‘I have no dream’: un motto ‘qualunquemente’ perfetto

Locandina del film

È una strana e paradossale coincidenza se un film di questo tipo vede la luce proprio in un momento così delicato e scandalisticamente (ma guarda un po’) cinematografico appartenente alla realtà politica e sociale italiana? Probabilmente no. Anzi, avrebbe dovuto vedere la luce molto tempo prima, stando alle dichiarazioni degli addetti ai lavori. E allora: autori profetici o Italia farabutta? A voi, egregi lettori, il difficile compito di sostenere una pur ovvia sentenza.

Alle molteplici questioni poste in merito, nell’ambito della presentazione del rabbiosamente splendido Qualunquemente (in reperibilità nelle sale italiane a partire dal prossimo 21 gennaio), l’apprezzatissimo comico lombardo, di origini meridionali, Antonio Albanese ha affermato che, pur essendo facilmente individuabile una strettissima somiglianza dello ‘ndranghetiano Cetto La Qualunque con un Presidente del Consiglio dei Ministri a caso, si tratta pur sempre di una distinzione basata su un assunto fondamentale: “Il mio Cetto si può considerare un moderato rispetto a certi politici di oggi”. Frecciatina. Fosse possibile intervistare lo stesso La Qualunque, questi riterrebbe opportuno ricordarci: “Fatti i cazzi toi!”.

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese) è un imprenditore calabrese depravato, corrotto, malavitoso e assolutamente ignorante che disprezza ogni forma di democrazia pur amando la stirpe femminea alla follia, tanto da tutelarne almeno un paio di componenti (fisiche, ovviamente). L’ottimo Cetto, dunque, viene richiamato in Italia (in un paese natio in perfetta empatia col personaggio: completamente privo di tradizioni e immerso nel cemento abusivo) dopo una latitanza di quattro anni all’estero e immediatamente invogliato, da loschi ed equivoci soggetti, a “salire” in politica per risultare candidato alle imminenti elezioni comunali. Tra i motivi che lo spingono ad accettare l’incarico vi sono le “minacce” di legalità che cominciano ad invadere il suo territorio e, soprattutto, il consequenziale rischio di vittoria del nemico De Santis (Salvatore Cantalupo), “pericoloso” paladino dei diritti (“Si è schierato dalla parte della legge?! Ma è legale questa cosa qua?”). La Qualunque, allora, ritrovata la moglie Carmen (Lorenza Indovina) e il figlio Melo (Davide Giordano) con la scorta di una compagna esotica con figlia a carico, della quale proprio non gli riesce di ricordare il nome, dovrà far fronte, assieme al fondamentale aiuto del maestro della politica Jerry Salerno (Sergio Rubini), ai “rischi” civili per instaurare un autentico stato di benessere basato su organi genitali femminili e legittimo abusivismo sia edilizio che sociale…con ogni mezzo.

Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque

Sviluppati tramite il rodaggio televisivo di trasmissioni seguitissime come Non c’è problema, Mai dire domenica e Che tempo che fa, qui sotto la regia di Giulio Manfredonia (già in collaborazione con Albanese per il bellissimo È già ieri ed abilissimo nel sottolineare ignoranza e inettitudine per mezzo di dettagli fotografici esilaranti, tra cui spicca un cartello crivellato “Marina di Sopra gemellata con Weimar”), i temi dell’attualità più abbagliante (tanto evidente da essere continuamente soggetta alle negazioni più disparate e spudorate) ci sono davvero tutti: malavita organizzata, sfruttamento della prostituzione (con accenni sottilissimi anche a quella minorile), immigrazione (più o meno clandestina), lobotomia mediatica e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un calderone sapientemente spietato, ideato da chi usa da sempre la risata sia come esorcismo antiribrezzo socio-politico che, prima di tutto, come arma letale a favore di un ribaltone delle verità celate sotto le mentite spoglie del quotidiano interscambio “causa privata / effetto pubblico”. Si ride tanto, davvero tanto. Il paradosso, però, sta nel consumare l’onnipresente sganasciata in un ghigno di ira riflessiva riguardo il motivo che ha portato alla scelta dell’ilarità dinanzi al male assoluto, qui raffigurato nelle vesti di una fiction raramente camuffata così efficacemente da realtà.

Più che consigliato. Praticamente d’obbligo.

Stefano Gallone

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