I videogiochi? Aiutano a curare la dislessia

Padova – Ebbene si, i videogiochi aiutano a curare la dislessia. Come è possibile? Analizziamo la questione. La dislessia è un disturbo che si manifesta nell’ apprendimento della lettura nonostante l’assenza di deficit intellettivi. Il bambino dislessico, in pratica, non legge in maniera automatica, quindi risulterà più lento e meno accurato nella lettura rispetto ai suoi coetanei. Anche dopo un allenamento di ore e anche se dopo questo allenamento sembrerebbe che il bambino legga meglio, il mattino seguente bisognerà ricominciare da capo: questo avviene perché il processo di lettura non viene automatizzato normalmente. Le terapie tradizionali fino a oggi adottate, però, si sono rivelate, in moltissimi casi, inefficaci e molti soggetti dislessici hanno abbandonato le cure perché «troppo noiose».       

Partendo da queste considerazioni, sembra davvero stupefacente quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Padova e dall’IRCCS Medea: l’utilizzo di videogiochi d’azione può aiutare i bambini dislessici a leggere meglio, migliorandone molti aspetti dell’attenzione visiva e favorendo l’estrazione del particolare dall’ambiente circostante. In pratica, i videogiochi d’azione «insegnano» al bambino dislessico ad orientare e focalizzare automaticamente la loro attenzione per estrapolare solo le informazioni rilevanti di una parola scritta, riducendo l’interferenza laterale di cui sembra soffrire. In questo studio, sono stati testati due gruppi di bambini dislessici, valutati sia nella lettura che nelle capacità fonologiche e di attenzione. Questi test sono stati effettuati sia prima che dopo l’utilizzo dei videogiochi. Il primo gruppo ha utilizzato videogiochi d’azione; il secondo videogiochi non d’azione. Ogni bambino ha giocato con il videogame per 9 sedute di 80 minuti ciascuna. Incredibile a dirsi, il gruppo di bambini che ha utilizzato i videogiochi d’azione è stato in grado di leggere più velocemente, senza errori. Questi risultati di lettura, tra l’altro, si sono mantenuti anche ad un successivo test, effettuato dopo due mesi. A quanto pare, 12 ore di videogiochi valgono più di un anno di lettura spontanea.

È bene ricordare, però, che questo trattamento «divertente» non è, ancora, scientificamente provato, per la dislessia. Tuttavia, i risultati ottenuti da questo studio sono importanti soprattutto per comprendere i meccanismi cerebrali che stanno alla base della dislessia, cioè i deficit dell’attenzione visiva. I videogiochi d’azione sono per lo più caratterizzati da stimoli molto veloci, che comportano una prontezza motoria accuratissima nel movimento dei comandi del gioco. Si agisce, quindi, sulle capacità percettive e d’attenzione dei bambini e non sulle competenze linguistiche. Questo apre la strada a nuove prospettive per interventi precoci, ovvero ridurre o prevenire la dislessia prima ancora che i bambini imparino a leggere. Proprio per questo, insieme con il Dipartimento di Matematica dell’Università di Padova, il team di ricercatori e l’IRCCS hanno studiato dei videogiochi per tablet che verranno utilizzati nelle scuole dell’infanzia di Lecco su un campione di 40 bambini a rischio dislessia.

                                                                                                                                                                                                                               Mariangela Campo

                                                                                                                                                                                                                                         @MariangelaCamp4

Foto via http://blog.ok-salute.it/;it.paperblog.com

 

 

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