I Rom? Bruti, sporchi, cattivi e ladri

Dopo mesi di deportazioni di massa, la Francia finisce sotto il mirino della Comunità Europea. Sarkozy viene paragonato a Vichy, ma i francesi e il governo italiano si schierano al suo fianco. Chi ha ragione? Si possono  espellere i Rom?

di Sabina Sestu

Insediamento Rom

C’era una volta un popolo senza patria. Era una piccola minoranza etnica che nessuno voleva, perché venivano considerati ladri, lavativi, sporchi e cattivi. Molto cattivi. Venivano perciò tenuti alla larga dai cittadini del paese in cui stavano. Si accampavano in campi abbandonati alla periferia delle città e lì cercavano di costruirsi una loro vita. Ma era molto difficile per loro. Isolati dagli altri, non gli veniva mai data la possibilità di integrarsi. Non potevano far frequentare le scuole ai loro bambini, non riuscivano a trovare un lavoro e non avevano nessuna possibilità di riscatto sociale. Diventavano invisibili, anzi no molto peggio, venivano  additati come il peggiore dei casi umani. Sarebbe bello se potessimo davvero usare il verbo al passato nel raccontare la storia dei Rom e dei Sinti, ma non è affatto così.

Discriminati, deportati, perseguitati, ridotti in schiavitù e sterminati, questi sono i trattamenti che costantemente hanno subito gli zingari in centinaia d’anni della loro storia in Europa. In pochi, infatti, sanno che queste popolazioni non hanno origini europee, ma provengono dall’India. L’odio viscerale che si è sempre provato nei loro confronti ha raggiunto la sua apoteosi con l’uccisione di un milione e mezzo di Rom nei campi di concentramento nazisti, di cui pochi si ricordano. Ma nonostante il genocidio da loro subito, ancora oggi vengono esclusi dalla vita civile degli stati in cui vivono, ancora oggi si parla di espulsione e non di integrazione.

Nicolas Sarkozy paga loro il biglietto aereo e una somma di denaro in contanti per abbandonare la Francia. Certo non possiamo paragonare l’espulsione francese ai campi di sterminio e alle camere a gas, ma è sempre una forma di discriminazione dei diritti umani che fa male non solo a chi la subisce, ma anche a chi la compie. Come afferma Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), «Non è erodendo i diritti delle minoranze che si acquisisce un diritto in più o più vantaggi – sostiene la Boldrini – è pericoloso mettere in discussione la struttura e i principi fondanti dello Stato di diritto».

La legge europea è chiara per quanto riguarda i diritti e i doveri degli stati membri concernenti le minoranze etniche e non.  Come spiega la stessa Boldrini: «Le espulsioni si possono fare solo a determinate garanzie. Si può espellere sulla base di un provvedimento individuale e motivato. Cioè deve ricorrere uno dei motivi stabiliti dalla direttiva europea, per cui una persona – mi riferisco al cittadino europeo come nel caso dei rom in Francia – può essere allontanata da un Paese in cui si trova a risiedere. I criteri sono quindi riferibili a requisiti di residenza – il possesso di un lavoro o di risorse per potersi mantenere o se vi sono dei legami familiari molto stretti con qualcuno che già risiede in quel Paese e ha le risorse. Oppure per motivi di sicurezza». Il caso francese, che è ora alla ribalta delle cronache, non è che la punta dell’iceberg di un problema che investe tutta la Comunità Europea. La diatriba che è scaturita, infatti, tra il presidente francese e gli organismi europei mette in evidenza la fragilità del sistema legislativo comunitario e del suo potere di veto. Se le leggi comunitarie, specie quelle che riguardano i diritti dei propri cittadini, non possono essere imposte agli stati membri significa che la Comunità Europea non è mai partita e se non riesce a superare i particolarismi degli stati che lo compongono non ha alcuna ragione d’esistere.

