I fantasmi della crisi del 1929

I problemi dell’Europa sembrano non finire mai. Gli ultimi atti andati in scena con le votazioni politiche in Grecia e gli aiuti richiesti dalla Spagna per salvaguardare il proprio sistema bancario ormai al collasso, hanno avuto brevissimo respiro, il tempo di allentare la morsa della perdita di confidenza degli investitori sul debito sovrano dei Paesi europei in grave difficoltà, ormai da tempo sotto il peso di recessione, disoccupazione e crisi.

Gli aiuti degli organi centrali dell’Europa ai Paesi cosiddetti periferici appaiono sempre più come palliativi con l’effetto solo distensivo e momentaneo sui mercati, ben lungi dal migliorare la situazione delle popolazioni in gravi difficoltà e con la sensazione di prolungare soltanto l’agonia di una fragile Europa. Sia in termini monetari, come nel caso della Spagna, o in termini politici che stanno spingendo la Grecia ad accettare un governo di larghe intese orientato agli aiuti della Troika, gli effetti sperati di tali contromisure non sembrano lasciare spiragli per una conclusione positiva e a breve termine.

Una crisi del genere a memoria dei più giovani non si era mai vista. Oramai più di quattro anni in cui i termini recessione, disoccupazione, fallimenti sono diventati di uso troppo comune e l’assuefazione alla terminologia fa perdere di vista gli obiettivi che dovrebbero portare fuori dalla crisi, anziché sperare ancora che il tutto sia passeggero e che la nube tossica sulla vecchia Europa prima o poi si diradi.

Ma la memoria dei più vecchi è più volte tornata al 1929, la Grande Depressione, la grande recessione, un abisso da cui per un decennio il mondo occidentale, e non solo, ha faticato a risalire. Ma il ’29, in qualche modo,  è stato anche la fucina dei grandi stravolgimenti economici e politici, con la nascita e l’affermarsi dei movimenti partitici di estrema destra come il Fascismo e il Nazismo che sancirono l’inizio della Seconda guerra mondiale.

La situazione attuale ha dei punti in comune non da poco con ciò che successe nel’29. In qualche modo è come un ricorso storico, ribattezzato come “ciclo vizioso” da alcuni storici di economia i quali rivedono le stesse prerogative che spinsero il mondo occidentale nella più grave crisi di sempre. Uno dei punti in comune tra quello che successe 80 anni fa e quello che sta accadendo oggi è che non si riesce a distinguere più tra il debito sovrano e il debito del sistema bancario. Fin tanto che il sistema bancario rimane nazionale, non importa quanto esso sia interconnesso a livello internazionale, ma fuori dalla sfera del controllo politico, il Paese e il suo popolo dipenderanno in tutto e per tutto dal sistema bancario che collassando porterebbe con tutta probabilità a fondo l’intero sistema Paese.

Nel 1930 la Germania attivò delle politiche di austerità, aumentando le tasse e riducendo gli stipendi, con effetti disastrosi sulla disoccupazione. Il sentimento di sconfitta nazionale, una popolazione intera alla ricerca di qualcosa per cui risollevarsi, partorì il più grande errore della storia moderna: Adolf Hitler.

Come all’ora anche oggi, il collasso del sistema economico trainato dal sistema bancario e finanziario al collasso stanno portando malumore tra intere popolazioni schiacciate come allora dal debito, dalla disoccupazione e dalla recessione, e come allora i partiti più estremisti hanno cominciato a riprendersi posti importanti nei diversi parlamenti dei Paesi europei. Basti pensare alla Francia dove un galoppante sentimento anti europeista ha portato i socialisti di Holland a vincere le elezioni politiche bocciando le politiche pro Europa di Sarkozy, e portando anche diversi partiti estremisti a insediarsi nel parlamento. In Grecia partiti di estrema destra si sono ripresi dopo molto tempo delle importanti posizioni in parlamento. E poi anche la Spagna che anche dopo avere accettato gli aiuti della Bce, si ritrova con un spread altissimo (i BOT a 10 anni del paese iberico hanno toccato recentemente quota 6,6 percento) la disoccupazione più alta di tutta Europa e con un debito in costante aumento.

Nel caso spagnolo in particolare con la statalizzazione di Bankia, il secondo gruppo bancario più grande della Spagna, ricorda molto quello che era successo nel 1931 con Creditanstalt, un gruppo bancario austriaco che nacque dalla fusione di tanti gruppi minori, ma con i conti non in regola. Una volta giunta al fallimento fu aiutato dal governo austriaco che però non riuscì a sostenere le spese e si ritrovò in una grave crisi e con un enorme debito. Quello che in pratica era già accaduto all’epoca sta accadendo anche oggi con una grave crisi di insolvenza da parte delle banche, in pratica mancanza di liquidità. Basti pensare che in Grecia le banche hanno perso il 30 percento dei depositi dal 2009, in Irlanda i depositi sono diminuiti del 17 percento mentre in Spagna, in poco meno di un anno, si è perso il 7 percento.

Il sistema bancario con la sua permeata presenza nei sistemi Paese da cui tutto sembra dipendere funge in tempi di crisi da potenziale canale di trasmissione del contagio, poiché le banche sono iper connesse tra di loro e, nel momento in cui la liquidità diminuisce, significa che la popolazione ha perso fiducia nel sistema, che però allo stesso tempo è la colonna portante della nostra società senza la quale tutto crollerebbe.

Uno dei punti più preoccupanti in comune con il ’29 è la totale mancanza di controllo da parte degli enti sui correntisti e cioè sul popolo. Se mai dovessero perdere fiducia completa sul sistema bancario, sarebbe una catastrofe, proprio come accadde nel ’29.

Antonio Tiritiello

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