I Tarocchi: un mistero storico

Un viaggio attraverso uno dei misteri più curiosi. I Tarocchi: solo un’invenzione o ciò che vi si legge è reale?

di Veronica Leanza

Il Matto

La storia dei Tarocchi è antichissima ed affascinante ed ha accompagnato l’evoluzione delle culture, evolvendosi a sua volta con esse.

L’origine dei Tarocchi però non è certa, ed esistono diverse teorie. Ciò che è sicuro, è che i Tarocchi, come li conosciamo oggi, sono di origine medievale. Per molti secoli infatti, essi si sono conservati perfettamente immutati.

I Tarocchi però, secondo alcune ipotesi, hanno una storia ben più antica, e ad oggi non vi è accordo tra gli studiosi su quale sia la loro esatta origine. Le ricerche storiche fin qui condotte hanno finalmente stabilito con certezza molte cose sulla loro nascita.

I TAROCCHI: I Tarocchi sono un tipo di carte che nasce in Europa, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento. Formati da 78 carte, suddivise in 2 sottogruppi: il primo è di 22 carte illustrate con figure simboliche chiamate, solo dal XIX secolo, Arcani maggiori; l’altro consta di 56 carte suddivise in 4 serie, gli Arcani minori che, a seconda dei paesi, possono mutare tipo di insegna. Gli Arcani minori includono quattro figure – fante, cavallo, donna, re – e 10 carte numerali. Le carte sono suddivise in insegne: nei paesi latini sono più usate coppe, danari, bastoni e spade,  in Francia cuori, quadri, fiori, picche; ulteriori sistemi di segni sono quelli tedeschi e svizzeri.

Inizialmente i Tarocchi sono nati a scopo istruttivo e come carte da gioco. Il loro uso divinatorio cominciò a diffondersi solo dopo il XVIII secolo, specie in Italia.

LA STORIA: La vicenda dei Tarocchi racconta la storia del mondo e di ognuno di noi: 21 carte numerate più il Matto, che non ha numero e che può significare tutto. C’è chi dice che la loro origine sia medievale, chi li fa risalire a molto prima, quando alcuni saggi decisero di disegnare 22 tavolette dove ci fosse il racconto dell’umanità e, quindi, di ogni essere vivente.

Non è chiaro però se, sin dall’inizio, si utilizzassero mazzi completi di 78 carte o se solo in un secondo tempo fossero messi insieme i 22 Arcani maggiori e i 56 Arcani minori.

La maggior parte degli studiosi considera i 22 Arcani maggiori una creazione italiana, mentre i 56 minori sembrano derivare da mazzi arabi importati in Europa nel Medioevo. La fusione dei due mazzi separati probabilmente risale alla seconda metà del XIV secolo.

Diversi sono i filoni di pensiero anche su questo argomento: per alcuni studiosi gli zingari, che nel Medioevo sarebbero stati i soli detentori della cartomanzia, li avrebbero portati in Europa dall’Egitto; per altri li avrebbero introdotti i Crociati, in particolar modo i Templari provenienti da Israele; altri ancora collocano la loro nascita in India o in Cina. Ciò che la storia afferma con sicurezza è che i primi documenti riferibili ai Tarocchi risalgono al tardo Medioevo, quando i potenti iniziarono a interessarsi a questo gioco e comparvero le prime proibizioni al popolo dei giochi d’azzardo con le carte.

I Tarocchi di Marsiglia

Ancora oggi in alcune zone europee il Tarocco viene usato per giocare.

Nel XVIII secolo i Tarocchi vengono considerati dal punto di vista esoterico. Court de Gobelin, appartenente alla Massoneria, nell’ottavo volume della sua enciclopedia “Mondo primitivo” del 1781, afferma che l’origine dei Tarocchi è egiziana: essi sarebbero geroglifici appartenenti al libro di Toth. Il dio Toth era considerato dagli Egizi uno dei primi re e l’inventore del sistema di scrittura a geroglifico. Dall’Egitto i Tarocchi si sarebbero diffusi in Europa grazie ai Gitani. Court de Gobelin pubblica anche una copia dei Tarocchi di Marsiglia, a cui elimina un’infinità di dettagli, inoltre li modifica aggiungendo uno zero al Matto e una gamba al tavolo del Bagatto, battezzando l’Arcano XIII senza nome La Morte, e disegnando l’Appeso in piedi, pretendendo così di correggere gli errori dell’originale.

Con l’aiuto di strumenti quali l’incisione su matrici di legno o di rame, i giochi di carte si diffusero molto rapidamente, difatti, già nel XVI secolo, un gioco di Tarocchi modificato, conosciuto con il nome “Tarocco di Marsiglia” (sopra citato) divenne molto popolare.