Berlusconi con Sarkozy

Ma forse l’iniziativa francese ha un risvolto positivo che consiste nell’aver messo in evidenza un problema annoso mai risolto e finora avvolto da una coltre di indifferenza. Pochi giorni fa, infatti, si è pronunciato in materia anche il Consiglio D’Europa per bocca del segretario generale dell’organizzazione paneuropea, Thorbjorn Jagland. «La questione dei Rom è una questione complessa a cui ora occorre dare risposte concrete – ha asserito Jagland – assieme abbiamo sia le competenze che le risorse. Il Consiglio d’Europa ha i meccanismi di monitoraggio che possono garantire che tutti gli obblighi assunti dagli Stati membri siano rispettati». Ci auguriamo che questa controversa questione venga finalmente affrontata e risolta a livello comunitario.

Foto | via http://scheggedivetro.blogosfere.itwww.carnialibera1944.it;www.lastampa.itg

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3 Risponde a I Rom? Bruti, sporchi, cattivi e ladri

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    Riccardo 21/09/2010 a 05:29

    L’articolo è assolutamente fazioso, scritto forse senza conoscere determinati fatti. Dovremmo forse incominciare a distinguere la solidarietà positiva dal buonismo becero ululato solo per il desiderio di apparire in un certo modo.
    Provate a intervistare coloro che ci devono combattere tutti i giorni con i “perseguitati”.

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  2. avatar
    SabinaS 21/09/2010 a 10:33

    Ho scritto questo articolo, come dici tu “fazioso”, per dare un punto di vista umano a un popolo che da secoli vive all’interno di stati stranieri ma sempre ai margini. A differenza tua che parli di “combattere”, io cerco di capire l’essere umano in sé, con la sua storia, i suoi pregi e i suoi difetti. Sarà che ho visto con i miei occhi le espressioni e gli atteggiamenti di coloro che vivono emarginati, stranieri e non, e la mia coscienza mi ha detto di scendere dal mio piedistallo fatto proprio di buonismo e perbenismo e di guardare oltre i pregiudizi. Aprire la mente e vedere realmente ciò che è la realtà richiede uno sforzo non da poco. Mentirei se ti dicessi che ogni volta che uno zingaro o zingara, come li chiamiamo noi italiani, sale nel bus io non abbia avuto la reazione di allontanarmi e di controllare a vista la mia borsa. Oppure di guardare costernata e disgustata i campi dove vivono e pensare che lì non ci facevano nulla, che il comune doveva mandarli via. Ho provato disgusto per l’odore dei loro corpi, rancore per il loro insistere nel chiedere l’elemosina, ribrezzo nel vederli buttati a terra con bambini piccolissimi in braccio e tanta rabbia per la loro ignoranza. Ma poi mi sono posta le domande: ho provato davvero a conoscerli? E la risposta è stata NO! E se io ho questo atteggiamento di chiusura nei loro confronti, li respingo, li evito e provo tutte queste emozioni negative per loro, che possibilità gli sto dando? Nessuna. Da qui nasce la mia considerazione che se qualcuno viene costantemente respinto si comporterà, molto probabilmente, con rabbia e male. E ora sono fermamente convinta che molte colpe le abbiamo anche noi che trattiamo gli stranieri con autosufficienza e pieni di pregiudizi, nel bene e nel male.

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    Radames 22/09/2010 a 17:30

    Si molto facile giudicare i ceti deboli, poveri, soli che non hanno nessuna nazione a difenderli, facile giudicare per le persone che hanno avuto la fortuna di avere alle spalle un popolo maggioritario che a sempre fatto guerre solo per sottomettere al proprio dominio e leggi i popoli deboli e senza difese per difendersi solo per avere il potere assoluto. Ma perché la gente prima di giudicare e discriminare non si fanno una cultura per sapere chi e cosa sono i sinti e i rom e di cercare il perché vivono così magari cercare di sapere di chi e la colpa, chi li a costretti e chi li costringe a vivere come vivono, ci sono libri di famosi scrittori che fanno sapere la persecuzione millenaria dei sinti e rom dalla popolazione maggioritaria, basta incominciare a leggerli per capire tantissime cose, capire veramente il perché sono obbligati da mille anni a vivere ancora oggi come li si vede. Non sembra strano che per centinaia di anni e sempre il sinto e il rom ad essere colpevole di tutto guello che gli si attribuisce, che e sempre lui l’artefice della sua misera vita! Scacciati, maltrattati, odiati ecc. Per saperne di più consiglio di leggere i libri della storia, non l’uomo ragno

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