#IJF16: Fare pr e informazione sui social media con Eni

All' #IJF16 l'Eni, main sponsor del Festival, mostra il rapporto tra informazione e comunicazione e mostra le sue attività. Il video completo del panel

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I relatori del panel Eni al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (@ED_Lombardia)

PERUGIA - Si è tenuto nella sala Priori dell’Hotel Brufani il workshop dal titolo “Fare pr e informazione sui social media”  che ha avuto come relatori: Daniele Chieffi (responsabile social media management Eni), Roberto Ferrari (digital communication manager Eni) e Marco Massarotto (fondatore DOING) per approfondire il rapporto tra informazione e comunicazione. Apre e modera il panel Marco Massarotto, dell’agenzia DOING, con una domanda fulcro del panel:«Dove sta il confine tra la comunicazione e l’informazione?»

L’ambiguità tra comunicazione e informazione per Eni, sembra ormai, superata, sebbene sussista ancora  l’idea che la comunicazione appartenga all’azienda e l’informazione sia un bene pubblico. Anche fisicamente all’interno dell’Eni si è distrutta la distinzione tra informazione e comunicazione, è stata abbattuta la parete tra ufficio stampa e social network, rendendo quest’area un’unica realtà.

ENI ABBATTE LA DIFFERENZA TRA INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE – Il responsabile social media management Daniele Chieffi dichiara: «La differenza non c’è tra comunicazione e informazione, ma tra comunicazione e giornalismo. Un’azienda non fa giornalismo, non è il watchdog dei diritti e dei cittadini. In un ecosistema sociale e digitale l’azienda si deve incaricare del ruolo di informare in maniera trasparente di quello di cui si occupa».

Aggiunge il digital communication manager Roberto Ferrari: «La divisione tra comunicazione e informazione non era più necessaria: bisogna interessare la gente e riuscire ad emergere rispetto al mare magnum di tutto quello che gira. Informare soltanto non serviva più se non nei luoghi e nei modi istituzionali. Mettere insieme entrambe le aree avrebbe permesso di comunicare e aggiungere valore all’informazione».

GUARDA IL VIDEO COMPLETO DEL PANEL ENI “FARE PR E INFORMAZIONE SUI SOCIAL MEDIA”

Non si fa giornalismo, ma informazione, sebbene le tecniche utilizzate siano simili a quelle giornalistiche, ma l’obiettivo è diverso e mirato allo stakeholder. L’azienda vanta una vastissima galassia digitale: dalla pagina Facebook, agli account Twitter @eni ed @eniday, non trascurando il magazine Eniday e un profilo sia Instagram che su Storify.

Fondamentale è la gestione dei contenuti e il blog aziendale Eniday sembra essere la un mezzo efficace e importante di comunicazione che segna la caduta delle barriere tra informazione e comunicazione, avvalendosi dello storytelling in modo più dinamico e meno istituzionale: l’azienda viene raccontata dall’interno e dalle persone che ci vivono ogni giorno sia nella realtà italiana, che in quella internazionale.

IL CASO ENI-REPORT- Il caso Eni-Report da cui è nato spontaneamente l’hashtag #enivsreport è stato un caso emblematico in cui crolla il labile muro tra internet e televisione. L’azienda ha iniziato la controffensiva in una forma assolutamente innovativa per il format delle inchieste di Reportper adeguarsi ai tempi televisivi e dare un’ informazione più d’impatto e immediata attraverso Twitter, studiando tempi e modi di intervenire durante la trasmissione e come intervenire. Seguendo i quesiti e le pubblicità della puntata, sono state preparate le risposte da pubblicare in tempo reale. Un primo tweet da manuale, con l’account del programma e i nomi delle aziende menzionate che rimanda a una pagina con documenti e informazioni sui punti affrontati nell’inchiesta.

L’effetto è stato una valanga di commenti alle singole esternazioni e risposte alle domande degli utenti attraverso il profilo ufficiale @eni, al contempo era presidiata anche la pagina Facebook di Report. In un secondo momento, in seguito alla reazione dell’account della trasmissione, sono scesi in campo anche i profili privati del direttore della comunicazione di Eni: Marco Bardazzi e del direttore di Rai 3: Andrea Vianello. Lo scontro è diventato diretto, la comunicazione più accesa e sentita su Twitter , dove gli attori degli scambi di tweet, ci mettono sempre la faccia. Questo caso è stato il banco di prova della nuova strategia comunicativa di Eni e dei punti di forza di questa nuova risorsa, sfruttando, l’innovazione del real time durante la trasmissione.

SOCIAL NETWORK: GIOCO DI TEORIE E TATTICHE- Il mondo social è un gioco tattico in cui bisogna capire come le persone interpretano le proprie azioni e che effetto può fare sul pubblico, considerando anche il peso di follower dell’interlocutore. Fallire o non avere il consenso di un user influente (anche se non strettamente connesso all’argomento di cui si tratta o estraneo al tema) può determinare un problema a livello di consensi. In questa nuova compagine anche l’addetto stampa cambia ruolo: non parla più ai giornalisti, ma alle persone, con dinamiche completamente diverse, entrano in gioco competenze diverse da quelle professionali. Piuttosto skills più vicine alle dinamiche di gruppo: sociologiche e, quasi, psicologiche per essere sempre più vicini al gusto e alle esigenze del pubblico. La sfida per il futuro di Eni è quella di essere ancora più vicina alle persone, cercando di costruire una strategia di dati e avere una storia di chi fruisce dei prodotti, una più chiara identità.

Eni ha voluto presenziare al Festival del Giornalismo con il suo social media team allestendo una news room, come una sorta di replica dell’ufficio social media dell’azienda, raccontando come si lavora, mostrando le persone dietro la comunicazione, che stanno attente al risultato e nella massima trasparenza. Non una semplice presenza da stand commerciale, bensì far entrare il pubblico dentro i processi produttivi quotidiani.

Mariateresa Scionti

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