Il calciatori si fermano: niente serie A 11 e 12 dicembre. Ed hanno torto

Il logo dell'Associazione Italiana Calciatori (calciatori-online.com)

ROMA - Alla fine hanno vinto loro. Una vittoria di Pirro, perché un weekend di vacanza non toglierà certo dalla mente di nessuno degli appassionati di calcio l’idea che i loro beniamini siano bamboccioni viziati e strapagati. Anzi, se possibile peggiorerà la situazione. L’Associazione Italiana Calciatori ha proclamato definitivamente una giornata di sciopero, la 16a, per il weekend dell’11 e 12 dicembre. Alla base dello stop c’è il mancato accordo sugli otto punti in discussione tra la Lega di serie A e gli emissari dell’Aic. Nello specifico, sulla decisione unilaterale ha influito il mancato accordo sulla posizione dei giocatori fuori rosa e sui trasferimenti coatti.

I FUORI ROSA - Avevamo analizzato tempo fa la situazione degli 8 punti sul tavolo della discussione tra Aic e Lega e il risultato era stato un salomonico 4-4: le due parti in causa dovevano piegarsi l’una alle esigenze dell’altra, in maniera da non snaturare le basi del contratto nazionale di lavoro dei calciatori, né di stendere tappeti rossi sotto i tacchetti degli onorati ed onerosi campioni della massima serie. Il nodo più controverso da sciogliere riguardava la situazione dei fuori rosa: secondo i calciatori escludere un calciatore dagli allenamenti nel gruppo principale, su scelta motivata della società o dell’allenatore, costituiva una sorta di mobbing, che poneva il tesserato in una condizione di disagio fisico e psicologico. Secondo la Lega, invece, le società avevano il diritto di disporre a proprio piacimento della possibilità di avvalersi o meno della totalità dei servizi di un giocatore, fermi restando i vincoli economici e tutelativi del contratto. Nella nostra analisi avevamo dato pienamente ragione alla Lega: i calciatori non hanno il diritto di interferire nelle scelte societarie. Un giocatore fuori rosa, infatti, non subisce, a meno di specifiche e motivate sanzioni (riconosciute anche dal collegio arbitrale), nessuna decurtazione economica dell’ingaggio e in nessun contratto sulla faccia della Terra  è stabilito il posto da titolare o la presenza all’allenamento nel gruppo dei convocati.

TRASFERIMENTI COATTI - Su un altro punto, invece, era la Lega ad avere torto marcio: per liberarsi di contratti onerosi (e spesso di giocatori in là con gli anni o fuori dai quadri tecnico-tattici degli allenatori) la Lega aveva proposto che un giocatore non potesse opporsi al trasferimento ad altro club, a parità di stipendio e visibilità. In caso di rifiuto, il contratto sarebbe stato risolto e l’ultimo anno di ingaggio decurtato del 50% a mo’ di rimborso. Indubbiamente inaccettabile la posizione della Lega, che prima accetta di farsi imporre contratti a costi stratosferici e poi vuole liberarsene nella maniera più indolore possibile. Tuttavia non si è avuto modo di sapere cosa avrebbe proposto la Lega oggi, poiché il vicepresidente dell’Aic Grosso, assieme all’avvocato Calcagno, non appena ha saputo che nella proposta della Lega si sarebbe parlato anche dei due punti della discordia ha abbandonato il tavolo delle trattative.

Il simbolo della Lega di Serie A (calcioblog.it)

L’ERRORE DEI CALCIATORI - L’Associazione calciatore sostanzialmente voleva una mera ratifica dei punti su cui si era già raggiunto un accordo e l’abbandono delle questioni da loro contestate. Una posizione giustificabile, se i punti “caldi” fossero risultati ambedue sfavorevoli all’Aic, ma non più condivisibile se il nòcciolo della questione ruota anche attorno alla questione dei fuori rosa, nella quale i calciatori hanno torto marcio. Vero è che i vulcanici presidenti di serie A molto spesso hanno abusato della loro posizione per prendere decisioni spesso eccessive, ma è anche vero che a tutela dei calciatori c’è sì l’Aic, ma soprattutto c’è un collegio arbitrale, davanti al quale sono chiamate a rispondere tanto la società quanto l’atleta, quindi non è certo la tutela della propria posizione che manca ai calciatori. Posizione che, anche in caso di esclusione motivata dalla rosa, resta sempre più felice di quella di un operaio messo in cassa integrazione dalla propria azienda.

Francesco Guarino

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