Il business italiano dell’acqua in bottiglia: il dossier di Legambiente e Altreconomia

acqua in bottiglia

Acqua in bottiglia: business o necessità? (legambiente.it)

In alcune città italiane è già da tempo una realtà: lungo strade o piazze sorgono distributori automatici di cosiddetta “acqua del sindaco”, acqua potabile – per intenderci – proveniente dagli acquedotti cittadini e messa a disposizione per le tavole e l’uso quotidiano di tutti. Chiunque può attingervi addirittura scegliendo tra acqua liscia o gassata, a temperatura ambiente o refrigerata. Questa dell’acqua alla spina è una tra le tante azioni di sensibilizzazione che le amministrazioni locali hanno attivato per allentare la diffidenza dei cittadini verso l’acqua del rubinetto. Si tratta di lanciare un messaggio preciso: quella di casa è un’acqua sicura, di buona qualità, più economica dell’acqua in bottiglia e rigorosamente controllata da norme sanitarie.

Nonostante gli sforzi comunicativi, ancora il 30% delle famiglie non si fida dell’acqua di casa, regalando all’Italia un assoluto primato: è il paese europeo che segna i più alti consumi di acqua minerale in bottiglia. Si parla infatti di 11,3 miliardi di litri consumati solo nel 2011, con un giro di affari di 2,25 milioni di euro che ruota attorno a 168 società di imbottigliamento che gestiscono 304 marche diverse di acqua. Sono questi i numeri che emergono dal dossier di Legambiente e Altreconomia Acque minerali, un’imbarazzante storia all’italiana. Una ventina di pagine, che denunciano la mancanza di una regolamentazione nazionale sui canoni di concessione per lo sfruttamento delle sorgenti, a tutto vantaggio delle aziende del settore.

Complici i richiami dei claim pubblicitari, gli italiani preferiscono l’acqua in bottiglia, quella che rende “puliti dentro e belli fuori”. Una scelta che porta con sé anche un forte impatto ambientale. Il dossier spiega infatti che l’80% dell’acqua consumata è confezionata in bottiglie di plastica: circa 6 miliardi di bottiglie che richiedono quasi 540 milioni di litri di petrolio. A questa produzione corrisponde l’emissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Se a ciò si aggiunge che a tutt’oggi viene preferito il trasporto su gomma, il quadro si aggrava: prima di arrivare sulle nostre tavole, infatti, le bottiglie possono percorrere anche centinaia di km lungo lo Stivale, con aumento delle emissioni di sostanze inquinanti.

acqua rubinetto acqua in bottiglia

Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia? (avruscio.it)

Impatti ambientali importanti e importanti guadagni per le società di imbottigliamento, che possono contare su canoni di concessione spesso irrisori in alcune regioni italiane. Un esempio è quello della Liguria, che chiede solo 5 euro per ettaro di terreno dato in concessione per lo sfruttamento della sorgente, senza tener conto dei volumi d’acqua imbottigliati e di quelli emunti, utilizzati per i processi industriali.

Così come la Liguria, Legambiente e Altreconomia bocciano anche la provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna, il Molise, la Puglia e la Sardegna. Le altre Regioni si dividono tra “rimandate” e “promosse con riserva”, mentre solo il Lazio è promosso a pieni titoli, perché prevede un triplo canone, in funzione degli ettari dati in concessione (65 euro), dei volumi emunti (1 euro/m3) e di quelli imbottigliati (2,17 euro/m3).

E se si applicasse un canone uniforme su tutto il territorio nazionale e soprattutto più elevato, mettiamo 10 euro/m3? È quanto propongono Legambiente e Altreconomia, che sottolineano come un canone più adeguato comporterebbe anche un ritorno economico consistente per il territorio in cui sono situate le sorgenti o le falde. Così facendo, ad esempio, la Liguria, potrebbe arrivare ad incassare oltre 1,250 milioni di euro – contro gli attuali 3.300 euro – da investire, magari, in opere di tutela degli ecosistemi acquatici.

Soprattutto, un adeguamento del canone restituirebbe valore alla risorsa acqua, uno dei beni comuni più preziosi che abbiamo a disposizione, come ci ha ricordato la recente Giornata Mondiale dell’Acqua, un bene da tutelare e tenersi stretto, da sottrarre a un uso esclusivamente mirato al profitto.

Valeria Nervegna

Foto homepage via: legambiente.it

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