Il 25 aprile è morto, lo dice Beppe Grillo. Tutta colpa dell’inciucio tra Pd e Pdl

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Roma – Mentre in tutta Italia proseguono le manifestazioni volte a ricordare celebrare il 25 aprile, Beppe Grillo coglie l’occasione per commentare i recenti sviluppi del quadro politico italiano. E lo fa ancora una volta sul suo blog, non lesinando critiche al mondo istituzionale.

Per il leader del Movimento Cinque Stelle il 25 aprile è morto, e Grillo lo scrive senza mezzi termini sul suo spazio web. La nuova nomina di Giorgio Napolitano a capo dello Stato e l’incarico di governo affidato da quest’ultimo all’esponente Pd Enrico Letta, sono una chiara dimostrazione del fatto che in questa giornata non ci sia niente da festeggiare. «Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto – esordisce infatti Grillo nel suo post – nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto».

Beppe Grillo torna così a sottolineare la sua contrarietà a un esecutivo frutto di un accordo tra partiti, un vero e proprio inciucio come è solito definirlo. Non manca poi di esprimere il suo forte dissenso per la rielezione di Napolitano alla più alta carica dello Stato, che gli ha affidato di fatto un secondo mandato al Quirinale. Il movimento invece aveva proposto il giurista Stefano Rodotà, la cui personalità non è stata apprezzata e condivisa da parte del Partito Democratico, sconvolto da inspiegabili conflitti interni.

«Nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto – prosegue ancora il duro attacco di Beppe Grillo – nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto, nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto». Se il mondo della finanza, secondo il punto di vista di Grillo, continua a ordire danni a discapito dei risparmiatori, tanti giovani senza lavoro sono costretti ad abbandonare il proprio Paese, per cercare fortuna altrove. E in conclusione arriva anche una stoccata finale:«Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere».

Angela Piras

Foto: formiche.net

 

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