I rom del Kosovo, il dramma delle espulsioni dall’Ue

di Silvia Nosenzo

 «Stop ai rimpatri forzati dei rom kosovari dai Paesi dell’Ue», lo chiede l’ong Human Rights Watch

Pristina – Era il 1991 quando è finita la Guerra in Kosovo e la maggioranza albanese ha celebrato la vittoria che le ha riconsegnato il controllo del proprio destino. Ma le più grandi vittime della guerra sono stati i rom, accusati di aver collaborato con i serbi e tacciati come traditori.

Da anni le ong continuano a lanciare l’allarme, denunciando la tragica situazione dei rifugiati, vittime di deprivazione e persecuzione. «Sono la comunità più povera e marginalizzata del Kosovo e di qualsiasi altro luogo», ha detto Wanda Troszczynska-van Genderen, ricercatrice dello Human Rights Watch di Pristina. «Le condizioni della loro sicurezza sono migliorate (da quando la guerra è finita), ma continuano a soffrire la povertà e deprivazioni inimmaginabili per la maggior parte degli occidentali».

L’ultimo rapporto dell’organizzazione, datato 28 ottobre, denuncia i rimpatri forzati dei rom dai Paesi europei dove hanno soggiornato per un decennio, e chiede l’immediata fine delle deportazioni e una maggiore assistenza per quanti sono tornati in patria.  Human Rights Watch ha sollecitato il governo di Pristina perché si adoperi a implementare le misure per il reintegro della comunità rom nella madrepatria, ms Troszczynska-van Genderen è scettica sul raggiungimento del risultato. «Con la crisi politica che il Paese sta attraversando, è difficile che il governo riesca a dare alla questione l’importanza che merita», ha detto.

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Dal 1999 ad oggi, circa 50 mila rom sono stati deportati in Kosovo dai Paesi dell’Ue e altri 12 mila verranno espulsi nei prossimi mesi dalla sola Germania. In Kosovo, dove la disoccupazione è del 90 per cento, i rom che ritornano incontrano il sospetto e la diffidenza della popolazione locale. Quando rientrano nei loro villaggi di origine, trovano le loro vecchie case distrutte, senza acqua pulita o elettricità. La disperazione porta molti di loro a vivere nei campi nomadi vicino a Mitrovica, una città per metà serba e per l’altra metà albanese, situata a pochi passi da una miniera da cui quotidianamente si sollevano polveri e nubi nocive per la salute.

Ma i membri della comunità rom che più risentono delle deportazioni forzate sono i più piccoli. I bambini hanno un livello linguistico molto basso, spesso dopo aver vissuto a lungo in altri Paesi non conoscono affatto l’albanese, e non possono andare a scuola in inverno perché on hanno le scarpe da mettersi nei piedi. Dai test condotti, in molti casi è risultato che la loro crescita mentale risulta ritardata.

Human Rights Watch ha denunciato l’immobilismo delle autorità di fronte a questo problema ma ha anche tristemente constatato che  la causa non è la mancanza di fondi. La verità è che i rom non costituiscono una priorità dell’agenda politica del governo di Pristina.

Il rapporto presentato il 28 ottobre dall’Ong è stato pesantemente criticato dal ministro degli Esteri kosovaro, che ha negato l’accusa di respingere molti rom richiedenti asilo, e persino che si siano verificati casi di rimpatrio forzato. Secondo il Ministro, molti di quelli che cercano di entrare nei Paesi dell’Ue falsamente dichiarano di essere di origine kosovara, nella speranza di avere più possibilità di essere accettati.

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