I finanziatori di Barack Obama che diventano ambasciatori

La mappa che mostra la correlazione tra donazioni e nomine. In verde, le ambasciate "affidate" ai contributori più generosi

La mappa che mostra la correlazione tra donazioni e nomine. In verde, le ambasciate “affidate” ai contributori più generosi

Washington – Raccogli un milione di dollari per la campagna elettorale, e diventerai ambasciatore. Potrebbe riassumersi con questo slogan l’incredibile serie di nomine diplomatiche che Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti d’America, ha fatto nei confronti di personaggi che lo sostengono dalla campagna elettorale per le presidenziali del 2008. Se negli Usa, infatti, i candidati vengono normalmente sostenuti dai finanziamenti dei privati (i quali, in caso di elezione del loro beniamino, si aspettano un certo tornaconto), ben altra cosa è nominare ambasciatore qualcuno solo perché ha aperto il portafoglio.

Ecco che, in una mappa interattiva pubblicata sul noto raccoglitore d’informazioni Mashable, possiamo vedere come 23 “bundlers” (finanziatori) di Obama, chi nel 2008 o nel 2012, e chi continuamente durante questi anni, hanno ricevuto in cambio nomine di un certo spessore politico. Partiamo, per comodità geografica, dall’ambasciatore per l’Italia e San Marino John R. Philips, fondatore dello studio legale Philips & Cohen, che ha raccolto circa 700.000 dollari per le campagne di Obama.

In Europa, le “nomine di convenienza” del presidente riguardano non solo il nostro paese, ma anche gli ambasciatori in Spagna, Portogallo, Austria, Ungheria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito, Norvegia e Islanda, nonché per l’Unione Europea, i quali hanno contribuito alle campagne obamiane per una somma che supera di poco gli 8 milioni di dollari.

Simili nomine sono state concesse anche per le ambasciate di Canada, Argentina e Nuova Zelanda, mentre altre 50 nomine (17 persone provenienti da ex incarichi politici o di alto spicco nei ranghi militari, 33 membri del Senior Foreign Service, che raccoglie i diplomatici di carriera) hanno riguardato posizioni di secondo piano, come i paesi dell’Africa (particolarmente quella di Deborah Kay Jones, che ha ricoperto l’incarico in Libia che fu di Christopher Stevens, ucciso a Bengasi durante gli scontri del settembre 2012), l’Ucraina, Perù, Colombia, Indonesia, Laos e altri ancora.

In totale, i finanziatori di Obama hanno contribuito alla campagna elettorale con una somma di oltre 16 milioni di dollari, ricevendo in cambio la guida delle ambasciate dell’Europa occidentale, considerate più rilevanti a livello politico e professionale. La ricerca è stata portata avanti dal Center for Public Integrity, una organizzazione informativa non-profit statunitense, attraverso i due rappresentanti Michael Beckel e Chris Zubak-Skees, che hanno lavorato a questo progetto da luglio.

Per Beckel e Zubak-Skees, «il progetto è incompleto, in quanto mancano ancora le nomine al Senato dei finanziatori di Obama», ma il dato importante che è emerge è la «relazione casuale tra i grandi finanziatori e alcune delle più ricercate posizioni nel corpo diplomatico Usa». Per questo, il progetto «è stato creato per sottolineare come gli incarichi diplomatici non vadano più ai professionisti, quanto ai finanziatori politici ben connessi» al presidente di turno, nella fattispecie Barack Obama.

Sebbene le leggi statunitensi prevedano un tetto massimo di donazioni di 2.600 dollari per ciascun donatore, i personaggi in oggetto sono stati capaci di costruire reti di fundraising, riconducibili a loro, grazie alle quali assicurarsi i favori e le nomine presidenziali.

Stefano Maria Meconi

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