I falsi ‘Amici miei’ cercano spettatori ‘Porta a Porta’. Il botteghino li ha stroncati

Lo chiamano servizio pubblico, ma la Rai si è dimostrata, ancora una volta, più che altro un servizio pubico. Perché, per dirla alla Boris – questo sì un film che merita una capatina nelle sale – stavolta viale Mazzini ha fatto decisamente le cose “a cazzo di cane”. Il salotto televisivo di Porta a Porta, orchestrato dal padrone di casa Bruno Vespa, ha ospitato in pompa magna su Rai 1 Aurelio De Laurentiis e il cast di Amici miei – Come tutto ebbe inizio, per cantare le lodi di un film che un record lo aveva già battuto: era riuscito a farsi odiare ancor prima dell’uscita nelle sale. Parlare bene dell’imbarazzante prequel è stato un duro lavoro, ma incredibilmente ce l’hanno fatta.

La locandina di “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” (movieplayer.it)

“MONICELLI ERA SERENO” – Aurelio De Laurentiis tra il pubblico, Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Massimo Ghini e Paolo Hendel sulle poltroncine bianche del salotto. C’è persino Ricky Tognazzi, a rappresentare indegnamente  il compianto padre Ugo, evidentemente colpevole di essere passato alla storia del cinema italiano con la magnifica supercazzola del conte Mascetti. Una batteria da fuoco schierata in prima linea davanti alle telecamere, senza uno straccio di contraddittorio. La trasmissione inizia come peggio non potrebbe: la scena degli schiaffi alla stazione ferroviaria. Quando le immagini tornano nello studio ed inquadrano la faccia di De Laurentiis, la voglia di prendere il telecomando e darsi al porno satellitare notturno, pur di non assistere allo scempio, è più forte di qualsiasi possibile necessità onanistica preesistente. L’amore per il cinema (ed evidentemente un discreto substrato di masochismo) costringono ad ascoltare le parole del presidente della Filmauro. «Monicelli era sereno alla notizia del nostro prequel» – dice De Laurentiis «ed era contento, perché sapeva che avremmo fatto un film a sé e che avremmo reso semplicemente degli omaggi al suo capolavoro». Hendel rincara la dose, contraddicendo in parte De Laurentiis, perché “Monicelli diceva sempre che il suo Amici miei non era un capolavoro, ma un insieme di storie che funzionavano.”

Tanto per essere coerenti, pochi secondi dopo ci pensa Ricky Tognazzi a contraddire in toto il produttore: «L’idea di non fare remake di capolavori come Amici miei è sbagliata in principio. È come pretendere che un’opera di Shakespeare non venga più rappresentata solo perché Shakespeare è morto». La differenza tra drammaturgo e regista, ma anche tra pièce teatrale e film, evidentemente gli sfugge, ma ancora di più gli sfugge quel minimo di delicatezza necessaria a ricordare che Shakespeare è morto da 400 anni, Monicelli invece ci ha lasciato poco più di quattro mesi fa e non propriamente per cause naturali. Ci verrebbero da azzardare valide motivazioni cinematografiche sul suo suicidio, ma preferiamo che il grande Mario riposi in pace.

ARRIVA IL CONTRADDITTORIO. ANZI NO – L’intera puntata di Porta a Porta è un intreccio mal riuscito tra spezzoni del capolavoro di Monicelli e inguardabili sketch del prequel firmato Neri Parenti. Pur di non scendere nei dettagli di Come tutto ebbe inizio, Vespa si concedere digressioni sulla storia di Firenze e sulla fenomenologia dello scherzo nelle varie epoche televisive. Quando squilla il campanello degli ospiti e viene presentata Laura Delli Colli, presidentessa del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI), il desiderio di contraddittorio sembra essersi realizzato. La stroncatura sta per arrivare, il massacro sta per compiersi. Macché. L’ottima Delli Colli esordisce con un culinario “Ci si aspettava una ribollita, magari con del cavolo nero, invece abbiamo trovato dei crostini di fegato con una confezione sontuosa”. In poche parole, dice che il lavoro di De Laurentiis & co. è diverso da quello che ci si aspettava, ma ugualmente un prodotto di qualità, per di più arricchito dalla caratura dei personaggi del cast. Si fatica a raccogliere la mascella a terra dallo stupore. Non finisce qui. La Delli Colli conclude il suo intervento – che fa sorgere leciti dubbi su quali siano le reali motivazioni che le hanno fatto guadagnare la presidenza dell’SNGCI – con un calzante paragone: «Potremmo dire che, in quanto a kolossal italiani, Baarìa sta alla stagione 2009/2010 come Amici miei – Come tutto ebbe inizio sta alla stagione 2010/2011». Onde facilitare il raffronto, ricordiamo qualche recensione degli illustri colleghi della presidentessa Delli Colli: “Cast da cinepanettone e ambientazione senza forza” (Mereghetti, Corriere della Sera), “Pregi pochissimi e difetti tanti, voto 4,5″ (Acerbi, Il Giornale), “Tendenza a volare basso” (Nepoti, Repubblica), “Il nuovo Amici miei si boicotta da solo” (Pezzi, Libero), “Assolutamente sconsigliato” (mymovies.it), “Un film che fallisce il bersaglio in maniera grossolana” (movieplayer.it).

Aurelio De Laurentiis (agi.it)

IL BOTTEGHINO PIANGE – Qualcosa però non quadra: come mai i protagonisti di un’attesissima cinecolomba (dato il periodo) sono in seconda serata su Rai 1 a presentare il proprio film quasi tre settimane dopo l’uscita? La risposta arriva dal box-office: nel primo weekend di uscita (dopo il 16 marzo) gli Amici miei tarocchi hanno incassato poco più di un milione di euro, pur essendo stati distribuiti in quasi 400 sale. E, dopo tre settimane, l’incasso complessivo ha superato a fatica i 3 milioni di euro, con una irrisoria media di 1500 euro di ricavo a sala. Surclassato da Nessuno mi può giudicare, uscito lo stesso giorno e che ha incassato oltre 5 milioni di euro, e battuto nel ricavo medio per sala anche da Amici, amanti e… (2600 euro/sala) e da Sucker Punch (1800 euro/sala). L’effetto-traino sperato non ha funzionato, grazie anche alla sacrosanta campagna web tenuta da diversi siti e pagine Facebook, e De Laurentis ha frettolosamente richiamato all’ordine l’intero cast per provare a smuovere la linea degli incassi, vertiginosamente inchiodata sul fondo del diagramma. A detta del regista, il film è costato attorno ai 15 milioni di euro ed i soli cachet dei protagonisti, al netto delle spese di produzione, hanno sottratto alle casse della Filmauro almeno il doppio, se non il triplo dell’intero incasso della cineciofeca (ecco, questa suona decisamente meglio).

Ci dispiace scomodarlo di nuovo, ma siamo sicuri che, da lassù, un sorriso al grande Mario Monicelli sia venuto spontaneo. Li avrà guardati arrancare dietro alla macchina da presa, strapparsi i capelli di fronte al fiasco annunciato e provare a correre ai ripari, prima azzardando e poi negando improbabili paragoni con il vero Amici Miei. Ma siamo sicuri che, tutto sommato, alla fine il buon Mario li avrà perdonati. Come se fossero Antani.

Francesco Guarino


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