Il 2013 della politica italiana: un anno di deliri

2013

Pier Luigi Bersani (letterapolitica.it)

Alla fine anche il 2013 sta terminando. Cosa lascia quest’anno alla politica italiana? Sicuramente tanti dolori (per i cittadini) e poche gioie (per i politici di professione). Ma soprattutto una banda di indovini mancati. Anche se oggi giornali e telegiornali non lo ricordano, gli esponenti di tutti i partiti ne hanno sparate alcune talmente grosse che, a rileggerle oggi, viene da ridere.

BERSANI DIXIT - Il candidato alla presidenza del Consiglio Pier Luigi Bersani in campagna elettorale non perse occasione per ribadire che avrebbe vinto le elezioni. Il 7 gennaio predisse: «Avremo la maggioranza sia alla Camera che al Senato». Il 16 gennaio disse sicuro: «Solo noi possiamo battere la destra e sono sicuro che la batteremo in tutto il Paese». Il 14 febbraio spavaldo dichiarò che «fin qui non ho sbagliato nulla, noi teniamo la nostra marcia». Infatti palazzo Chigi adesso lo vede al massimo in cartolina. Sempre il giorno di San Valentino ci tenne a rassicurare il leader di Sel: «Si può partire dal presupposto che io non sia una persona seria? Io ho fatto un accordo con Vendola e lo rispetterò. E anche Vendola è una persona seria. Non si può partire tutti i giorni dal presupposto che non sono una persona seria». Infatti adesso Bersani sta al Governo e Vendola all’opposizione. Di serio, alla fine, non c’era proprio niente.

LARGHE INTESE? PIUTTOSTO LA MORTE - Inutile dire che sempre nell’anno che ha sancito l’immortalità delle larghe intese – nate con Monti nel novembre 2011 e destinate a durare fino a quando Napolitano vivrà – diversi politici si sono detti assolutamente contrari a tale ipotesi. Come l’ex capogruppo al Senato del Partito Democratico Anna Finocchiaro che il 13 febbraio disse: «Io credo che non esista nessuna ipotesi di larghe intese all’orizzonte». Ma non fu la sola: Rosy Bindi il 22 febbraio 2013 dichiarò: «Grande coalizione? Noi lo abbiamo escluso fin dall’inizio della campagna elettorale e Bersani è stato chiaro. Noi pensiamo di vincere e cambiare questo Paese». Perfino il futuro premier Enrico Letta il 6 marzo si sbilanciò: «Non si può parlare con Berlusconi». Il 22 aprile Dario Franceschini si espresse così: «Non penso a un Governo politico: in Italia non ci sono le condizioni per avere Letta, Bersani, Alfano e Berlusconi nello stesso Governo». Stefano Fassina era l’esponente del Pd che più di chiunque si era detto contrario al cosiddetto governissimo: «Noi non siamo disponibili a sostenere un Governo con il Pdl e se da Grillo non c’è disponibilità a sostenere il governo allora bisognerà affrontare un nuovo passaggio elettorale, anche se non è quello di cui c’è bisogno ora»; «Un esecutivo con il Pdl è impensabile»; «Non vedo condizioni per formare un Governo con il Pdl perché non basta fare un Governo, vogliamo fare un Governo di cambiamento». Peccato che poi lo stesso Fassina diventerà viceministro dell’Economia e delle Finanze di quel Governo sostenuto prima dall’intero Pdl e poi da una sua parte. Ma la meglio di tutte e tutti è stata la già citata Rosi Bindy: «Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento». C’è da sperare per lei che non sia una giocatrice d’azzardo. Ma non erano soltanto gli esponenti del centrosinistra ad essere contrari: «Qualunque sia il risultato elettorale, tra noi e il Pd non c’è alcuna possibilità di governare insieme» così parlava il 13 febbraio Silvio Berlusconi. Angelino Alfano, che ancora non aveva avuto la sua svolta mistica, la pensava allo stesso modo: «Non saremmo disponibili ad alcuna grande coalizione».

2013

Enrico Letta (wikimedia.org)

DISASTRO QUIRINALE - Altro bellissimo capitolo fu quello delle elezioni per il nuovo (si fa per dire) Presidente della Repubblica. Silvio Berlusconi il 23 marzo 2013 disse che «il capo dello Stato deve essere un moderato del centrodestra, dieci milioni di italiani non possono essere esclusi dalle più alte cariche». Infatti poi voterà un ex membro del Partito Comunista Italiano. Dall’altra parte, invece, il 15 aprile Rosi Bindy disse che non doveva essere accettato alcun veto su Romano Prodi al Quirinale «perché Prodi è una autorità in Italia e nel mondo e perché il Pd o è ulivista, e l’Ulivo è Prodi, oppure smarrisce la sua identità». Identità che, evidentemente, il Partito Democratico non ha mai avuto.

PROMESSE DA MARINAIO - Infine, le promesse non mantenute di Enrico Letta che, il giorno del suo esordio da premier davanti alla Camere, parlò del decreto Imu «in fase di finalizzazione», di un pacchetto di «agevolazioni fiscali» per «gli italiani che vogliono fare» e l’avvio di una riforma della politica che «arrivi a un punto di non ritorno». Il tutto ovviamente nei primi cento giorni. Ma sarebbe da stupirsi se avesse mantenuto la parola. Sarebbe stata un’eccezione rarissima nella storia della politica italiana.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: letterapolitica.it; wikimedia.org; stliq.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews