Il Brasile si prepara all’era post-Lula

Economia, politica estera e ambiente nei programmi dei nove candidati

di Francesca Penza

Lula, Presidente della Repubblica Federativa del Brasile

Dopo otto anni alla guida del Brasile, l’ex operaio e sindacalista Luiz Inácio da Silva, detto Lula, dovrà cedere la carica di Presidente della Repubblica Federativa del Brasile.

La campagna elettorale, iniziata a metà luglio, si sta svolgendo tra provvedimenti che tutelano la libertà di espressione e la presentazione dei programmi dei singoli candidati.
L’agenda elettorale è molto intensa, visto che il nuovo capo del governo sarà eletto insieme a 513 deputati, 54 senatori e 27 governatori.

GOVERNO E SISTEMA ELETTORALE – Dal 1988, anno di ratifica della Costituzione, il Brasile è una repubblica presidenziale federale composta da 26 Stati e un Distretto Federale. Il Presidente della Repubblica – che assolve la funzione di Capo di Stato e di Governo – ed i Ministeri detengono il Potere Esecutivo, mentre il Potere Legislativo è affidato al Parlamento bicamerale. Più complesso è il sistema del Potere Giudiziario.

Il sistema elettorale brasiliano prevede la concomitanza delle elezioni per il Congresso e di quelle presidenziali. I senatori sono eletti regionalmente: ogni stato, indifferentemente dal numero di abitanti, ne elegge tre; i membri della Camera dei Deputati ed il Presidente sono eletti con un sistema proporzionale che considera la popolazione complessiva di tutto il Paese.

I candidati alle varie cariche istituzionali devono essere valutati e approvati dal Tribunale Superiore Elettorale ed essere iscritti ad uno dei partiti politici riconosciuti dallo stesso Tribunale.

Il Brasile mantiene il suffragio universale obbligatorio per tutta la popolazione alfabetizzata tra i 18 ed i 70 anni, mentre non è obbligatorio per i giovani di 16 e 17 anni, per chi ha più di 70 anni e per la popolazione non alfabetizzata. I candidati alla carica di Presidente sono nove, ma tre sono i nomi a cui sembra verranno accordate le preferenze di gran parte dell’elettorato.

  • Dilma Rousseff, Capo di Gabinetto del Partito dei Lavoratori (PT) ed erede spirituale di Lula. La Rousseff ha un passato da guerrigliera, una formazione da economista e nel 2002 fu responsabile del piano energetico del governo proposto da Lula. Secondo un sondaggio di agosto dell’istituto di ricerca Ipobe, incontra il 43% delle preferenze.
  • José Serra, membro del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB), già candidato contro Lula nel 2002, sconfitto al ballottaggio, nonché Ministro della Salute durante il governo di Fernando Henrique Cardoso. Nel suo programma elettorale troviamo crescita economica, lotta alla corruzione e ridistribuzione del reddito.
  • Marina Silva, rappresentante del Partito Verde (PV), impegnata nella tutela dell’ambiente e della biodiversità, nel suo programma propone una linea di sviluppo ecosostenibile. Con l’elezione di Lula divenne ministro, assegnata al dicastero dell’Ambiente dove iniziò la lotta alla deforestazione.

Gli altri sei candidati sono Ivan Pinheiro del  Partito Comunista Brasiliano (PCB); Levy Fidelix del Nuovo Partito Laburista Brasiliano (PRTB); Zé Maria del Partito Socialista Unificato dei Lavoratori (PSTU); José Maria Eymael del Partito Social Democratico Cristiano (PSDC); Plinio Arruda Sampaio del Partito Socialismo e Libertà (PSOL); Rui Costa Pimenta del Partito di Causa Operaia (PCO).

Il quotidiano “O Globo” propone sul suo sito internet il Promessômetro, uno spazio dove le dichiarazioni, cioè le promesse elettorali, dei vari candidati possono essere votate esprimendo la propria approvazione o, al contrario, il proprio disaccordo. Ora è in vantaggio, con il 66% di voti positivi espressi, José Serra, sebbene le intenzioni di voto siano a favore della Rousseff.

Il quotidiano “Correiro Braziliense” riporta un sondaggio dell’Instituto CB Data con dati raccolti tra il 29 e il 31 agosto: il 43% degli intervistati ha dichiarato di preferire Dilma Rousseff, seguita da José Serra col 22% e da Marina Silva col 15% delle preferenze espresse.

Di certo il risultato di questa tornata elettorale sarà molto importante nell’ambito dell’assetto geopolitico del Sud America: il Pil del Brasile si colloca al nono posto al mondo e ha un notevole peso nell’economia dell’area.

Il nuovo Presidente ridisegnerà o confermerà le linee del programma di integrazione regionale e delle relazioni con i vicini, come nel caso di Mercosur e Unasur: la Bolivia di Morales, il Cile di Uribe, il Venezuela di Chavez e la Colombia del neoeletto Santos, senza dimenticare gli altri paesi in via di sviluppo di Africa e Asia: Sudafrica e India.

Il Brasile ha rapporti importanti anche con paesi industrializzati – come nel caso dell’Unione Europea, primo partner commerciale del Brasile – mentre assolve una funzione di mediazione tra gli Stati Uniti ed il blocco dei paesi del Sud America, da sempre in rapporti problematici.

Negli ultimi anni il Brasile ha manifestato il desiderio di avere maggior peso in alcune istituzioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio e di entrare nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro permanente.

La situazione interna del Paese è molto cambiata dal 2002, grazie ai provvedimenti del governo Lula: acqua ed energia elettrica sono arrivate nelle zone più sperdute del paese, il programma statale di lotta all’indigenza garantisce tre pasti al giorno per gli abitanti che vivono al di sotto della soglia di povertà, il tasso di occupazione è aumentato e anche i salari, il processo di ristrutturazione delle università (Reuni) inizia a dare i suoi frutti, le scuole inferiori iniziano ad avere a disposizione più risorse.

Ben lungi dall’essere un’isola felice, tuttavia il Brasile è stato in grado di sottrarsi alle forze che lo legavano al destino dei paesi meno sviluppati, anche se deve fronteggiare ancora il problema della violenza diffusa, della corruzione e della sanità pubblica, questione delicata anche per altri Paesi. Di certo il nuovo governo dovrà essere in grado di impedire al Paese di regredire.

In uno Stato con 136 milioni di aventi diritto al voto la propaganda ha grande importanza, soprattutto quella televisiva, ma è fondamentale tutelare la regolarità delle operazioni e delle candidature.

Dal sito del Tribunale Superiore Elettorale è possibile accedere ad una lista di tutti i candidati alle varie cariche istituzionali. A beneficio degli elettori, l’elenco riporta tutte le informazioni sui candidati: beni dichiarati, certificati penali, dati personali, occupazione e qualifiche, oltre alle informazioni sul partito politico lo status della domanda di registrazione della candidatura.

Con il cambio della guardia a Palácio do Planalto, resteranno invariati i nodi da sciogliere per conseguire l’ordine e il progresso a cui il Paese è da sempre teso.

Foto: www.commons.wikimedia.org; www.viaggiare.miolink.com

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