tradizionali e come vincitore Podemos. In parte è così. In realtà bisogna andare oltre la superficialità del risultato e notare che il cambiamento politico in Spagna e in Catalogna non è per nulla riferibile soltanto ad un partito, ma a un cambio di mentalità.

SEGNALE INEQUIVOCABILEIl Paese è sfiancato dalla corruzione e dalle difficili condizioni economiche, aggravatesi, nonostante i buoni ed effimeri risultati del PIL, con un lavoro più precario e mal pagato, con delle disuguaglianze in netta crescita e con una casta politica che fino ad oggi aveva pensato solo ad arricchire i propri portafogli. A Barcellona come a Madrid o a Valencia, non ha vinto Podemos ma partiti e movimenti civici che reclamano la propria sovranità, annullata da politiche pubbliche imposte dall’alto, da Madrid e a sua volta da chi controlla i bilanci e la moneta: Bruxelles. Podemos non era infatti candidato ufficialmente in nessuna delle città dove i movimenti popolari hanno guadagnato posizione; il movimento di Pablo Iglesias aveva creato una sorta di affiliazione a distanza con ogni piattaforma cittadina.

BARCELONA E L’INDIPENDENTISMO CATALANO – Barcellona è oggi la capitale di una Comunità autonoma, la Catalogna, che si sente sempre meno rappresentata da Madrid. I Catalani, che siano indipendentisti o no, oggi vogliono il proprio diritto a decidere e ad aprire un processo costituente. Ecco quindi che la vincitrice Ada Colau, candidata a sindaco per Barcelona en comu ha preso 11 consiglieri; CIU(Convergencia i Unio) i democristiani indipendentisti catalani, rappresentati dal sindaco uscente nonchè grande sconfitto Xavier Trias, hanno conseguito 10 consiglieri. Se a questi due partiti antagonisti, ma entrambi sostenitori di un processo costituzionale che porti alla possibilità di decidere sull’indipendenza, aggiungiamo Esquerra republicana e Cup, movimenti indipendentisti di sinistra, il totale dei consiglieri sostenitori a modo loro del processo “soberanista” sono 28, contro i 12 consiglieri dichiaratamente contro un possibile referendum. Questi ultimi sono quelli che in Spagna hanno rappresentato fino a ieri il bipartitismo, ai quali si aggiungono nuovi liberali: Partito Popular, Partito socialista e Ciutadans. Bisogna ricordare che la legge elettorale spagnola non aiuta a formare un governo. Non essendoci il doppio turno, Ada Colau con il suo movimento sarà costretta ad alleanze non solo con partiti come Esquerra o Cup, ma anche con singoli consiglieri per raggiungere la maggioranza sui vari provvedimenti che vorrà approvare in consiglio comunale.

Ada Colau e il leader di Podemos, Pablo Iglesias (http://www.theguardian.com/)

Ada Colau e il leader di Podemos, Pablo Iglesias (fonte: theguardian.com)

LA RIVOLUZIONE DI ADA COLAU -  Scopriamo quindi chi è la nuova “alcaldesa” di Barcelona, Ada Colau. Nata nel quartiere povero del El Guinardò che un tempo era solo campi, 41 anni, Ada Colau, ha frequentato la facoltà di filosofia ed è stata studentessa Erasmus a Milano, ma per due materie non si è mai laureata. Da molti anni ha cominciato il suo cursus honorum di attivista: ha partecipato alle lotte del movimento “okupa” e contro i trattamenti riservati all’attivista Martin Shaw nel G8 di Évian-les-Bains nel 2003 fino ad essere leader del movimento contro gli sfratti dovuti a mutui bancari (Plataforma de Afectados por la Hipoteca) dal 2009 al 2014. Ha lavorato fino ad oggi come responsabile degli Alloggi per l’Osservatorio per i diritti economici, sociali e culturali (Desc). L’alcadesa ha un figlio, avuto dal compagno economista Adrià Alemany. Dichiaratasi indipendentista in tempi non sospetti, oggi è leader di un movimento che al suo interno ha indipendentisti e non, in ogni caso favorevole alla libertà di scelta del popolo catalano. Quel che appare chiaro è che chi ha votato Ada Colau a Barcellona, non lo ha fatto solo o soprattutto per una speranza indipendentista ma per le proposte della “alcaldesa”.

UN PROGRAMMA MODERNO E UNA MONETA LOCALE – La sua piattaforma integra cittadini comuni, vari accademici tra i quali il giurista Gerardo Pisarello e vari professori di economia dell’Università di Barcelona. Inoltre diversi movimenti e pezzi di partito si sono uniti a sostegno della Colau, come Iniciativa, Podem (la versione catalana di Podemos) e Procés Constituent y Equo. La proposta portata avanti dal movimento En comu è quella di una Barcelona che riparta dall’affrontare le disuguaglianze, i problemi delle classi più povere, la sfida della sostenibilità ambientale e della sovranità energetica.
I tre punti da sempre riassunti dalla Colau sono: generare occupazione, garantire i diritti fondamentali (casa, cibo etc) e democratizzare le istituzioni con trasparenza e democrazia partecipativa.  Ci sono 30 misure previste con un budget di 160 milioni, parte del quale Barcellona dispone grazie al turismo, settore che oggi urge una regolazione in città. La nuova “alcaldesa” non vuole nuovi hotel ma si batterà per i diritti della casa, multando le banche che dispongano di case vuote. Nonostante il partito sia diviso tra indipendentisti e non, la Colau afferma un altro tipo di indipendenza, quella finanziaria. Se si guarda al programma emerge l’idea di creare una moneta locale senza interesse e parallela all’Euro, che permetta di convertire gli euro scambiati dai cittadini per la moneta locale in risorse per il territorio. Moneta locale con la quale sarebbero pagati parte degli stipendi e si potrebbero pagare parte delle imposte locali. Proposte moderne per affrontare le sfide contemporanee e una visione nuova: ora il problema sarà governare, ma il vento sembra cambiato.

Domenico Pellitteri

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