I TAROCCHI DI MARSIGLIA: Il mazzo di Tarocchi che prende il nome dalla città di Marsiglia (nel sud della Francia) è il più conosciuto al mondo: rappresenta lo stile più popolare e antico tra le molte varietà di mazzi che si diffusero a partire dal XV secolo, al punto da essere considerato la versione classica del mazzo. I Tarocchi di Marsiglia conobbero un’enorme diffusione nel XVII secolo grazie ai tipografi. Numerose copie del mazzo, stampate da diversi tipografi e anche in epoche differenti, presentano numerose similitudini che fanno pensare all’esistenza di una tipologia più antica, usata come modello originario. Infatti, il Tarocco di Marsiglia risulta essere profondamente ancorato alla tradizione: sia i 22 Arcani che le 56 carte dei semi conservano nel corso del tempo, e indipendentemente dalla provenienza geografica, particolari che si ripetono. Il cavaliere di Denari ad esempio, che a dispetto del suo seme tiene in mano un bastone, oppure il nome del fante di Denari, l’unico ad essere scritto in verticale invece che in orizzontale.

Ai giorni nostri, a parte la riedizione di mazzi più antichi, il Tarocco di Marsiglia viene riprodotto basandosi su mazzi del XVIII secolo. Il nome “Tarocco di Marsiglia” risale al XX secolo, quando il produttore francese Grimaud chiamò così la riedizione di un mazzo di tarocchi tradizionali stampato dalla sua ditta, situata appunto a Marsiglia. Marsiglia è la città dove, soprattutto nel XVIII secolo, si svilupparono numerose tipografie specializzate nella produzione di Tarocchi, alcune delle quali sopravvivono ancora, come Camoin. Questo spiega perché fu scelto il nome “Tarocco di Marsiglia”, mentre in precedenza ci si riferiva ad esso come “Tarocco Italiano”. Questo stile ebbe probabilmente origine in Italia settentrionale verso il XVI secolo, quale risultato dell’opera di un ignoto artista lombardo. Un’antica stampa litografica, il cosiddetto “foglio di Cary, risalente ai primi del ‘500, raffigura rappresentazioni degli Arcani con uno stile simile a quello dei Tarocchi di Marsiglia. Il foglio fu stampato in Lombardia all’epoca della conquista francese, quindi è probabile che questo stile si sia diffuso dall’Italia alla Francia e, mentre in Francia divenne sempre più popolare, in Italia scomparve un po’ alla volta.

Il Bagatto

Nei Tarocchi del XVI secolo, come nel “foglio di Cary”, gli Arcani non hanno nomi. I primi nomi loro assegnati sono in lingua francese, è quindi probabile che siano stati aggiunti quando le carte iniziarono a diffondersi in Francia: non essendo ancora familiari ai giocatori, quest’ultimi avevano bisogno di un titolo per comprenderne le rappresentazioni allegoriche. Infatti, gli Arcani maggiori furono creati, sin dalle origini, probabilmente come figure allegoriche. (Fonte: http://www.tarocchi.it/storia/)

IL TAROCCO ESOTERICO: Fu nel ‘700 (nell’epoca dei Lumi), che si cominciò a prendere in considerazione una possibile origine esoterica nei Tarocchi.

I primi cartomanti furono affascinati dal significato simbolico di queste carte; in seguito attribuirono agli Arcani maggiori ulteriori significati legati sia alle raffigurazioni, sia al loro nome, sia alla numerologia associata al numero indicato sulle carte. Queste ulteriori interpretazioni furono poi simbolizzate e inserite nelle nuove rappresentazioni delle carte, arricchendole sempre più sia dal punto di vista iconografico sia dal punto di vista simbolico.

Anche gli Arcani minori furono sottoposti ad uno studio simile e seguirono un’analoga evoluzione.

I TAROCCHI DEI VISCONTI: Nel 1447, fu eseguito un mazzo per Filippo Maria Visconti, morto lo stesso anno. Si tratta del più antico tra quelli conosciuti ed è conservato alla Yale University Library di New Haven, nel Connecticut. Un altro mazzo praticamente identico a questo, ma più frammentario, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Ulteriori frammenti di mazzi sono origine ferrarese: i Tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, quelli chiamati “di Alessandro Sforza” conservati al Museo di Castel Ursino a Catania e quelli di Ercole I d’Este, conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti i mazzi siano giunti incompleti è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo e alle persecuzioni che subirono le carte da gioco, a volte soggette a roghi, a volte distrutte per ricavarne cartapesta da riutilizzare.

Nel 1450 fu realizzato il mazzo più completo a noi pervenuto, cioè i tarocchi di Francesco Sforza, legato alla famiglia Visconti nel governo del ducato di Milano, sul cui schema si modellarono in parte le carte successive.

Ma come abbiamo accennato in precedenza la storia di questo mazzo di carte è varia quanto misteriosa. Chissà se davvero sono in grado di vedere il nostro futuro o è soltanto una storia inventata.  A voi è dato di decidere cosa sia reale e cosa no!

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