I politici e la crisi come rinnovamento

Il premier Silvio Berlusconi

Roma – Un paese in ginocchio. Stretti tra un malessere diffuso  e una politica incapace d’agire, i cittadini italiani si dividono tra colpevolisti e innocentisti. Le stampe estere ci dipingono come uno stato che merita di meglio di un presidente del consiglio continuamente nell’occhio del ciclone di una magistratura che lo vedrebbe bene dietro le sbarre di una prigione. E Silvio Berlusconi che, invece di difendersi dalle accuse che gli vengono lanciate, sempre più gravi e sempre con più punti interrogativi che attendono risposte che sono sempre più in la dal venire, inveisce contro le toghe rosse e affida la sua difesa unilaterale e senza contradditorio a dei comunicati stampa che a ritmo sempre più serrato appaiano quasi ogni giorno sui media nazionali.

C’è da chiedersi allora se vale veramente la definizione di crisi, quella classica che proviene dal greco. Dov’è, in questo particolare momento storico, quella accezione positiva della crisi, quella che separa un modo d’essere da un altro totalmente nuovo? Ci hanno fatto credere che la prima Repubblica fosse finita, un capitolo chiuso. Ma negli ultimi 17 anni il metodo di governo non è affatto cambiato e quella crisi del sistema politico che aveva portato a tangentopoli e alla caduta dei partiti che fino a quel momento avevano governato l’Italia sembra essersi incancrenito più che scomparso.  A voler capire con obiettività e con occhi disincanti quello che sta accadendo negli ultimi giorni, o forse sarebbe meglio dire negli ultimi mesi, si potrebbe notare che gli italiani forse se lo meritano davvero tutto ciò che gli sta accadendo. Sembra infatti impossibile che si possa avvallare ancora il sistema politico italiano nel suo complesso, che se ne discuta ancora.

Partiti della prima Repubblica

I partiti di maggioranza difendono a spada tratta l’operato di Berlusconi. I partiti d’opposizione lo attaccano senza indugio. Ma chi sta ai margini della discussione politica e cerca di capire che cosa accade davvero, quali siano gli effetti reali di questi continui scandali, non può non notare che in entrambi gli schieramenti non ci sia altro che un tentativo di mantenere lo status quo. Tutti in un modo o nell’altro, destra, sinistra e centro, dal partito più piccolo a quello più grande, hanno dimostrato che l’unico motivo per cui fanno politica non è per il bene dell’Italia e dei cittadini ma solo per detenere il potere, per avere i propri privilegi. Senza più morale, senza più un progetto politico, senza più un’ideologia, l’Italia è alla deriva ormai da anni. Le emergenze sociali ormai non si contano più. Ai giovani hanno rubato il futuro. Alle donne hanno rubato la dignità. Quel che è più triste e che quelle giovani che sono cadute fra le braccia, ormai avvizzite, di un vecchio che si avvia a ritmo serrato agli 80 anni, non se ne rendono neanche conto. Che società è quella dove una donna per avere un posto di lavoro deve prostituirsi?

Nella ricerca spasmodica  avviata da tutti i mezzi di comunicazione, nazionali ed esteri, per trovare la fidanzata ufficiale del premier, i nomi che sono stati fatti riguardano sempre donne giovani e belle. La più grande fra le candidate ha 38 anni, ben 36 anni in meno rispetto al suo presunto fidanzato.  E tutto questo sembra normale, tutto questo sembra plausibile. È questo quello che vogliono gli italiani? É questo  quello che ci meritiamo? A ben vedere sarebbe forse il momento di superarla questa crisi. Sarebbe forse il momento giusto di avere una classe dirigente nuova e seria che ci porti fuori da questa empasse che i politici di adesso non sono capaci di farci superare.

Sabina Sestu

Foto: revenews.info: img132.imageshack.us

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