I vampiri dalla finzione alla realtà: il caso del ragazzo in Turchia

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(corriere.it)

I vampiri esistono veramente? Per quanto ci sia stato negli ultimi anni un vero e proprio boom dei succhia sangue, tra pellicole cinematografiche, serie televisive e libri, alla fine è consolidata la convinzione che si tratta di personaggi di pura fantasia.  Non sono dello stesso parere alcuni psichiatri, almeno stando al racconto pubblicato sulle pagine di Psychoterapy and Psychosomatics da Vedat Sar, medico del Dipartimento di Psichiatria dell’università di Istanbul.

Il caso raccontato dal medico turco si riferisce ad un ventitreenne, terzo di sei fratelli, che è arrivato in clinica dopo due anni di “dipendenza” dal sangue umano. Inizialmente il ragazzo si nutriva del proprio sangue, provocandosi tagli sulle braccia e sul torace con un rasoio. Forse stanco di quella pratica di autolesionismo, ha deciso di provare quello degli altri, finendo per essere incriminato varie volte per aver morso o ferito con un coltello le sue vittime.

«Il ragazzo – dichiara lo psichiatra – provava piacere ad assaggiare la carne di persone ferite e aveva perfino costretto suo padre ad aiutarlo cercando di procurarsi plasma da una banca del sangue». Il giovane paziente, durante la “crisi”, sente il bisogno di bere immediatamente sangue, una necessità impellente tanto quanto quella di respirare, ed è consapevole dell’assurdità del suo comportamento da pseudo vampiro.

Il medico, scavando nel passato del giovane, ha scoperto che questo bisogno di bere sangue umano è nato in concomitanza di due gravi eventi luttuosi che lo hanno colpito: la malattia e la morte della figlia di quattro mesi, tre anni prima, e l’uccisione di suo zio, di cui era stato testimone quattro anni prima. Racconta sempre lo psichiatra: «Lo zio è morto fra le braccia del ragazzo, che tuttora ricorda il sangue della vittima sul viso. Per di più poco tempo dopo il paziente è stato testimone di un altro violento e sanguinoso omicidio, commesso da un amico».

A ciò bisogna aggiungere il contesto socio-economico svantaggiato in cui è cresciuto il ragazzo, perdite di memoria temporanee e sintomi (come ha dichiarato lo stesso paziente) di dissociazione della personalità. È stato, quindi, ricoverato per due settimane ed è stato sottoposto a una lunga serie di test cognitivi e psicologici per capire quale patologia mentale potesse spiegare il vampirismo.

«Casi analoghi di pazienti che bevono sangue umano sono riferiti in psichiatria fin dagli anni ’60, di solito associati a schizofrenia, psicopatie, ritardo mentale» afferma ancora Vedat Sar. Per poi aggiungere, però, che in questo caso specifico «abbiamo potuto verificare che il vampirismo è correlato a un disturbo post-traumatico da stress associato a un disturbo dissociativo dell’identità diverso dalla schizofrenia, instauratosi probabilmente come conseguenza di un’infanzia di abusi e abbandono».

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| corriere.it; doznajemo.com

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