I martiri della guerra santa. Tra “eroi” islamici e cristiani

La guerra santa, propugnata dagli estremisti islamici come unico strumento per combattere il predominio politico, economico e culturale dell’Occidente, attraverso internet rivendica e acclama i suoi martiri

di Marco Luigi Cimminella

muslimgoogleQuando all’inizio degli anni 90 Tim Berners-Lee e Robert Cailliau diedero vita al primo browser, il Mosaic, progenitore dell’attuale World Wide Web, potevano forse immaginare il successo che avrebbe avuto, ma non potevano pensare a quali usi era potenzialmente destinabile.

Il cyberspazio è un ottimo mezzo per mettere in collegamento i network di terroristi che operano in diverse parti del mondo e che possono trovare rifugio nelle numerose basi strategiche che si annidano soprattutto nel continente asiatico: pensiamo al Waziristan, all’ Afghanistan, allo Yemen, solo per citarne alcune. Probabilmente Internet può considerarsi uno dei campi di battaglia in cui si articola quella guerra al terrorismo globale tanto cara alla precedente amministrazione repubblicana americana e che ha visto impegnato il presidente Obama fin dall’inizio del suo mandato.

Internet non rappresenta però solo lo strumento che permette ai movimenti islamici radicali di individuare nuovi adepti da trasformare in kamikaze. Il World Wide Web, nella sua immensa rete globale, accoglie siti jihadisti che fungono da ottimi contenitori degli apprezzamenti, degli elogi, dei meriti attribuiti agli “eroi” della guerra santa.

Bisogna soffermarsi e riflettere proprio su questo concetto. Sembra paradossale, sembra un affermazione contraddittoria, un ossimoro che ci lascia alquanto perplessi. Ma una domanda sorge spontanea: quando è nata la guerra santa?

Da sempre i filosofi, i politologi e gli studiosi in genere si sono posti l’interrogativo della liceità o meno di una guerra. Esistono dei motivi oggettivamente ed universalmente giusti che rendano legittima una guerra? Il concetto di santità della guerra permette di giustificare gli atti violenti e i crimini che vengono commessi nei confronti del nemico, rendendoli alla propria coscienza ineludibili e necessari per il raggiungimento di un obiettivo più alto, come ad esempio la realizzazione di un “progetto divino”, ineffabile e non racchiudibile nello scibile umano.

Guerra SantaE fu così che, tra XI e il XIII secolo, furono combattute quelle guerre che presero il nome di crociate. Benedette dal clero, motivate dalla profonda intransigenza cristiana e dall’ardente desiderio del Papato di liberare, dalla “selvaggia occupazione musulmana”, le terre che rappresentano la culla del Cristianesimo occidentale, le crociate, rozza espressione di forza e di disprezzante superbia dell’occidente cristiano, furono una delle prime espressioni di quella guerra santa destinata ad avere tanto successo in futuro.

Farouk Abdulmutallab e Hammam Al Balawi sono solo due dei tanti “eroi”, figli dell’islamismo radicale, che hanno seminato distruzione e angoscia nella fortezza americana; dei “martiri” che con la violenza hanno cercato di indebolire il dominio economico e militare americano, e di abbattere quei valori tipicamente occidentali che Washington ha cercato, e cerca, di universalizzare.

Come la Jihad, anche le guerre cristiane avevano i loro “eroi”, da ricercarsi tra i cavalieri di San Giovanni, tra i Teutonici o ancora tra i Templari, e i loro ispiratori religiosi: pensiamo a Papa Urbano II che, promettendo la totale assoluzione dai peccati e la salvezza eterna, spingeva l’Europa cristiana alla conquista di Gerusalemme. Sia gli uni che gli altri erano e sono elogiati con poesie, preghiere e locandine celebrative. Sia agli uni che agli altri si prometteva e si promette la salvezza eterna e una prospettiva di vita ultramondana migliore di quella terrena. Sia gli uni che gli altri univano e uniscono motivi politici ed economici alle loro rivendicazioni religiose. Sia gli uni che gli altri sono e saranno ricordati e non solo attraverso i libri di storia.

Internet ha anche questa peculiarità:  svela l’ipocrisia che si cela nell’essere umano.

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