I figli della mezzanotte, le speranze di una nazione – Recensione

I figli della mezzanotte (mymovies.it)

Locandina del film "I figli della mezzanotte" (mymovies.it)

I figli della mezzanotte della regista indiana-canadese Deepa Mehta (Sam & Me, Let’s Talk About It, Heaven on Earth) è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 1981 dello scrittore Salman Rushdie che narra le vicende dei cosiddetti “figli della mezzanotte”, ovvero quei mille bambini nati nella prima ora del fatidico 15 agosto 1947, giorno in cui l’India si affrancava dal potere britannico. Il film, come il libro, ambisce ad offrire un’esperienza di formazione fondata su tutti quegli ostacoli e le difficoltà legate alla crescita in un paese dalle antiche tradizioni ma caratterizzata da una stabilità assai fragile, perché il “viaggio” dei suoi protagonisti è sempre legato agli eventi storici, e spesso tragici, della loro nazione.

Il fulcro della storia, l’atto da cui scaturisce buona parte delle vicende di questa fiabesca avventura, è la scelta da parte di Mary, infermiera influenzata dalle correnti rivoluzionarie che auspicano una rivoluzione sociale – e che fanno loro il motto «fai che il ricco sia povero e che il povero sia ricco» –, di scambiare due bambini maschi e dare il figlio di una coppia povera ad una famiglia benestante e viceversa, condannando così Saleem e Shiva a vivere due vite che, in nuce, avrebbero avuto due percorsi diametralmente opposti.

La trama di I figli di mezzanotte si svolge in tempi e luoghi diversi poiché, come lo stesso protagonista Saleem afferma, «gran parte di ciò che conta nelle nostre vite avviene in nostra assenza» ed è la storia dell’incontro dei suoi genitori trent’anni prima della sua nascita ad aprire il film. L’India è ancora legata all’Impero Britannico quando il dottor Aziz incontra la bella Naseem, che da qui a poco diventerà sua moglie. Trasferiti dal Kashmir ad Agra, Aziz assiste alla morte del primo ministro, contrario alla movimento indipendentista pakistano, e aiuta a nascondere Nadir che è sopravvissuto all’attentato. Quest’ultimo, pur innamoratosi di Mumtaz, una delle tre figlie del dottore, è costretto a scappare in quanto perseguitato politico, ma purtroppo solo la morte lo attende. Mumtaz presa dallo sconforto decide di intraprendere una nuova vita a Bombay con il nuovo compagno Debonair. Qui avverrà la nascita di Saleem e il tanto odioso scambio tra neonati, e sempre da qui inizieranno le magiche avventure dei figli di mezzanotte.

Saleem, infatti, scopre di avere il potere di sentire le voci di tutti quei bambini nati nella prima ora del 15 agosto 1947. Scopre anche che ognuno di loro possiede un potere magico, questo proprio perché, nelle intenzioni di Rushdie, essi rappresentano le speranze di una nazione in un futuro nuovo e migliore. Ma i propositi non sono dei migliori e Saleem, seguito dopo breve tempo dalla famiglia, è costretto a trasferirsi dagli zii in Pakistan. Qui, continuano i dubbi sulle sue reali origini finché Mary, attanagliata dal dubbio, decide di rivelare la sostituzione dei neonati da lei decisa molti anni prima. Il ragazzo non riesce però a capire cosa sta accadendo a lui e alla sua famiglia poiché è appena scoppiata la guerra tra India e Pakistan seguita da quella tra Pakistan orientale e quello occidentale da cui nascerà il Bangladesh.

I figli della mezzanotte (ilgiornaledelmolise.it)

Un fotogramma dal film "I figli della mezzanotte" (ilgiornaledelmolise.it)

Tra mille vicissitudini Saleem incontra alcuni dei figli della mezzanotte con cui, dal neonato Bangladesh, decide di tornare in India, precisamente a Nuova Delhi dove, come ultima tappa di una vita di sofferenze, sarà costretto a vivere sotto lo Stato di Emergenza indetto da Indira Gandhi, un periodo in cui le libertà personali sono praticamente azzerate.

Come si può evincere da una sinossi non propriamente stringata, ma necessaria, I Figli della mezzanotte ha l’arduo compito di trattare con un romanzo particolarmente lungo, parliamo di circa 533 pagine, ricco di personaggi e luoghi che regista e autore del libro, di comune accordo, hanno cercato di limare per quanto possibile. Il Film, seppur ben fatto e caratterizzato da un ottimo impianto spettacolare, alla lunga stanca, soprattutto lo spettatore europeo che poco o nulla conosce della storia indiana. Infatti, l’idea alla base del libro, e fedelmente riprodotta dalla regista, di mischiare continuamente vicende personali e soggettive ad eventi nazionali e comuni, è di per sé interessante ma manca di qualsiasi approfondimento sociale e politico. Il soggettivo e l’oggettivo appaiono così slegati.

Un tale approfondimento della relazione diametrale tra politica e vita avrebbe potuto ambire ad una certa universalizzazione che avrebbe giovato anche allo spettatore estero capace, oltre di godere di un piacevole affresco di una cultura esotica, di cogliere i sottili giochi tra potere e popolo. In conclusione, I figli della mezzanotte, opera di due indiani emigrati all’estero – Rushdie in Inghilterra e America, Metha in Canada – si limita ad essere una dichiarazione d’amore (certo non banale, ma priva di quella efficacia che si doveva pretendere) nei confronti della nazione che ha regalato loro i natali e di cui condividono ricordi comuni.

(Foto: ilgiornaledelmolise.it / mymovies.it / cinematografo.it)

Emanuel Carlo Micali

[youtube]http://youtu.be/GtVCuwQTChQ[/youtube]

 

 

 

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