Icardi, l’Inter e i tweet al miele: l’amore è un’altra cosa

Dopo l'ultimo tweet, la permanenza di Icardi all'Inter è quasi certa. Ma si può veramente parlare di amore senza offendere le scelte fatte in passato da altri capitani nerazzurri?

icardi

Mauro Icardi, i tweet del capitano dell’Inter sembrerebbero sancire la pace tra giocatore e club. Ma l’amore che c’entra? (foto: mondialicalcionews.it)

Vòlli, vòlli sempre, fortissimamente vòlli. Come un novello Vittorio Alfieri, così negli ultimi giorni Mauro Icardi ha manifestato ripetutamente il suo impegno nei confronti di una lunga permanenza all’Inter. Una serie di messaggi inequivocabili e determinati lasciati su Twitter, con il quale l’attaccante ha scritto, speriamo una volta per tutte, la parola “fine” su quella stucchevole telenovela che ormai da troppi giorni dominava la carta stampata (e non solo). «Neri come la Notte, Azzurri come il Cielo e D’oro come le Stelle» ha cinguettato Maurito, chiudendo così un tour de force smielato a favore della squadra che sembrava dovesse lasciare da un momento all’altro.

PAROLE CHE PROFUMANO DI STORIA -  Parole tutt’altro che scelte a caso, ma parafrasi fedele della celebre frase che Giorgio Muggiani, socio fondatore del club, pronunciò per spiegare la scelta dei colori sociali. «Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo».

L’AMORE È UNA COSA SERIA – Così Icardi dimostra di aver studiato la storia della sua squadra, scegliendo le parole più significative per sancire quella che ormai appare come un’intesa di pace. Ma cosa c’entra l’amore? Legittimo chiederselo, almeno dopo aver visto diversi giornali accostarlo al tweet di Icardi. Eppure «le parole sono importanti», diceva Nanni Moretti, e un “tira e molla” per il rinnovo contrattuale ha ben poco a che fare con il più nobile – e complicato – dei sentimenti. Per carità, nessun giudizio negativo: Icardi è un professionista e come tale cerca, attraverso il suo procuratore, di sfruttare determinate occasioni per migliorare la sua situazione. Così, se l’adeguamento non arriva, si strizza l’occhio al Napoli per fare pressioni alla società.

icardiIL VALORE DELLA FASCIA – Ormai, piaccia o no, fa tutto parte del gioco. Eppure non si è degli inguaribili romantici se si sottolinea che Icardi all’Inter non è un giocatore qualsiasi. È lui, non un altro, a indossare, domenica dopo domenica, la fascia da capitano di un club che vanta 108 anni di storia. Un simbolo che non serve solo per decidere la parte del campo in cui giocare o per protestare con l’arbitro. Un testimone, che negli anni è passato dal braccio di Facchetti a quello di Zanetti, giusto per fare due nomi a caso. E proprio l’argentino potrebbe probabilmente insegnare qualcosa al giovane Maurito. Potrebbe raccontargli quella storia risalente al 2001, con l’Inter lontana anni luce dai trofei e il Real Madrid sulle tracce di quello che era indiscutibilmente uno dei terzini più forti in circolazione. Zanetti forse tentennò, questo non è dato saperlo, ma sarebbe anche comprensibile. Ciò che è certo però, è che non ci furono telenovela, accuse di scarsa valorizzazione e frasi a metà tra il detto e il non detto. Ci fu una dichiarazione, tanti anni dopo, che spiegò cosa spinse Zanetti a restare all’Inter, aspettando più di dieci anni per vincere quello che altrove avrebbe potuto ottenere in molto meno tempo. «Non accettai – spiegò anni dopo - perché non intendevo andarmene senza lasciare una traccia a Milano. Vincere all’Inter aveva un sapore diverso e io non potevo lasciare senza poi fare quello che ho fatto per amore di questa maglia». Per amore di questa maglia, tutto chiaro ora?

Carlo Perigli

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